A vantaggio del consumatore, a scapito del cittadino e dello Stato

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A vantaggio del consumatore, a scapito del cittadino e dello Stato

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di Francesco Erspamer*



C'è chi, come me, per principio e come azione politica non ha mai usato Uber, non una sola volta, in quanto megamultinazionale che sfrutta i lavoratori costringendoli a un impiego a cottimo e che indebolisce la classe media eliminando le norme e consuetudini che proteggevano le piccole imprese e gli esercizi a conduzione familiare. In cambio di che cosa? Di prezzi più bassi, almeno per ora, ossia attraverso pratiche che avvantaggiano il consumatore a scapito del cittadino e che mirano alla costituzione di monopoli in grado di condizionare gli Stati. Credo che chi sia capace di resistere alla tentazione di servirsi di Uber sia un antiliberista "naturale".


Poi c'è chi invece usa Uber, per necessità o per pigrizia; ma di nascosto, un po' vergognandosene, in quanto consapevole che la scomparsa dei tassisti, come quella dei commercianti, contribuirà alla disgregazione del tessuto nazionale popolare; per cui pur cedendo alla tentazione è favorevole alla penalizzazione e regolamentazione delle grandi corporation che forniscono servizi a livello globale, catene commerciali incluse. Anche in questo caso si tratta di antiliberismo, sia pure ideologico.


Però chi non solo si serve di Uber (o di Amazon, Ikea, Grom, McDonald's e le altre multinazionali straniere che stanno invadendo il paese) per necessità o pigrizia ma le difende, ne apprezza il modello e lo considera utile per lo sviluppo, dunque dando la priorità alla crescita economica su quella civile, sociale e culturale, bè chi agisca e la pensi in questo modo è un vero liberista e a prescindere dalle sue altre convinzioni è un oggettivo fiancheggiatore del neocapitalismo. Posizione assolutamente legittima, sia chiaro, e che magari i posteri giudicheranno opportuna; ma chi la assume non creda di esentarsi dalle proprie responsabilità con la scusa di un destino inevitabile di privatizzazioni, concentrazioni commerciali e finanziarie, globalizzazione (lo vuole il Mercato!, come un tempo lo voleva Dio): non c'è nessun destino, solo scelte.


*Professore all'Harvard University. Post facebook dell'11 novembre 2017

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