Venezuela, giornalisti italiani fermati: Dolar Today non entra in carcere

A nessuno verrebbe in mente di considerare i controlli, anche quelli più accurati e occhiuti, come “una violazione della libertà di stampa”

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Venezuela, giornalisti italiani fermati: Dolar Today non entra in carcere

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di Geraldina Colotti*

Provate a entrare in un carcere italiano senza autorizzazione del Ministero di Giustizia. In caso riusciate a ottenerla, dovrete lasciare in custodia tutti gli oggetti non consentiti (praticamente potrete portare solo i vestiti, dopo essere stati accuratamente perquisiti...). Se siete giornalisti, avrete bisogno di un permesso specifico, soprattutto per far entrare apparecchi fotografici e microfoni. 

A nessuno verrebbe in mente di considerare i controlli, anche quelli più accurati e occhiuti, come “una violazione della libertà di stampa”. Ma, evidentemente, questo non vale per il Venezuela bolivariano. Farnesina e Federazione nazionale della stampa (Fnsi) hanno ripreso i titoli dei giornali venezuelani di opposizione per il fermo di due italiani – collaboratori de Il Giornale e de Il Fatto – e di un reporter grafico del sito Dolar Today... Tentavano – si apprende – di entrare nel carcere di Tocoron, nello Stato Aragua.

Secondo il sito di opposizione El Nacional che riprende il comunicato dell'Unione Nazionale dei Lavoratori della Stampa (Sntp), cercavano di portare all'interno gli oggetti che vedete nella foto diffusa in twitter da Sntp: una bottiglia di vino, un coltello, macchine fotografiche, vari cellulari ultimo modello... 

“ALERTA! Dictadura de Maduro secuestra a reportero gráfico Jesús Medina y 2 corresponsales europeos”, titola il sito Dolar Today. 
Per chi non lo sapesse, Dolar Today è il sito che intossica l'economia venezuelana con le tariffe del dollaro parallelo, quello del mercato nero, illegale in un paese la cui moneta ufficiale è il bolivar. E' probabilmente basato a Miami, dove hanno trovato asilo stragisti, golpisti e truffatori, senza che nessuno strepiti perché vengano rispediti in patria, a Cuba o in Venezuela... 

Contemporaneamente, i media italiani danno spazio al convegno che si è tenuto a Pistoia con il titolo “Democrazia e diritti in Sudamerica: il dramma del Venezuela”. 
Il gioco è sempre il medesimo. Ogni volta che il socialismo bolivariano riesce a uscire dall'angolo e rilancia, piazzando qualche mossa, parte la grancassa mediatica. L'Assemblea nazionale costituente riesce a disinnescare la violenza? Ci vuole una bordata. Rajoy in Spagna reprime i manifestanti pro-referendum in Catalogna? “Noi stiamo con la Spagna”, dichiara Casini dicendosi preoccupato per la democrazia... in Venezuela, dove il chavismo si avvia a celebrare la 22ma elezione in 18 anni, quella per i governatori.

In ballo c'è il potere del dollaro e la mossa di Maduro per contrastare il blocco economico-finanziario imposto da Trump e suoi alleati: immettendo altre monete forti nel mercato. L'intervista a Maduro, realizzata a Mosca dal giornalista Ryan Chilcote e pubblicata sul Correo del Orinoco di oggi (domenica 8 ottobre) dà conto della portata dei problemi. Maduro ha risposto alle domande a margine del VI Vertice mondiale dell'energia (Ponencia petroleo y geopolitica: causas y consecuencias), che si è svolto in Russia il 4 ottobre alla presenza dei capi di Stato dei paesi petroliferi e di molti imprenditori del settore.

E per chi volesse vedere da vicino che tipo di "democrazia" propongono le destre venezuelane, si può utilizzare una fonte diretta: una delle loro, la giornalista Patricia Poleo, antichavista doc, che trasmette da Miami. Su You Tube (Patricia Poleo arremete contra su amigo Carlos Ocariz) la si vede inveire - per una volta a ragione - contro il candidato delle destre alla governazione di Miranda, Carlos Ocariz. Qualcuno, infatti, ha captato e diffuso una conversazione su Whatsapp in cui Ocariz si prodiga in considerazioni razziste contro i colombiani residenti in Venezuela e contro gli operai e i "negri che puzzano" e che ha dovuto sopportare durante uno dei suoi comizi in cui dovuto andare a caccia di voti nei quartieri popolari. "Non voterei mai per uno come lui", dice la sua ex amica.

*Pubblichiamo su gentile concessione dell'autrice

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