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Intervista a Lucio Manisco, una vita in trincea contro la disinformazione. "Voterò Potere al Popolo"

Intervista a Lucio Manisco, una vita in trincea contro la disinformazione. Voterò Potere al Popolo
 
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“… e da New York imperversa contro Washington un grandioso Lucio Manisco”. È una frase trovata su un giornale che descrive gli anni eroici del TG3, quando l’informazione era Informazione e i giornalisti non erano i passaveline di oggi. Anni passati, ma Lucio Manisco è ancora in trincea contro la disinformazione. Ad esempio, accompagnando la delegazione di Potere al Popolo andata a protestare a viale Mazzini contro il davvero scandaloso trattamento che la RAI sta riservando a questa lista. O denunciando dal suo blog l’incredibile silenzio che ammanta quella che si prefigura come una imminente guerra globale.

Lo abbiamo intervistato per l'AntiDiplomatico.

 


 

Tempo di elezioni: tu quale lista voti?
 

Voto Potere al popolo non certo per un rassegnato faute de mieux (in mancanza di meglio, ndr) ma perché, da un anno a questa parte, ho constatato una rinascita di Rifondazione tradottasi, grazie ad una nuova e più giovane direzione, nella fine della corsa alle poltrone, in comizi finalmente affollati e in un radicamento sul territorio (chiedo venia per questo termine vetusto e consunto) che ha garantito la raccolta delle migliaia di firme necessarie per presentarsi alle elezioni. E voto Potere al Popolo perché il marxismo resta un formidabile strumento per analizzare e trasformare la società.

 

Parliamo della guerra, sempre presente nel tuo blog. Perché, secondo te, in Italia, questo tema è sostanzialmente scomparso dall’agenda di buona parte della sinistra antagonista?
 

Intanto, perché non comprende fino in fondo che tematiche come la guerra, le aggressioni del grande impero contro alcuni paesi, sono strettamente connesse alla crisi che sta vivendo l’economia capitalistica; argomento, anche questo, spesso affrontato con retorica e superficialità. Poi ci sono gli effetti della sistematica disinformazione operata dai mass media nazionali. Che hanno contagiato anche giornali come Il Manifesto: "quotidiano comunista" ma, da anni, diventato un giornale non di opinione, ma di opinioni, alcune interessanti ma raramente condivisibili.

Comunque, finalmente, qualcosa comincia a muoversi. E tra qualche mese, così come ho saputo (resto pur sempre un giornalista che ama scovare le notizie) Potere al Popolo dovrebbe tenere una grande manifestazione contro la guerra, contro gli Stranamore del Pentagono, contro il silenzio e l'ignavia dei nostri governanti nei confronti degli Stati Uniti d'America. Una iniziativa assolutamente indispensabile perché oggi la minaccia di una guerra nucleare a scala planetaria è all’ordine del giorno.


 

Il Doomsday, il "Giorno del giudizio" come si intitola il tuo ultimo articolo

Si, e non soltanto per colpa di un sistema capitalista che non trova un'altra strada per uscire dalla crisi, ma anche di un presidente degli Stati Uniti instabile e megalomanico. Che ha annunciato uno stanziamento aggiuntivo di un miliardo e 200 milioni di dollari per la produzione di armi termonuclari "tattiche", potenti come e più di quelle nell'arsenale USA ma a radioattività regolabile. Si tratta essenzialmente delle B 61-12 che, tra l'altro, sostituiranno, nelle basi di Ghedi e di Aviano, le B 61 2 e 4. Il nostro paese, che ha più ordigni nucleari americani di qualsiasi altro paese europeo, diventerà così un bersaglio primario in un conflitto globale che coinvolgerà Russia e Repubblica popolare cinese.

E il silenzio omertoso della stampa italiana continua, anche se qualcosa sta cominciando ad incrinarsi. Proprio in questi giorni, ad esempio, due quotidiani nazionali, sia pure in termini approssimativi ed incompleti, hanno dato notizia delle conseguenze, sul nostro Paese, della nuova strategia mirata a distruggere con un first strike convenzionale e nucleare la Corea del Nord. Ma per far svegliare la gente su quello che si sta prospettando ci vuole ben più di due articoli. Ad esempio, su Internet, una capillare, martellante, campagna di informazione. E, soprattutto, riempire le piazze.

 

Francesco Santoianni 

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