Vladimiro Giacché: "Angela Merkel paga per il populismo che ha alimentato"

"E' il momento di iniziare ad avere uno sguardo un po' più sobrio e disincantato su questa Unione Europea dalle regole così asimmetriche e caratterizzata da processi di decisione così poco democratici e trasparenti."

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Vladimiro Giacché: "Angela Merkel paga per il populismo che ha alimentato"

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Sul futuro della Germania abbiamo pubblicato ieri questa analisi approfondita di Federico Nero che vi invitiamo a leggere.

Nell'articolo si sottolineava in particolare:



 

Il prossimo governo tedesco sarà fragile e di breve durata, quello successivo sarà rigido e per niente disposto a riformare l’Eurozona in senso solidale. Chissà, forse il 2018 sarà l’anno in cui alla fragilità delle elezioni italiane si aggiungerà quella delle elezioni anticipate della non più stabile Germania. Elezioni, chissà, senza Angela Merkel.

Ogni giorno che passa il futuro dell’Eurozona e dell’Unione europea diventa sempre più instabile.


Leggi: E ora in Germania (e nell'Unione Europea) che succede?



Sulla questione tedesca, molto interessante oggi è un'intervista dell'economista e esperto delle vicende interne della Germania, Vladimiro Giacché su il Sussidiario. Giacché dichiara: "Gramsci diceva che "il demagogo è la prima vittima della sua demagogia". Il populismo che la Cdu ha colpevolmente alimentato in questi anni, continuando a sostenere che l'Europa era un peso di cui si sobbarcavano l'onere i contribuenti tedeschi, pagando per le "cicale" del sud Europa, si è ritorto contro chi lo ha alimentato."

Angela Merkel, secondo Giacché, non ha affrontato correttamente i problemi della zona euro e ha preferito alimentare l'idea che la causa dei problemi fossero gli altri e non la deflazione salariale e le politiche mercantiliste aggressive del suo paese. E poi la conclusione di Giacché offre un interessante parallelo con l'Italia: "Abbiamo appena perso l'Ema in un sorteggio. E' uno smacco politico gravissimo. Innanzitutto dovremmo chiederci perché noi, paese con il terzo Pil europeo, abbiamo preso gli stessi punti di un paese come l'Olanda. La risposta può risiedere solo nella nostra debolezza politica. Che — possiamo ben dirlo in un momento in cui il Paese egemone forse è costretto a tornare a votare per la seconda volta in pochi mesi — non ha nulla a che fare con la nostra presunta instabilità politica, e molto, invece, con la nostra subalternità politica nel consesso europeo. Dovremmo tutelare in modo ben diverso i nostri interessi. E cominciare a chiederci se l'evidente disfunzionalità delle regole europee sia frutto del caso o no, e se comunque non si debba preferire all'ideologia europeista uno sguardo un po' più sobrio e disincantato su questa Unione Europea dalle regole così asimmetriche e caratterizzata da processi di decisione così poco democratici e trasparenti."

Qui per leggere tutta l'intervista di Giacche' a firma Federico Ferraù

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