Monsignor Capucci: “Dobbiamo lavorare con chi sulla terra lavora per la pace in Medio Oriente: Hezbollah e Iran“

Sit in davanti al Parlamento organizzato da Rete no War per chiedere che l’Italia si dissoci dalla guerre in Siria e nello Yemen

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Monsignor Capucci: “Dobbiamo lavorare con chi sulla terra lavora per la pace in Medio Oriente: Hezbollah e Iran“

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Si sono ritrovati sotto il Parlamento martedi pomeriggio per chiedere che l’Italia si dissoci dalla guerre in Siria e nello Yemen, che metta fine all’embargo contro la Siria e alle forniture di armamenti all’Arabia Saudita. Buona parte degli scenari di crisi e di guerra che investono il Medio Oriente sono state le corde su cui hanno suonato la loro protesta gli attivisti della Rete No War di Roma


Guerre che stanno entrando ormai dentro casa con le colonne di rifugiati in fuga dal terrore e giunti nel cuore dell’Europa. Al sit in erano presenti gli yemeniti, vittime di una guerra punitiva e devastante scatenata dall’Arabia Saudita nel completo silenzio della comunità internazionale (la distruzione di Sanaa, patrimonio dell’Unesco, ha scandalizzato meno delle distruzioni di Palmira da parte dell’Isis), c’erano le donne siriane, ancora incredule di come il mondo della sinistra non abbia compreso a fondo l’aggressione contro la Siria.

C’era anche Monsignor Capucci, al quale i 95 anni di età non impediscono di parlare ancora chiaro e forte contro le guerre. Capucci ha ringraziato pubblicamente Hezbollah ed Iran "coloro che aiutano a creare la pace in Siria, Iraq e Yemen" ed ancora: “Dobbiamo lavorare con chi sulla terra lavora per la pace in Medio Oriente“ ha affermato l’arcivescovo di Gerusalemme in esilio da decenni in Italia per il suo sostegno alla causa palestinese.

Gli attivisti della Rete No War si alternano al microfono, cercano e trovano la sintonia con un gruppo di vigili del fuoco precari che stanno manifestando sotto Montecitorio contro i tagli ad un servizio pubblico essenziale. Miliardi alle spese e alle missioni militari e poi si tagliano fondi a chi assicura la sicurezza della gente e del territorio. 
 
Qualcosa si muove anche dentro il Parlamento, prima il capogruppo del M5S della Commissione Affari esteri Manlio Di Stefano, poi il senatore del M5S Cotti si sono confrontati con gli attivisti No War sotto Montecitorio. Di Stefano ha anunnciato che è stata presentata proprio in giornata una risoluzione che chiede “la cancellazione dell'embargo alla Siria e una durissima reazione dell'Unione Europea verso chi, nell'ombra, aiuta l'ISIS in chiave anti Assad”.

Dentro una cronaca quotidiana che parla molto dei rifugiati arrivati in Europa ma mai delle cause della loro tragedia, che dà per assunta l’opzione dei bombardamenti salvifici sulla Siria, così come eri in Libia e prima ancora in Iraq, gli attivisti No War hanno “lanciato il cuore oltre l’ostacolo” scegliendo di andare a manifestare sotto Montecitorio.

Ma è solo il primo step, già si sta lavorando a preparare la manifestazione nazionale del 24 ottobre a Napoli contro le manovre militari della Nato “Trident Juncture”. L’entità delle manovre le collocano assai oltre il limite della routine. Gli scenari di crisi hanno bisogno di drammatici giochi di guerra.

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