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Parliamo del patriarcato

Parliamo del patriarcato
 
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di Ilka Oliva Corado - Crónicas de una Inquilina
 

Il patriarcato dovrebbe essere un argomento di conversazione, come quando parliamo di calcio, musica, letteratura, arte, cinema...

 

Si dovrebbe parlare del patriarcato e delle sue conseguenze, a scuola, all’università, durante gli incontri sociali, ovunque e in ogni momento.

 

Perché? Perché è il nostro nemico da sconfiggere, e non si tratta di una tematica che coinvolge solo le femministe, non devi essere femminista per parlare di patriarcato; il patriarcato ci danneggia tutti, può colpire qualcuno più di altri, perché un uomo non lo uccidono per il suo genere, le donne sì. 

 

Un uomo che ha delle amanti è un galletto, macho, un don Giovanni applaudito, una donna se ha degli amanti è una puttana messa all’indice, disprezzata dalla società. 


Anche se, tanti galletti che la disprezzano vorrebbero andarci a letto, così come tante sante donne che la trovano riprovevole vorrebbero essere come lei. Ma questa è un’altra storia. 

 

Il nemico da battere è il patriarcato, che ha enormi tentacoli come la corruzione e l'impunità; è così potente da essersi installato nella nostra società come qualcosa di naturale e culturale, non importa quale sia il paese. 

 

Qualcosa di naturale come un abito, come la sequenza di movimenti mentre si cammina o il chiudere gli occhi per dormire, il patriarcato si apprende, nessuno nasce misogino, sessista od omofobo; è così potente che il più delle volte non ci rendiamo conto che stiamo seguendo schemi che ci limitano, stereotipano e violentano. 

 

Del patriarcato non si deve parlare solo in occasione delle marce di Ni Una Menos, o durante i funerali delle vittime di femminicidio; comincia con il linguaggio, continua con i gesti e termina con le azioni che hanno conseguenze estreme nel femminicidio e nei transcidio. Il patriarcato è una struttura radicata nel sistema, la violenza di genere non la promuove il reggaeton, ma il sistema che impone alla bambina di vestirsi di rosa e al bambino di non indossare gonne. Il ragazzino deve andare in un bar a sverginarsi e la bambina deve attendere il matrimonio. Che cosa significa sverginarsi in un bar? Per caso non vuol dire accrescere il business milionario del traffico di bambine, adolescenti e donne a scopo di sfruttamento sessuale? Non vuol dire insegnare ai ragazzini ad utilizzare le donne come un oggetto? Disumanizzare questo ragazzino? Non costituisce violenza nei confronti di queste ragazzine, adolescenti e donne?

 

La violenza di genere e il patriarcato li promuove la scuola, quando non ammette i bambini con i capelli lunghi e le bambine con capelli colorati o vestite da uomo. Cosa vuol dire vestirsi da bambina o bambino? Su cosa è basata questa idea, chi siamo per decidere come deve vestirsi e comportarsi ogni genere? Se una persona sente di non appartenere ad alcun genere, come la trattiamo? Quella stessa scuola che se vede due ragazzini o ragazzine che si baciano, li spedisce in terapia per raddrizzarsi in quanto cattivo esempio.  

 

Esistono davvero le persone eterosessuali? Che cos’è l’eterosessualità? La maggior parte delle molestie in strada, pestaggi e femminicidi li commettono uomini eterosessuali contro donne, omosessuali e transessuali. Cosa dice la società patriarcale su questo? «Se l’è cercata quella puttana, se l’è cercata quel frocio». Cos’altro dice? E il sistema giudiziario che dice?

 

Cosa succede a questi ragazzi che si sentono ragazze? Li escludiamo, insultiamo e disprezziamo fino al suicidio? Fino a quando non diventino adulti frustrati, infelici in un mondo di ipocriti? Di ipocriti eterosessuali, questo sì. 

 

La violenza di genere e il patriarcato li promuove il sistema carente di leggi che assicurino un aborto legale e sicuro. Un sistema di educazione, salute e giustizia privo di visione di genere. Il sistema che afferma: una donna non ha le stesse capacità intellettuali per sviluppare lo stesso lavoro di un uomo e di conseguenza il suo salario deve essere inferiore. Il sistema dice che una donna anche se possiede le stesse capacità di un uomo, deve ricevere un salario inferiore. 

 

Questo orientamento del patriarcato che rappresenta una carenza nei diritti del lavoro e umani, viene rafforzato da chi trae benefici dall’ingiustizia e in questo ambito troviamo sia uomini che donne. purtroppo. 

 

Sante donne che sono contro l’aborto, per esempio. Santi uomini omofobi che sono contro i matrimoni gay, per esempio. Una società che rafforza le azioni inumane di un sistema di governo patriarcale, machista, misogino e femminicida. 

 

Il patriarcato è ovunque, nella letteratura, l’arte, alla fermata del bus, nelle aule di scuola, nel linguaggio dei docenti, nello sport (nelle vallette seminude, che consegnano medaglie e riconoscimenti ai vigorosi atleti) nelle mani del medico, nelle promesse di esclusione di un candidato alla presidenza. Sta nel letto, nel sesso. 

 

Cosa ci frena nel parlare del patriarcato e delle sue conseguenze? La nostra doppia morale? La paura di perdere la virilità, nel caso dei maschi alfa? La paura del ridicolo?

 

Parliamo di patriarcato, misoginia, femminicidio, transicidio, parliamo di omosessualità, parliamo di diritti, di giustizia. Parliamo della perdita di privilegi, e parliamo dell’integrazione in una società che rispetti le differenze e la diversità. Ma non parliamo solamente, agiamo, le parole le porta via il vento, è nostro dovere strappare le radici del patriarcato e sradicarlo. 

 

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)  



 
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