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B. Tajeldine: "In Venezuela la NATO non si arrenderà. L'obiettivo è fare come come con Al Nusra in Siria"

B. Tajeldine: In Venezuela la NATO non si arrenderà. L'obiettivo è fare come come con Al Nusra in Siria
 

Intervista a Basem Tajeldine, analista politico venezuelano, dopo il voto delle regionali di ieri: "E' stato il fallimento totale delle destre"

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di Alessandro Bianchi


Intervista a Basem Tajeldine. Analista politico venezuelano specialista in questioni mediorientali, proveniente dal Partito comunista venezuelano



Quali le prime considerazioni dopo il voto alle elezioni regionali di ieri?


Dopo il voto per l’Assemblea nazionale costituente del 31 luglio scorso si consolida il percorso di dialogo e di pace intrapreso in Venezuela. Vedete, il nostro paese ha una lunga tradizione pacifica, è nella nostra cultura. Chi non è mai stato in Venezuela non può capire quanto tollerante, inclusivo sia il nostro popolo. E si consolida, nonostante tutto quello che la destra sempre più xenofoba ha fatto per aumentare il fascismo, le violenze, le guarimbas, e compromettere la pace. Ma sono stati fuochi isolati che non hanno bruciato il paese.

 
E’ stata più una vittoria del chavismo o una sconfitta delle destre?
 
Entrambe. La destra dopo il 31 luglio è stata sconfitta una seconda volta. E, in particolare, a perdere ieri è il piano criminale di chi ha tentato di prendere le strade e creare le condizioni di una guerra civile per un intervento militare esterno. Erano fuochi isolati, come dicevo, ma con falsi positivi e la propaganda mediatica, per settimane la destra ha lavorato per quest’obiettivo.




 

Dopo la violenza e il terrorismo delle strade, la via elettorale. Il cambio delle destre è stato troppo repentino?

Il fallimento è stato totale. Hanno mentito alla loro base e la loro stessa gente non li ha votati. Hanno mentito, non solo demonizzando il governo ma facendogli credere che per cacciare il governo di Maduro dovessero armarsi nelle strade. E quindi le guarimbas, decine di morti. Ma poi, la maggior parte di loro ha deciso di accettare il percorso elettorale, il Consiglio Nazionale elettorale – quindi indirettamente accettando ex post l’Assemblea Costituente. Insomma hanno totalmente disorientato la loro gente, che si è allontanata. Non puoi dire un giorno ‘in strada ad assassinare i chiavisti’ e il giorno dopo ‘ si alle elezioni, voto, CNE’. Il momento più ridicolo lo hanno toccato quando ieri hanno subito parlato di frodi. Riconoscono le elezioni se vincono, ma brogli se perdono. A questa strategia, a questo stucchevole comportamento non crede più neanche la sua base.  Lo abbiamo visto nello stato di Miranda, egemonizzato da anni dalla destra con Capriles passato al Blocco della Patria. Nessuno nello stato di Miranda è uscito nelle piazze a protestare per la “frode”. Tutti hanno accettato l’esito delle urne.
 

La situazione del paese da un punto di vista economico resta comunque difficile.
 
Si certo, come ha ammesso lo stesso governo ci sono tanti problemi su cui l’Assemblea Nazionale costituente sta lavorando:  corruzione, inefficacia di alcune istituzioni dello Stato, economia che dipende dalla rendita petrolifera, la crisi. Ma qui dobbiamo essere chiari, la crisi è un conto, la crisi umanitaria di cui parla la stampa mainstream è un’altra. Chi lo dice si presta all’esercizio più patetico e maldestro di questa guerra mediatica. E poi, scusate, perché con la crisi umanitaria, la dittatura e tutto quello che si legge, perché il popolo ha scelto di difendere la rivoluzione con la Costituente, e ieri con queste elezioni regionali? Dopo 23 elezioni in 18 anni si contraddicono i media internazionali, la destra, l'Unione Europea da soli quando parlano di regime.


A proposito di Europa, come percepite in Venezuela il comportamento dell’Unione Europea?
 
Sull’Unione Europea c’è poco da dire hanno scelto di essere la sponda della destra xenofoba e fascista che ha lavorato per l’invasione militare degli Stati Uniti. Non lo dico io, lo ha ammesso uno dei leader della destra, intervenendo a Miami ad un evento in un’università. Ha ammesso in quell’occasione come la destra stesse lavorando per il caos e la destabilizzazione per creare le condizioni di un intervento esterno. Si tratta di una destra criminale, anti patriottica, con nessun buon proposito per le sorti del Venezuela.
 

Le destre venezuelane non riconoscono le sconfitte, ma le vittorie si, dicevamo. E hanno preso tutte le regioni al confine con la Colombia. Come utilizzeranno questo potere? Teme nello specifico un referendum autonomista sulla scia di Catalogna e Kurdistan?
 
Si consolida la rivoluzione. La destra è sconfitta, però ha vinto in alcuni stati e soprattutto come sottolinei si è consolidata  al confine con la Colombia. Il progetto di indipendenza nella cosiddetta Mezza Luna è un progetto storico, alimentato e fomentato da una Colombia che nell’ultimo periodo si è mostrata senza pudore nell’ingerenza contro il Venezuela. Al confine dobbiamo attenderci una situazione complicata. Parliamo di una regione che soffre del paramiliatarismo, della guerra economica e dei linciaggi contro i funzionari del chavismo da parte dei narcos e di settori di paramilitari.
L’indipendentismo, ripeto, è un progetto storico della borghesia colombiana che ha in mente di prendere queste terre della Tachira, del Surie. Ma è solo una parte del problema, l’altro si chiama NATO. 
Il Piano Balboa ideato dalla Spagna ha come referenti proprio gruppi separatisti e prende a modello quello che è stato fatto in Siria con Al -Nusra o in Iraq con i curdi.  In Venezuela, il separatismo non ha presa nella popolazione ed è giustificato economicamente con i proventi del petrolio che potrebbero essere utilizzati solo per i cittadini della regione.
Il Piano Balboa della NATO e l’interventismo della Colombia sono un rischio da non sottovalutare. Anche perché gli Stati Uniti continueranno la loro ingerenza e azione di destabilizzazione contro il Venezuela. Noi abbiamo stretto recentemente alleanze ancora più solide con Russia e Cina, potenze economiche e militari di scala mondiale. Loro non si arrenderanno, ma neanche noi lo faremo.
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