Bloccati i conti correnti di Poroshenko. In Ucraina è partita la scalata al potere
«Lavoreremo perché nessun governatore d’ora in poi abbia le proprie forze armate in tasca», annuncia Poroshenko
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di Eugenio Cipolla
La scalata al potere in Ucraina è cominciata e rischia di creare a Petro Poroshenko non pochi problemi. Nell’ultima settimana la tensione tra il presidente ucraino, impegnato da mesi su più fronti, e l’oligarca ucraino-israeliano Igor Kolomoyskiy, governatore dell’oblast di Dnepropetrovsk (nella parte orientale) e secondo uomo più ricco del Paese, è salita alle stelle, provocando non pochi “incidenti”. Il causus belli si chiama Alexander Lazorko, uomo di fiducia di Kolomoyskiy nel board della compagnia statale “Ukrtransnafta”. La scorsa settimana il Consiglio di sorveglianza della compagnia energetica lo ha allontanato, mandando su tutte le furie l’oligarca.
La richiesta di chiarimenti del governatore di Dnepropetrovsk si è trasformata in un boomerang, perché a quel punto Poroshenko, pur di non apparire debole, lo ha rimproverato pubblicamente, accusandolo di aver violato le regole deontologiche del suo mandato. Il contrattacco del presidente ucraino non ha spaventato affatto Kolomoyskyi, il quale, come nelle migliori partite di poker, ha rilanciato pesantemente, facendo occupare dapprima la sede regionale dell’Ukrtransnafta dalla sua milizia privata (Kolomoyskyi può contare su un proprio esercito di 2.000 uomini, molti dei quali combattono nei battaglioni di volontari in Donbass) e bloccando poi i conti correnti bancari di Poroshenko presso la Privat Bank, banca di cui Kolomoyskiy è cofondatore.
«Quando è iniziato lo scontro e i rapporti sono iniziati a peggiorare, è stato effettivamente dato il comando di bloccare i conti (di Poroshenko), ed è stato fatto», ha detto una fonte ben informata, citata dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti. «Dopodiché sono stati sbloccati e il fatto è stato spiegato con un guasto tecnico». Per quanto sia durato questo blocco non è dato saperlo. E siccome non c’è due senza tre, arrivato a sera, Kolomoyskyi è andato ospite a “Odin plus odin” (televisione di cui è azionista) per criticare le politiche seguite sin qui da Petro Poroshenko.
«Le riforme in Ucraina vanno, ma vanno molto lentamente», ha detto l’oligarca. «La questione fondamentale è il decentramento economico e fiscale di tutte le regioni. Se non ci sarà realmente, la gente non ci crederà. E non ci sarà certo Kolomoyskyi o qualcun altro a salvare la situazione». Ma il colpo più duro il governatore lo ha affondato parlando della guerra in Donbass:«La leadership ucraina deve fare di tutto per la pace, anche prepararsi a parlare con le Repubbliche di Donetsk e Luhansk. Si dovrebbe cercare vie d’uscita che portino il paese alla pace, come ci avevano promesso un anno fa, prima delle elezioni presidenziali».
E nonostante abbia assicurato di non pensare a nessun nuovo soggetto politico, sono in molti a vedere questa mossa di Kolomoyskyi come l’inizio del viaggio che lo porterà presto a sfidare l’ormai rivale Poroshenko. La lotta continua a ritmi serrati. Oggi dalla presidenza ucraina è arrivata un’altra stoccata. «Lavoreremo perché nessun governatore d’ora in poi abbia le proprie forze armate in tasca», ha detto Poroshenko, che ha firmato un decreto urgente per inviare due battaglioni della Guardia nazionale ucraina nella regione di Dnepropetrovsk. “Per motivi di ordine pubblico”, si legge, anche se ormai è chiaro a tutto il vero motivo di questa decisione.


