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Andre Vltchek: Perché sono comunista!

Andre Vltchek: Perché sono comunista!
 
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di Andre Vltchek - Counterpunch
Traduzione di ZnetItalia

Ci sono numerosi messaggi fondamentali che letteralmente urlano dallo schermo ogni volta che uno guardaLa Ultima Cena, un brillante film del 1976 del regista cubano Tomas Gutierrez Alea.
 

Il più elevato: è impossibile rendere schiavo un intero gruppo o razza, almeno non indefinitamente. La brama di libertà, di libertà vera, è impossibile da spezzare, indipendentemente da quanto cercano di farlo brutalmente e persistentemente il colonialismo, l’imperialismo, il razzismo e il terrorismo religioso.


Il secondo, ugualmente importante, messaggio è che i bianchi e i cristiani (ma prevalentemente i bianchi cristiani) si sono comportati, per secoli e in tutto il mondo, come un’orda di bestie selvagge e di maniaci genocidi.


Alla fine di aprile 2016, a bordo di un aereo della Cubana de Aviacion che mi stava portando da Parigi a Havana, non ho potuto fare a meno di aprire il mio computer e di guardare di nuovo La Ultima Cena, per almeno la decima volta in vita
mia.


Gutierrez sul mio schermo, Granma Internacional (il giornale ufficiale cubano che ha preso il nome dall’imbarcazione che trasportò Fidel, il “Che” e altri rivoluzionari a Cuba, dando il via alla rivoluzione) e un bicchiere di rum puro e onesto sul tavolinetto, mi sono sentito a casa, al sicuro e beatamente felice. Dopo numerosi giorni deprimenti a Parigi stavo lasciandomi finalmente alle spalle la grigia, sempre più deprimente, oppressiva e ipocrita Europa.


Mi aspettava l’America Latina. Stava affrontando tremendi attacchi organizzati dall’occidente. Il suo futuro erano ancora una volta incerto. I “nostri governi” stavano sanguinando, alcuni di essi crollando. L’orrendo governo di estrema destra di Mauricio Macri in Argentina è stato indaffarato a smantellare lo stato sociale. Il Brasile stavano soffrendo per il colpo di stato politico attuato da parlamentari corrotti di destra. La Rivoluzione Bolivarista venezuelana stava combattendo, lottando letteralmente per la sua sopravvivenza. Forza reazionarie traditrici stavano attaccando sia l’Ecuador sia la Bolivia.


Mi era stato chiesto di venire. Mi era stato detto: “L’America Latina ha bisogno di te. Stiamo combattendo una guerra per la sopravvivenza”. Ed eccomi là, a bordo della Cubana, che mi stavo recando a ‘casa’, alla parte del mondo che mi è sempre stata così cara e che mi ha plasmato in quello che sono ora, come uomo e come autore.


Stavo andando a ‘casa’ perché lo volevo ma anche perché era mio dovere. E io ai doveri ci credo dannatamente!


Dopotutto io non sono un anarchico ma un comunista, ‘istruito’ e indurito in America Latina.

*


Ma che cosa significa dire: “Io sono un comunista?”


Sono un leninista, un maoista o un trotzkista? Aderisco al modello sovietico o a quello cinese?


Onestamente, non ne ho idea! Francamente non mi importa molto di queste connotazioni.


Per me, personalmente, un vero comunista è un combattente contro l’imperialismo, il razzismo, l’”eccezionalismo occidentale”, il colonialismo e il neocolonialismo. E’ un deciso internazionalista, una persona che crede nell’uguaglianza e nella giustizia sociale per tutti i popoli di questa terra.


Lascerò le discussioni teoriche a quelli che hanno un mucchio di tempo a disposizione. Non ho nemmeno mai riletto l’intero Das Kapital. E’ troppo lungo. L’ho letto quando avevo sedici anni. Penso che leggerlo una volta basti … Non è il solo pilastro del comunismo e non è una specie di sacra scrittura che andrebbe citata di continuo.


Più che dal Das Kapital sono stato influenzato da quello che ho visto in Africa, in Medio Oriente, in Asia e in America Latina. Ho visto il mondo intero, qualcosa come 160 paesi; ho vissuto in tutti i continenti. Dovunque io sia andato sono stato testimone degli orrori del continuo saccheggio occidentale del pianeta.


Ho visto l’Impero forzare paesi a bestiali guerre civili; guerre istigate affinché le multinazionali potessero saccheggiare a loro agio. Ho visto milioni di profughi di paesi un tempo fieri e ricchi (o potenzialmente ricchi) che sono stati rovinati dall’occidente: profughi congolesi, profughi somali, profughi libici e siriani, profughi dall’Afghanistan … Ho visto condizioni disumane in fabbriche che sembravano inferni; ho visto mostruosi laboratori schiavisti, miniere e campi vicino a villaggi amministrati feudalmente. Ho visto borghi e cittadine in cui l’intera popolazione era svanita; morta di fame, di malattia o di entrambe.


Ho anche passato giorni e giorni ad ascoltare testimonianze sconvolgenti di vittime di torture. Ho parlato con madri che avevano perso i loro bambini, a mogli che avevano perso i mariti, a mariti le cui mogli e figlie erano state stuprate davanti ai loro occhi.


E più ho visto, di più cose sono stato testimone, più sconvolgenti i racconti che ho ascoltato, più mi sono sentito obbligato a schierarmi, a lottare per quello che credo possa essere un mondo molto migliore.


Ho scritto due libri in cui ho raccolto centinaia di racconti del terrorismo commesso dall’occidente: ‘Exposing Lies Of The Empire[Denuncia delle menzogne dell’occidente] e Fighting Against Western Imperialism[Lotta contro l’imperialismo occidentale].


Non mi è importato quanto spregiativo sia stato l’Impero nel dipingere persone che sono ancora fedeli ai loro ideali, pronte a sacrificare ogni cosa, o quasi ogni cosa, per la lotta all’ingiustizia.


Non ho paura di essere irriso. Ma sono terrorizzato all’idea di sprecare la mia vita se pongo l’egoismo su un piedistallo elevandolo sopra i valori umanistici più fondamentali.


Credo che un autore non possa essere ‘neutrale’ o apolitico. Se lo è, allora e un vile. O è un bugiardo.


Naturalmente alcuni dei più grandi scrittori moderni sono stati o sono comunisti: Jose Saramago, Eduardo Galeano,
Pablo Neruda, Mo Yan, Gabriel Garcia Marquez, per citarne solo alcuni. Non una cattiva compagnia, non cattiva per nulla!


E io credo che vivere e lottare per gli altri sia molto più gratificante che vivere solo per i propri interessi e piaceri egoistici personali.

*


Ammiro Cuba per ciò che ha fatto per l’umanità, in quasi sei decenni della sua esistenza rivoluzionaria.  L’internazionalismo cubano è ciò che io personalmente considero il “mio comunismo”.


Cuba ha cuore e ha fegato. Sa come lottare, come abbracciare, come cantare e danzare e come non tradire i suoi ideali.


Cuba è ideale? E’ perfetta? No, naturalmente non lo è. Ma, quanto a questo, io non pretendo perfezione, da paesi o da persone o dalle rivoluzioni. La mia stessa vita è molto lungi dall’essere ‘perfetta’. Tutti commettiamo errori e prendiamo decisioni sbagliate: paesi, persone e anche rivoluzioni.


La perfezione in effetti mi fa inorridire. E’ fredda, sterile e farisaica. E’ ascetica, puritana, e perciò inumana, persino perversa. Non credo nei santi. Mi sento imbarazzato quando qualcuno pretende di esserlo. Quei piccoli errori e ‘imperfezioni’ rendono in realtà le persone e i paesi così caldi, così amabili, così umani.


Il corso generale della rivoluzione cubana non è mai stato ‘perfetto’, ma è sempre stato basato sulle radici più profonde, più essenziali dell’umanesimo. E persino quando per un certo breve periodo Cuba si è trovata sola, o quasi sola (è stata la Cina, alla fine, come ho scritto e come Fidel ha confermato poco tempo dopo nelle sue ‘Riflessioni’, che ha steso a Cuba la sua potente mano fraterna) ha sanguinato, ha sofferto e ha tremato per il dolore causato da innumerevoli tradimenti, non si è allontanata dal suo cammino, non si è inginocchiata, non ha implorato e non si è mai arresa!


E’ così che io penso dovrebbero vivere le persone e i paesi. Non dovrebbero dar via gli ideali in cambio di ninnoli, l’amore in cambio di sicurezza e vantaggi, l’onestà in cambio di ricompense ciniche e macchiate di sangue. Patria no se vende, dicono a Cuba. […] I credo anche che l’Umanità non dovrebbe mai essere venduta, così come l’Amore.


Ed è per questo che sono comunista!


*


Tradire ciò che noi – esseri umani – realmente siamo, così come tradire i più poveri tra i poveri e i più vulnerabili tra noi è, credo, più spaventoso del suicidio, della morte.


Una persona, un paese o una cultura che prospera sulle sofferenze di altri è defunta, interamente immorale.


L’Occidente è andato facendo esattamente questo, per decenni e secoli. Ha vissuto e prosperato sulla schiavizzazione di altri e usurpando tutto ciò che c’era sopra e sotto la superficie della nostra terra. Ha corrotto, moralmente e finanziariamente, milioni di persone nelle sue colonie e stati vassalli, trasformandoli in collaboratori svergognati e privi di spina dorsale. Ha ‘educato’, indottrinato e organizzato enormi eserciti di traditori, in tutti i continenti, in quasi ogni angolo del mondo.


Il tradimento è l’arma più potente dell’Impero occidentale: il tradimento e l’oblio.


L’occidente trasforma esseri umani in prostitute e maggiordomi e quelli che si ribellano in detenuti, schiavi e martiri.


L’indottrinamento è ben pianificato. I sogni sono avvelenati e gli ideali trascinati nel fango. A nulla di puro è consentito di sopravvivere.


Le persone sono indotte a fantasticare solo di strumenti; cellulari e tablet, auto e apparecchi televisivi. Ma i messaggi sono vuoti, pieni di nichilismo, ripetitivi e superficiali. Le automobili possono oggi correre molto veloci, ma non c’è nulla che davvero abbia significato in attesa alla fine del viaggio. I telefoni hanno migliaia di funzioni e trasmettono messaggi sempre più futili. Gli apparecchi televisivi vomitano propaganda e intrattenimento intellettualmente tossico.


Tutto ciò produce utili per le grandi imprese. Garantisce obbedienza. Rafforza il regime. Ma in molti modi l’umanità sta diventando sempre più povera, mentre il pianeta è quasi interamente in rovina.


La bellezza è sostituita da immagini piene di sangue. Sul sapere si sputa, sostituito da pop primitivo. O è confuso che quei diplomi e timbri di approvazione dall’apparenza ufficiale concessi da centri di indottrinamento chiamati università: “Laureato: pronto a servire l’Impero!” La poesia è scomparsa, da quasi tutte le librerie e dalla vita.


L’amore è oggi modellato su immagini di cultura pop, ancorato a qualche dogma cristiano ‘retro’, oppressivo e superato.


E’ chiaro che solo il comunismo è stato sinora abbastanza forte da opporsi all’essenza delle forze più potenti e più distruttive del nostro pianeta: il colonialismo/imperialismo occidentale che è legato in un matrimonio disgustoso e incestuoso ai suoi stessi virgulti: bande crudeli, feudali, capitaliste  e religiose di “élite locali” in paesi conquistati e ridotti in rovina in tutto il mondo.


Sia l’Impero sia i suoi servi stanno tradendo l’umanità. Stanno distruggendo il pianeta, spingendolo in uno stato in cui presto potrebbe diventare inabitabile. O dove la vita stessa potrebbe perdere tutto il suo significato.


Per me essere un vero comunista significa questo: essere impegnato nella lotta costante contro l’incessante stupro di cervelli, corpi e dignità umani, contro il saccheggio di risorse e della natura, contro l’egoismo e il conseguente vuoto intellettuale ed emotivo.


Non mi interessa sotto quale bandiera lo si faccia: rossa con la falce e il martello o rossa con numerose stelle gialle. Mi vanno bene entrambe, fintanto che quelli che alzano quelle bandiere sono onesti e interessati al destino dell’umanità e del nostro pianeta.


E fintanto che quelli che si definiscono comunisti sono ancora capaci di sognare!

*


I propagandisti occidentali vi dicono: “Mostrateci una società comunista perfetta!”


Io rispondo: “Una società simile non esiste. Gli esseri umani, come abbiamo stabilito, sono incapaci di creare qualcosa di perfetto. Fortunatamente!” Solo i fanatici religiosi mirano alla ‘perfezione’. Gli esseri umani morirebbero di noia in un mondo perfetto.


Una rivoluzione, una rivoluzione comunista, è un viaggio, è un processo. E’ un enorme, eroico tentativo di costruire un mondo molto migliore, usando cervelli, muscoli, cuori umani e poesia e coraggio! E’ un processo perpetuo in cui le persone danno più di quanto prendono e quando non c’è sacrificio, adempiono semplicemente al loro dovere nei confronti del genere umano.


Che’ Guevara disse una volta: “I sacrifici compiuti non andrebbero esibiti come una specie di carta d’identità. Non sono altro che obblighi adempiuti”.


Forse è troppo tardi in occidente perché simili concetti fioriscano. Egoismo, cinismo, avidità e indifferenza sono stati iniettati con successo nel subconscio della maggioranza delle persone. Forse è per questo che, nonostante tutti quei privilegi materiali e sociali, gli abitanti dell’Europa e dell’America del Nord (ma anche del Giappone) appaiono così depressi e tetri. Vivono solo per sé stessi, a spese di altri. Vogliono un numero sempre maggiore di beni materiali e di privilegi.


Hanno perso la capacità di definire la propria condizione, ma probabilmente nel profondo di sé stessi avvertono il vuoto, sentendo intuitivamente che qualcosa è tremendamente sbagliato.


Ed è per questo che odiano il comunismo. E’ per questo che restano attaccati a menzogne, inganni e dogmi bigotti trasmessi loro dalla propaganda del regime. Se i comunisti avessero ragione, allora loro avrebbero torto. E sospettano di poter avere torto. Il comunismo è la loro cattiva coscienza e causa il timore che la bolla di menzogne possa essere fatta un giorno scoppiare.


La maggior parte delle persone in occidente, persino quelle che affermano di appartenere alla sinistra, vuole che il comunismo sparisca. Vogliono diffamarlo, coprirlo di fango, portarlo “al loro livello”. Vogliono mettergli il bavaglio. Stanno disperatamente tentando di autoconvincersi che il comunismo è sbagliato. Altrimenti la responsabilità delle centinaia di milioni di vite perdute li perseguiterebbe incessantemente. Altrimenti dovrebbero stare a sentire e forse persino accettare che i privilegi degli europei e dei nordamericani sono costruiti su spaventosi crimini contro l’umanità! Altrimenti sarebbero costretti, per motivi morali, a smantellare tali privilegi (cosa davvero impensabile, considerata la mentalità della cultura occidentale).


La recente posizione della maggioranza degli europei nei confronti dei profughi in arrivo da paesi destabilizzati dall’occidente mostra chiaramente quanto moralmente defunto sia davvero l’occidente. E’ incapace di elementari giudizi etici. La sua capacità di pensare logicamente è crollata.


Ma l’occidente sta tuttora dominando il mondo. O, più precisamente, gli sta forzando la mano spingendolo al disastro.


La logica imperialista occidentale è semplice: “Se violentiamo e saccheggiamo è perché se non lo facciamo noi lo faranno altri! L’uno vale l’altro. Non lo si può evitare. Quello che facciamo è essenziale per la natura umana”.


Non è così. Sono balle. Ho visto persone comportarsi meglio, molto meglio di così quasi dovunque fuori dal mondo occidentale e dalle sue colonie. Anche quando riescono a sottrarsi ai loro torturatori e secondini – l’Impero – solo per pochi anni, si comportano molto meglio. Ma di solito non è loro consentito di sottrarsi troppo a lungo: l’Impero colpisce con forza quelli che osano sognare la libertà. Organizza colpi di stato contro governi ribelli, destabilizza economie, appoggia l’”opposizione” o invade direttamente.


E’ assolutamente chiaro a chiunque sia ancora in grado di vedere, e disposto a farlo, che se il criminale Impero occidentale crollasse, gli esseri umani vorrebbero e sarebbero capaci di costruire grandi società ugualitarie e compassionevoli.


Penso che questa non sia la fine. La gente si sta risvegliando dall’indottrinamento, dal torpore.


Si stanno forgiando nuove e potenti alleanze anti-imperialiste. L’anno 2016 non è il 1996, quando sembrava che non fosse rimasta alcuna speranza.


La guerra è dichiarata, la guerra per la sopravvivenza del genere umano.


Non è una guerra classica di proiettili e missili. E’ una guerra di nervi e di ideali, di sogni e di informazione.


Prima di morire il grande scrittore e rivoluzionario uruguaiano Eduardo Galeano mi ha detto: “Presto arriverà l’ora e il mondo alzerà di nuovo vecchie bandiere!”


Sta accadendo ora! In America Latina, Africa e Asia, in quasi ogni parte dell’ex Unione Sovietica e in Cina, la gente sta chiedendo più comunismo, non meno. Non sempre chiamano il comunismo con il suo nome, ma stanno invocando la sua essenza: libertà e solidarietà, passione, fervore, coraggio di cambiare il mondo, uguaglianza, giustizia e internazionalismo.


Non ho dubbi che vinceremo. Ma sospetto anche che prima che ci riusciamo l’Impero inonderà di sangue interi continenti. Il desiderio degli occidentali di dominare e controllare è patologico. Sono pronti ad assassinare milioni di quelli che non sono disposti a inginocchiarsi. Nei secoli hanno già assassinato centinaia di milioni. E ne sacrificheranno milioni di altri.


Ma questa volta saranno fermati.


Io lo credo e fianco a fianco con altri lavoro giorno e notte perché accada.


Perché è mio dovere …


Perché sono un comunista!


Andre Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha seguito guerre e conflitti in dozzine di paesi. I suoi libri più recenti sono “Exposing Lies of the Empire”  [Smascheramento delle menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism” [Lotta contro l’imperialismo occidentale]. La sua discussione con Noam Chomsky “On Western Terrorism” [Sul terrorismo occidentale]. Point of No Return [Punto di non ritorno] è il suo romanzo politico acclamato dalla critica. Oceania – un libro sull’imperialismo occidentale nel Pacifico meridionale. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia – The Archipelago of Fear” [Indonesia, l’arcipelago della paura]. Andre realizza documentari per teleSUR e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora in Asia Orientale e in Medio Oriente. Può essere raggiunto sul suo sito web o su Twitter

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Fonte: http://znetitaly.altervista.org/
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