/ Così in Argentina si è installata una dittatura mafiosa

Così in Argentina si è installata una dittatura mafiosa

 Così in Argentina si è installata una dittatura mafiosa
 

Prof. Jorge Beinstein (docente dell'Università di Buenos Aires): "L'avventura macrista non si appoggia su un mito globale sufficientemente credibile, e neppure promette prosperità e libertà. La sua ascesa ricompone l'odio classista con esplosioni di razzismo e accanimento conservatore, mentre i suoi referenti globali-occidentali, gli Stati Uniti e L'Unione Europea mostrano quotidianamente il loro declino economico e il deterioramento istituzionale."

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di Jorge Beinstein*
da alainet.org


Traduzione di Marx21.it


Mancano solo alcuni piccoli aggiustamenti perché il motore della dittatura funzioni a pieno ritmo. Una ridotta cricca mafiosa alla cui guida si trova Mauricio Macri, dispone dell'insieme del potere politico a cui si sommano i poteri mediatico ed economico.


Rimangono pochi residui facilmente controllabili che possono sopravvivere e che, con la loro esistenza, servono a far si che il super potere possa dimostrare l'esistenza del pluralismo. Alcuni deputati e senatori esporranno le loro figure di oppositori, sebbene entrambe le camere siano già sotto controllo sui temi fondamentali e lo saranno ancora per molto tempo. Sebbene ci sia ancora qualche giudice relativamente indipendente, viene messo ai margini ed è altamente vulnerabile davanti alle reprimende del potere.


Siamo in grado di individuare una sorta di “prima fase” della tragedia in cui la manipolazione mediatico-giudiziaria occupa ancora il centro della scena, ed è stata quella che ha dato impulso a un'originale forma di golpe bianco nel 2015 che ha permesso l'ascesa della mafia sotto una veste democratica, schiacciando dirigenti sindacali e politici di opposizione e di governo e coinvolgendo un ampio spettro sociale il cui nucleo duro neofascista è stato mantenuto in stato permanente di eccitazione reazionaria.


Ma questa fase, con i suoi giornalisti mercenari e le facce sorridenti del presidente e dei suoi ministri perderà di efficacia in futuro nella misura in cui il processo di concentrazione del reddito avanzerà un po' di più e i saccheggi sulle tariffe ed altro risultino insopportabili per le grandi masse. Ecco perché, prima che tale fase giunga a compimento va spuntando una seconda fase con i gendarmi trasformati in polizia militare e la frode elettorale (voto elettronico manipolato). Tra non molto tempo assisteremo allo spiegamento totale mediatico, repressivo, istituzionale del nuovo regime destinato agli argentini, nel cui ricordo incontriamo una serie sinistra di dittature militare e di dispotismi mafiosi.


Per capire ciò che sta succedendo dobbiamo prima osservare la mutazione (la degradazione profonda) della nostra élite dirigente trasformata il lumpen-borghesia. Non si tratta di un fenomeno recente, locale e inaspettato. E' ciò che si sta sviluppando in maniera evidente dal tempo dell'ultima dittatura militare, quando i Macri, ad esempio (e non solo loro), hanno realizzato un enorme passo in avanti nei loro affari e si sono trasformati in un clan membro del ridotto club dei super-ricchi. La loro avanzata è continuata nella post dittatura, approfittando dei limiti, delle debolezze e della corruzione di una democrazia funzionale ai loro interessi.


In secondo luogo, è necessario constatare che non ci troviamo di fronte ad un evento raro nel panorama globale ma della manifestazione argentina, sottosviluppata, del processo di finanziarizzazione generalizzata del sistema mondiale, forma dominante in uno spazio in cui pullulano politici e tecnocrati corrotti ed elitisti, militari e mercenari nichilisti e altri protagonisti di una civiltà decadente.


Menem aveva rappresentato l'adattamento dell'Argentina alla vittoria degli Stati Uniti contro l'URSS, che allora emergeva come la superpotenza che prometteva il dominio totale e prolungato del pianeta e il cui discorso neoliberista avrebbe assicurato prosperità per tutti grazie al libero mercato. Come ben sappiamo, era solo un'illusione che poco tempo dopo ha dimostrato la sua falsità, mentre l'emergere di Cina e Russia segnalavano l'irruzione della multipolarità e in America Latina quelli che non si erano piegati all'Impero sopravvivevano (come Cuba) e generavano un ciclo progressista. La scommessa di Menem si rivelava infame ma esprimeva un certo realismo opportunista certamente molto primitivo.


Ma come nel caso del “menemismo” esibisce l'estrema fragilità della sua traiettoria economica, il festival del debito pubblico, l'aggravamento del deficit commerciale e la riduzione del mercato interno (colpito da aggiustamenti, da sovrapprezzi interni, licenziamenti e ritardi salariali) indicano la strada verso una sicura crisi molto più devastante di quella del 2001.


Ma la cosa peggiore che potremmo fare sarebbe cadere nel riduzionismo economico e credere che il disastro finanziario futuro segnerà la fine della dittatura. I suoi capi, negli ultimi due anni, senza smettere di fare buoni affari hanno gestito le cose dando priorità ai loro obiettivi politici e, nonostante qualche sporadica incomprensione, sono avanzati passo dopo passo verso l'instaurazione del regime dittatoriale. Ora, assicuratisi il controllo completo dello Stato, premeranno sull'acceleratore economico, introdurranno diverse forme di super sfruttamento del lavoro, si lanceranno in saccheggi e aggiustamenti, dispiegando, in concorso con i loro apparati mediatico e giudiziario, una densa struttura repressiva cercando in questo modo di schiacciare le proteste in corso e potenziali rivolte quando la crisi economica farà sentire i suoi effetti.

E' evidente che la crisi economica e sociale colpirà anche la mafia, la destabilizzerà, e che le basi popolari saranno spinte verso la protesta su larga scala (compresi i ceti medi e bassi attualmente drogati dal “ciuccio elettronico”), e ciò le porrà faccia a faccia. Ma con queste riflessioni già stiamo  entrando nel mondo degli scenari futuri possibili, che dobbiamo prepararci fin da ora ad affrontare.  E quello che stanno facendo Macri e la sua banda, che sanno che il loro successo si appoggia sul degrado integrale della società argentina, sulla sua frammentazione economica estrema associata all'estinzione delle identità popolari solidali, al predominio della stupidità mediatica, al processo di abbrutimento che bloccherebbe ogni possibilità di insubordinazione di massa. Ricordiamo che il nonno di Macri, Giorgio Macri, era un noto mafioso calabrese beneficiario e collaboratore del regime di Benito Mussolini, che, finita male la sua carriera italiana alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dovette emigrare, disgraziatamente in Argentina. A suo nipote (se il popolo argentino lo decide) potrebbe capitare un destino simile...o anche peggiore.

* Economista argentino, docente dell'Università di Buenos Aires

jorgebeinstein@gmail.com

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