Stato di Polizia in Germania

Ad Amburgo l'Europa alza ancora il livello di repressione

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di X-RAY   @veg_sxe

Quanto sta avvenendo ad Amburgo, nel disinteresse quasi totale del circuito mainstream, ha qualcosa d'inquietante ma, purtroppo, tragicamente prevedibile. In un'Europa della Crisi, dove la repressione è l'unico strumento che gli Stati Membri hanno scelto di utilizzare per sopperire alle conseguenze sociali delle loro devastanti scelte politico economiche, lo scenario ipotizzato da libri e film di fanta-politica oggi sta divenendo la realtà.

Da ottobre la polizia tedesca, con azioni di irruzioni, fermi e controlli a tappeto, ha cominciato, nel quartiere Sternschanze di Amburgo, a predisporre lo sgombero di una serie di case occupate e di Rote Flora, un ex teatro in disuso, occupato nel 1989 e che oggi dà casa a 300 rifugiati politici, di cui oltre 70 provenienti proprio da quella Lampedusa per la quale, solo poche settimane fa, l'intera Europa si asciugava le proprie lacrime da coccodrillo.

Il 21 dicembre, dopo mesi di incursioni poliziesche la situazione esplode. Un corteo di 10.000 persone parte da Rote Flora e attraversa le strade d'Amburgo per esprimere solidarietà ai rifugiati sotto sgombero e per denunciare la volontà dell'amministrazione di distruggere uno dei maggiori spazi sociali della città per far posto all'ennesimo centro commerciale. La polizia prova ad impedire lo svolgimento del corteo utilizzando idranti, lacrimogeni, manganelli e potenti spray al peperoncino. I manifestanti si difendono e reagiscono. Il bilancio finale è di 19 arresti e numerosi feriti.

Il 28 dicembre si verificano nuovi presunti incidenti tra polizia e Autonomen. La polizia afferma che il commissariato di St.Pauli (quartiere di Amburgo) sarebbe stato attaccato da 30 persone e che due dei loro sarebbero rimasti feriti. La stessa polizia, però, si contraddice poi in un comunicato nel quale descrive gli scontri avvenuti a 200 metri dal commissariato.
Tanto basta perchè questo confuso fatto diventi il pretesto per una decisione senza precedenti.
Dal 4 gennaio 2014, nei quartieri Altona, St.Pauli e Sternschanze, tutti nella zona centrale di Amburgo, viene istituita, a tempo indeterminato, la Gefahrengebiet (letteralmente “zona di pericolo”).
Un'enorme “zona rossa” all'interno della quale, per residenti e non, in nome di una presunta sicurezza collettiva, vige lo stato di polizia.
Le strade sono piene di posti di blocco, mezzi blindati e agenti in assetto antisommossa, ogni individuo che si trovi ad attraversare l'area può essere fermato, identificato ed arrestato, anche senza che vi siano sospetti di alcun genere sul suo conto. Gli autobus di linea sono stati requisiti e adibiti a carceri su quattro ruote. Dalle ore 20 fino al mattino, vige il coprifuoco e nessuno può circolare per le strade. Il tutto senza data di scadenza.
Non siamo in un regime dispotico futuro, siamo nell'odierna “grande” Germania della Cancelliera Merkel.

La repressione fascista al servizio della violenza economica che affama e distrugge. La tappa necessaria di un percorso repressivo che, facendo palestra negli stadi e contro i movimenti, si sta estendendo su interi territori che scelgono di non arrendersi e di non abbassare la testa.
Tutto questo avviene ad Amburgo, per le strade di quartieri che hanno fatto del proprio pensiero libero ed autonomo la propria identità, e non è un caso. Il sistema unico europeo utilizza anche la stessa mano violenta, ed è chiaramente intenzionato a dimostrare che chiunque si ribelli da oggi incontrerà la repressione, iniziando proprio da chi, come la gente di Amburgo, ha sempre scelto da che parte stare.
Non è la fine di un percorso repressivo ma solo una tappa della Fortezza Europa che, oltre ad uccidere quanti si trovino all'esterno delle mura, reprime e arresta le proprie menti più libere.
Continueranno. Il modello Gefahrengebiet verrà presto importato anche dai Paesi servi come l'Italia di Letta-Napolitano. Non ci sono dubbi.

Ma ieri notte (7 gennaio 2014) oltre 1.000 persone ad Amburgo hanno marciato nella Gefahrengebiet, la zona del pericolo. Autonomi ed autonome, antifascisti ed antifasciste, tutti e tutte senza alcuna paura.
Grazie solo a loro e a quell* che, come loro, non hanno ancora chinato la testa, che ancora non è scritta la prossima tappa, che il braccio repressivo dell'Europa non ha ancora vinto.

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