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L'AD intervista Yanis Varoufakis: "Tsipras esegue quello che ordina la Troika"

L'AD intervista Yanis Varoufakis: Tsipras esegue quello che ordina la Troika
 

L'AntiDiplomatico torna ad intervistare l'ex ministro delle finanze ellenico: "E' la Troika che legifera e il governo greco esegue. Sono in profondo disaccordo con praticamente quasi tutti gli atti legislativi che hanno attuato"

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di Alessandro Bianchi e Cesare Sacchetti

Sui giornali e sui media di questo nostro mondo che si crede libero e democratico è calato il sipario dell'informazione sulla Grecia. Non si parla più del dramma umanitario in corso nel paese, topo da laboratorio della Troika per tutta l'Europa del sud. Eppure i dati sono sempre più drammatici e al governo c'è chi ha tradito tutti gli impegni assunti con la popolazione dal 2011 ad oggi.
L'AntiDiplomatico ha intervistato l'ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, colui che, nel primo governo Tsipras, divenne il simbolo del duro negoziato contro la Troika e colui che non si piegò mai ad un nuovo Memorandum, fino alla decisione ultima di dimettersi quando Alexis Tsipras, svilendo il senso di un grande referendum popolare, decise per la resa. Syriza, il partito che dal 2011 aveva incarnato la volontà di cambiamento contro l'occupazione di Berlino, Bruxelles e Francoforte, ha dunque fallito ed è ormai un nuovo strumento della Troika ad Atene, come ci ricorda chiaramente anche Varoufakis. 


L'intervista a Yanis Varoufakis per l'AntiDiplomatico

Sono passati cinque mesi dall'ultima elezione di Syriza. Qual è la sua opinione sulle politiche intraprese dal governo di Tsipras?
 
A questo governo non è permesso di avere una sua politica. Il Memorandum firmato con la Troika è stato votato in Parlamento lo scorso aogsto ed è molto esplicito su questo: le autorità greche si sono impegnate a discutere ogni atto legislativo con le “istituzioni” prima di poterle varare dall'organo sovrano del paese. In altre parole, è la Troika  che legifera e il governo greco esegue. Mentre non ho alcun dubbio sui miei ex colleghi, che sono ancora al governo, sono in profondo disaccorsdo con praticamente quasi tutti gli atti legislativi che hanno attuato. Ma, ripeto, si sono impegnati a varare queste politiche ad agosto.
 
 
La Grecia ha, ad esempio, approvato un piano per riformare il sistema pensionistico con tagli che vanno dal 15 al 30% per i benefici acquisiti. Non c'è, dunque, alternativa all'austerità in Grecia? 
 
Naturalmente che c'è. Ma per attuare quest'alternativa, il governo deve scontrarsi con la Troika. Quello che è successo è che la notte del referendum del 5 luglio, il nostro governo ha deciso di capitolare per sempre con le "istituzioni". Prendiamo a riferimento proprio il caso delle pensioni a cui fate riferimento. Una volta che il governo ha concordato con la Troika di ottenere un imediato taglio alla spesa dell'1,5% del Pil, due erano le opzioni possibili.
La prima opzione era quella di aumentare sostanzialmente i contributi dei datori di lavoro ai lavoratori. Ma data l'impossibilità dei datori di lavoro di pagare i maggiori costi non salariali, senza ridurre ulteriormente l'occupazione, e la retribuzione terribilmente bassa dei dipendenti, questa mossa si sarebbe rivelata disastrosa per il mercato del lavoro, i redditi e l'attività economica.
La seconda opzione era quella di tagliare le pensioni. (Nb. Il primo grande taglio è dal 2010 e da allora l'hanno tagliata 12 volte). In un paese dove una famiglia su due sopravvive sulla misera pensione di un nonno o una nonna, questo taglio selvaggio ridurrà immediatamente la domanda aggregata, aumenterà la disoccupazione, spingendo in alto la povertà. 

 
J. Stiglitz ha recentemente scritto che il “grande malessere” dell'economia globale proseguirà nel 2016. Siamo destinati in occidente a vivere in una stagnazione eterna?
 
Se i poteri continuano a non fare nulla per mobilitare il risparmio minimo e trasformarlo in investimenti produttivi, sì, la 'stagnazione secolare' (come la chiama Larry Summers) sarà inevitabile. Dobbiamo ricordare che l'economia globale è in un vicolo cieco. Abbiamo il più alto livello mai raggiunto del risparmio e, allo stesso tempo, il più alto livello di debito. Il problema 'Twin Peaks', come lo chiamo io. Una montagna di debiti e una montagna di risparmio, che agiscono come due facce della stessa medaglia: è la crisi permanente del capitalismo globale nata nel 2008 e che i nostri sistemi politici non riescono a contrastare. Ora che la bolla della Cina sta scoppiando, questo modello sarà solo più radicato. L'unico modo in cui il circolo potrà essere interrotto è con un investimento enorme che azioni il risparmi inattivo e produca i redditi in grado di estinguere i crediti inesigibili. E' attraverso un New Deal globale o, quello che temo molto, dai poteri distruttivi di qualche guerra orrenda.

 
L'Italia sta affrontando in questi giorni una crisi bancaria in questi giorni con la finanza speculativa concentrata soprattutto contro Monte dei Paschi e Carige. Quanta responsabiltà attribuisce alla nota direttiva BRRD dell'Unione Europea, che ha modificato la legislazione sul bail in?
 
Le banche europee sono praticamente fallite nel 2008. Da allora le hanno ripetutamente salvate, ma restando nei fatti insolventi. A partire con Cipro nel 2013, l'Eurogruppo ha approvato un piano che Jeroen Dijsselbloem, il suo Presidente,  ha definito il 'modello' da utilizzare per affrontare le crisi delle banche: le banche domiciliate in paesi in surplus continueranno ad essere salvate dai loro contribuenti; ma le banche domiciliate in paesi fiscalmente in crisi saranno soggette a bail in. Il problema con questa asimmetria è che un euro in una banca italiana o greca non avrà mai più lo stesso valore che un euro in un istituto finanziario olandese o tedesco. La frammentazione della zona euro continuerà così per sempre.

 
“La Cina era pronta a supportare la Grecia ma Berlino ha ucciso il piano”, lei ha dichiarato recentemente. E' questa una delle ragioni per cui ha deciso di lasciare il governo dopo la grande vittoria del popolo greco nel referendum contro l'austerità? 
 
No. Il fatto che Berlino abbia ucciso un ottimo accordo della Grecia fatto con la Cina spiega molto di Berlino e testimonia la sua ostinata volontà di impedire che il nostro governo raggiungesse un accordo con i suoi creditori e altri paesi per stabilizzare l'economia sociale greca. Per quanto riguarda le mie dimissioni, le ho maturate quando il nostro governo ha scelto di capitolare di fronte a un nuovo contratto di finanziamento incompatibile con il recupero della Grecia.

 
Lei si è fatto portatore della nascita di un nuovo movimento europeo che lavorerà a livello politico per creare una convergenza di tutte le persone, movimenti e organizzazioni che si oppongono al modello dell'UE con l'obiettivo di "democratizzare l'istituzione europea" e interrompere l'austerità. Ma la vostra esperienza nel governo greco non prova proprio il fatto che l'UE non sia riformabile? Non è forse il momento di iniziare a pensare alla creazione di una nuova organizzazione tra i paesi del Sud Europa fuori dalle regole di Bruxelles e fuori dall'Unione Europea? 
 
L'UE potrebbe rivelarsi impossibile da riformare, è vero. Ma, d'altra parte, se l'UE si dovesse frammentare su linee nord-sud o est-ovest, ogni singola parte d'Europa subirà pesanti danneggiamenti. Inoltre, al momento, non vedo alcun movimento politico che vada nella direzione di una federazione del Sud Europa. A questo proposito, l'unica prospettiva di evitare una nuova Grande Depressione europea, un 1930 post-moderna, mi sembra quella  che parta da movimento che riunisca tutti i democratici europei in opposizione alle politiche poste in atto per loro conto. Questo è il motivo che ci ha spinto a creare DiEM25, il nuovo movimento che lanceremo a Berlino il 9 febbraio. Il suo obiettivo è quello di unire gli europei contro il falso dilemma tra frammentazione e morire nello status quo insostenibile dell'UE.
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