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Il faraone Tutankhamon antenato dell'“eroe di Majdan” Gavriljuk: i golpisti d'Ucraina riscrivono la storia

Il faraone Tutankhamon antenato dell'“eroe di Majdan” Gavriljuk: i golpisti d'Ucraina riscrivono la storia
 
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di Fabrizio Poggi*



Cajkovskij e Genghis Khan, Miklukho-Maklaj e Buddha, Gioconda e fratelli Klickò, Costituzione di Pylyp Orlik e scoperta del Canada, Ilja Muromets e invenzione di sommergibili, elicotteri e raggi X. Non c’è campo del genio umano universale di ogni epoca e mito, che non abbia avuto centro e origine da qualche parte di quella che solo da una manciata di decenni è dato conoscere come l’odierna Ucraina. Eppure, Ministeri della Difesa e della Cultura, storici e giuristi, Petro Juscenko e Aleksandr Zinukhov, svelano al mondo a ritmi industriali la “ucrainicità” dell’intero genere umano, tanto che, ci assicurano, già gli antichi filosofi greci disquisivano in lingua ucraina e addirittura Diogene avrebbe consigliato di usarla quale lingua statale.
 

Andando a ritroso nel tempo di qualche miliardo di anni, si verrà a sapere che l’energia e la materia dell’universo, prima del big bang e del caos cosmico, erano effettivamente compresse in un punto infinitamente piccolo della galassia: l’Ucraina.
 

Per ora, fermandoci ad appena tre o quattromila di anni fa, ci si limita a constatare che il faraone della XVIII dinastia Nebkheperura Tutankhamon è diretto antenato, attraverso il seicentesco ataman Severin Nalivajko, del cosacco “eroe di majdan” Mikhail Gavriljuk. La sensazionale scoperta – con tanto di immagine esplicativa – degli studiosi ucraini, è stata annunciata dal primo canale della Radio di stato.
 

Le cronache informano che Gavriljuk, oggi deputato della Rada – il minimo, per un discendente di cotanta schiatta egizia – si sarebbe distinto per la creazione di un battaglione di volontari cosacchi della Guardia nazionale e sarebbe poi entrato a far parte del reparto di pattugliamento della milizia speciale “Porta d’Oro”.
 

Sempre Gavriljuk, lo scorso febbraio, parlado a gordonua.com, aveva proposto di munire di “mitragliatore i deputati e mettere al muro tutti traditori che si siano macchiati di commerci illeciti con le forze di occupazione nel Donbass”: questo, in risposta a quanti contravvenissero al blocco economico, energetico e finanziario decretato a dicembre 2016 dalla junta golpista e attuato dai battaglioni neonazisti. E’ lo stesso Gavriljuk che, nel luglio 2015, aveva definito una “piaga sinistra” la prevista parata gay a Kiev; una manifestazione che, comunque, non avrebbe “riscosso successo”, dal momento che “proviene da satana” ed è organizzata da “persone che bisogna curare, rinchiudere, in modo che non si spanda questa piaga sinistra”. In ogni caso, aveva detto, metà dei deputati della Rada, “a giudicare da come votano, da quali leggi adottino, si può immediatamente capire chi sia chi” e a quale orientamento sessuale si ispiri.



 

E’ probabile che una parte dei deputati della Rada si trovi presto ad aver davvero bisogno di un’arma, in vista di fermenti di concorrenza “presidenziale”. Il rientro in Ucraina dell’ex governatore di Odessa, ex presidente georgiano Mikhail-ricercato-in-patria-Saakašvili, ha messo quantomeno in ridicolo i servizi di frontiera del paese. Privato della cittadinanza ucraina da Petro Porošenko in persona, lo scorso 26 luglio, per falsificazione di documenti, mentre era in viaggio negli Stati Uniti.
 

Dopo aver vagato per diverse settimane tra le frontiere polacca e lituana, ha varcato ieri senza difficoltà, alla garibaldina, come riportano le cronache, il confine polacco-ucraino a Šegin, e si è poi diretto a L’vov, accolto dai suoi sostenitori ma, soprattutto, accompagnato da quella rivale in affari di Porošenko che è la martire del gas Julija Timosenko. La quale, sicuramente più della macchietta georgiana, è in grado di rappresentare una seria minaccia per la stabilità del primo golpista d’Ucraina. In ogni caso, che sia la “bionda atomica” o il truffatore di Tbilisi a far traballare la poltrona presidenziale, si può star sicuri che gli storici di regime troveranno presto un’ascendenza sublime per rivendicare i “destini europeisti” dei nuovi eredi di majdan.
 

Se da almeno due anni si danno in ascesa le quotazioni della Timošenko, senza che questo abbia sinora particolarmente impensierito Petro, è però negli ultimi tempi che da oltreoceano sembra non si punti più precipuamente sul presidente: gli avversari prendono forza.



*Articolo esce in contemporanea tra Contropiano e Antidiplomatico

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