Oltre l’euro: prove generali per un fronte sovranista italiano

L’appuntamento del 24 e 25 gennaio è di quelli da segnare sul calendario per la causa sovranista

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 Oltre l’euro: prove generali per un fronte sovranista italiano


di Cesare Sacchetti
 
L’appuntamento del 24 e 25 gennaio è di quelli da segnare sul calendario per la causa sovranista. Al centro congressi Cavour di Roma andrà in scena il congresso internazionale “Oltre l’euro”, fortemente voluto dalla Senatrice Monica Casaletto, organizzato dal Coordinamento Nazionale Sinistra contro l’euro e gli attivisti di Economia 5 Stelle". L’obiettivo è mettere in contatto diversi mondi e sensibilità che apparentemente sembrano distanti, ma che sono chiamate al dialogo dalle difficili contingenze attuali. Ci saranno economisti e noti esponenti dell’accademia, fortemente critici nei confronti dell’euro e delle politiche di austerità come Nino Galloni, Antonio Maria Rinaldi e Marco Cattaneo. A rappresentare le istituzioni parlamentari ci saranno Stefano Fassina ( PD), Sebastiano Barbanti (M5S) e Francesco Cariello (M5S), mentre Giorgio Cremaschi affronterà le tematiche del mondo del lavoro.  


Non sarà solamente una riunione per ripetere dichiarazioni d’intenti , ma un cantiere aperto per gettare le basi della costruzione del primo fronte sovranista italiano, il vero attore assente da troppo tempo ormai sulla scena della politica italiana. Un tentativo e un impegno che non passa solo dal dialogo delle sigle sovraniste di casa nostra, ma che rivolge lo sguardo agli altri paesi europei per realizzare un progetto di respiro internazionale, con la partecipazione dei delegati greci  Kosta Kosopoulos e  Thanasis Laskaratos  (EPAM-Grecia),  dei francesi Jacques Nikonoff,  e Joël Perichaud  solo per citare alcuni tra gli ospiti stranieri.

L’auspicio è che questa sia l’occasione per superare quelle barriere e diffidenze reciproche, che fino ad ora hanno impedito la nascita di un fronte unitario. Il sovranismo e la riconquista della sovranità nazionale non possono non passare dall’avvicinamento delle forze migliori del Paese, ed è tempo che l’accademia e le istituzioni politiche si accostino di nuovo alla società civile, priva di rappresentanza da troppo tempo.  E’ forse questo il punto su cui dovranno interrogarsi i relatori del congresso, come restituire voce e rappresentanza a quella parte di cittadini che ne sono privi, come coloro che non vanno al voto e non credono più nella politica, che ha perduto il suo ruolo di interprete delle istanze del corpo elettorale, per ritrovarsi sottomessa e umiliata dalle logiche del vincolo esterno. Sfidare il pensiero unico, secondo l’efficace espressione di Ignacio Ramonet, fondato sull’egemonia del neoliberismo e del mercato finanziario, il satrapo del XXI secolo, contro il quale la politica europea non ha saputo produrre una valida alternativa.

Non c’è più molto tempo per farlo, la finanza speculativa ha lasciato dietro di sé devastazioni immani, ha depredato gli stati europei dei diritti sociali, il perno sul quale si regge la costituzione repubblicana che senza di esso appare svuotata, sovrastata da quella formale dei mercati finanziari. Chi vuole costruire una piattaforma comune fondata sulla sovranità nazionale, ha un vantaggio rispetto agli uomini del dopoguerra: la Costituzione. Il cammino inizia dal rendere effettiva e sostanziale la carta costituzionale, ed  è questa la via maestra per rimettere insieme i pezzi del Paese , valorizzare quel patrimonio comune che appartiene a tutti i cittadini di ogni censo, e chiudere il libro dei sacrifici imposti in nome dei mercati. Saranno in grado  la società civile, l’accademia e i rappresentanti delle istituzioni politiche  di realizzare questa svolta? Difficile dirlo, anche se l’appuntamento del prossimo fine-settimana potrebbe essere un primo importante mattoncino.

Gli esponenti internazionali danno ancora maggiore vigore al tentativo e potrebbero rivelarsi fondamentali per la costruzione di un’alleanza europea, degna rappresentante dell’Europa dei popoli, quella vera e reale della classi lavoratrici, non quella delle stanze di Bruxelles che impone diktat e si dichiara nemica dello stato sociale.  Il tempo è scaduto e le circostanze impongono il dialogo, per arrestare la desertificazione del Paese afflitto da una disoccupazione inaccettabile e sull’orlo della catastrofe.  L’auspicio è che dopodomani ci sia la possibilità di costruire qualcosa di importante. Uniti sì, ma questa volta per davvero. 

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