Si avvicina il default dell’Ucraina: a settembre non pagherà i creditori

Ma il FMI ha confermato l’intenzione di concedere entro il 31 luglio una nuova tranche di aiuti a Kiev

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Si avvicina il default dell’Ucraina: a settembre non pagherà i creditori

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di Eugenio Cipolla

Le cifre sui morti della guerra in Ucraina, aggiornate praticamente di ora in ora, raccontano sempre la stessa storia: il conflitto in Donbass non accenna a spegnersi, anzi, rischia una nuova e violenta escalation. E non è solo una questione di impressioni, analisi e previsioni. «Durante il periodo delle operazioni militari nella parte orientale del paese sono morti 2300 soldati ucraini, mentre 273 sono dispersi», ha detto stamattina nel corso di una conferenza stampa Oleksiy Nozdrachyov, capo dell’ufficio per la cooperazione civile-militare delle Forze armate ucraine. Numeri ai quali vanno aggiunti quelli riguardanti le vittime civili, oltre le 6.500, e i 2 milioni di sfollati (1,3 milioni quelli interni), costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa degli scontri armati tra i separatisti e l’esercito regolare.
 
Ieri sera a Horlvika, una cinquantina di chilometri da Donetsk, l’esercito ucraino, secondo quanto denunciato dai filorussi, ha pesantemente bombardato alcuni zone residenziali, causando la morte di due donne anziane, una di 87 anni e un’altra di 74 nei pressi del quartiere Nikitkovski.  Dal canto suo, Kiev ha denunciato la morte di un proprio soldato e il ferimento di altri dodici nelle ultime 24 ore a causa dell’acuirsi degli scontri con i separatisti.
 
Ma il fronte caldo in questi giorni per Petro Poroshenko è un altro, quello economico. Venerdì scorso l’Ucraina ha pagato gli interessi per 120 milioni di dollari dovuti su alcune cedole di Eurobond, evitando l’insolvenza tecnica, ma i negoziati con i creditori, che sarebbero dovuti terminare con un accordo prima dell’estate, andranno avanti a oltranza per cercare di trovare una soluzione prima della prossima data fatidica, stimata per il 23 settembre. Entro quel giorno, infatti, l’ex repubblica sovietica dovrà rimborsare cedole emesse nel 2010 per oltre 500 milioni di euro.
 
«Noi prevediamo che l’Ucraina non rispetterà quelle scadenze», ha scritto l’agenzia di rating Moody’s in un report sul debito di Kiev diffuso ieri. Una previsione con molte probabilità di avversarsi, secondo diversi analisti economici, se non altro perché proprio Moody’s è molto vicina alle posizioni e agli interessi del comitato dei creditori privati che sta negoziando da mesi la ristrutturazione del debito ucraino. Operazione dalla quale Kiev spera di ricavare risparmi per 15 miliardi, alleggerendo così il debito complessivo di 70 miliardi di dollari (40 sono debito estero).
 
Oggi il FMI ha confermato l’intenzione di concedere entro il 31 luglio una nuova tranche di aiuti a Kiev, così da concederle un po’ di respiro, consentendole di pagare stipendi e pensioni. «Entro la fine dell’anno il paese conta di raccogliere altri 3,2 miliardi di dollari di finanziamenti esterni», ha scritto il ministero delle Finanze in un dossier pubblicato sul proprio sito. Di questi, un miliardo dovrebbe arrivare dalla BEI, un altro miliardi dagli Stati Uniti, 600 milioni dalla Commissione europea, 300 milioni da parte del governo giapponese, 200 milioni dal governo tedesco e altrettanti da quello norvegese. Soldi che vanno a sommarsi ai 4,7 miliardi di ollari già ricevuti in questi mesi di diverse istituzioni internazionali (FMI, Commissione Europea, governo Usa e Canada).
 
Soldi che però potrebbero non bastare per sanare la situazione, se non verrà trovato un accordo con i creditori, se la guerra in Donbass, che toglie alle casse dello Stato tra i 5 e i 7 milioni di dollari al giorno, non troverà un epilogo, e se, soprattutto, non si metterà fine alle politiche di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Ieri il servizio nazionale di statistica ha diffuso i dati sui salari reali dei lavoratori ucraini nel mese di giugno, diminuiti del 26,3% rispetto al giugno dello scorso anno. Cifra che sommata al 57,5% di inflazione registrato nell’ultimo mese, dà l’idea di cosa significhi vivere oggi in Ucraina sotto i diktat di Cristine Lagarde.

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