"Superare questa trappola europea con un'alleanza mediterranea". L'appello di A. Di Battista a Syriza e Podemos
«Non dico che siamo uguali, perché ogni paese è diverso, ma simili sì, e il fronte comune deve formarsi tra gli euroscettici»
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Dopo che Renzi ed Hollande gli hanno fatto sapere senza neanche troppi giri di parole di sostenere la linea di ricatto mortale della Bce, Tsipras deve aver presto capito che se vuole portare avanti la sua battaglia di liberazione e democrazia in nome dei diritti della sua popolazione dovrà cercare potenziali sponde al di fuori di quei 27 governanti che incontrerà il 12 febbraio nel suo primo decisivo summit a Bruxelles.
A tal proposito va segnalata l'importante apertura che proprio in queste ore ha fatto Alessandro di Battista del Movimento Cinque Stelle, in un'intervista all'Espresso, che ha in modo chiaro aperto al neo premier greco Tsipras, ma anche a Podemos per una possibile alleanza mediterranea che sappia offrire un modello nuovo in grado di rompere la trappola dittatoriale attuale creata e guidata da Bruxelles, Berlino e Francoforte.
Di Battista invita entrambi a fare un passo in più, soprattutto, ad esser più radicali. Sposa in pieno la nuova linea anti euro del Movimento 5 stelle: «Il nostro programma e quello di Syriza per le europee erano pressoché identici. Entrambi chiedevamo gli eurobond, chiedevamo di rivedere molti patti e trattati, e il reddito minimo. Noi però sappiamo che l’austerità e l’Euro sono due facce della stessa medaglia, così come Mafia e corruzione vanno sempre insieme. Non si può combattere l’austerità senza combattere l’Euro».
Che Tsipras stia tentando di tenere insieme i pezzi, per Di Battista è un’illusione: «Un po’ come quella di Renzi che pensa che Tsipras possa mettere la cravatta che gli ha regalato». «Io gli avrei donato un pacco di prodotti tipici enogastronomici, del vino e dell’olio», scherza il 5 stelle, «e gli avrei soprattutto detto che è inutile che si faccia illusioni, che la Germania ha già deciso di non voler rinunciare ai crediti che vanta verso la Grecia e che anzi continuerà con gli aiuti solo se questi, com’è stato finora, serviranno soprattutto a pagare i debiti della Grecia, a ridare i soldi alle banche tedesche, e non a far ripartire l’economia reale».
«I primi passi di Tsipras al governo sembrano ottimi: lo stop alle privatizzazioni, la riassunzione dei dipendenti pubblici licenziati», ma Di Battista si ritaglia il ruolo del pungolo: «Da cittadino che ha esultato per la vittoria di Syriza e che si è commosso per Porta del Sol strapiena, a Madrid, sono qui a dirgli di non fidarsi. Si fidi solo dell’intuito: l’ha detto anche lui che Renzi ha una personalità scissa, perché a parole è contro l’austerità, ma le sue riforme sono quelle del memorandum. Lui è l’uomo della Nato, lui è quello che sta facendo passare sotto silenzio il trattato di libero commercio tra Usa e Unione europea. Non si faccia distrarre: Renzi è il jobsact, non quello che dice in favore di camera. Il jobsact, cioè la competizione a ribasso sui salari, che è d’altronde l’unica via se decidi di stare alle condizioni della moneta unica».
Syriza e Podemos guardino al Movimento 5 stelle, dunque: «Non dico che siamo uguali, perché ogni paese è diverso, ma simili sì, e il fronte comune deve formarsi tra gli euroscettici». Che Syriza sia dichiaratamente di sinistra, non è un problema: «La Costituzione è di sinistra o di destra?» replica all’obiezione Di Battista, «io dico che i primi articoli, i principi, sono semplicemente principi giusti. Per questo noi sentiamo superato questo tema, ma che altri si rifacciano ancora a queste coordinate va benissimo. Io noto solo che è difficile dire anche se Renzi sia di destra o di sinistra? Per me è banalmente per le lobby».


