/ Assedio di Aleppo, dove muore la verità

Assedio di Aleppo, dove muore la verità

Assedio di Aleppo, dove muore la verità
 

Proviamo ribrezzo nel leggere menzogne e falsificazioni quotidiane su giornali di un mondo che si crede ancora libero su quanto stia avvenendo in Siria

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In guerra a morire è sempre la verità, si sa. Ma quando a raccontare gli eventi in Siria è il circo mediatico occidentale (italiano in particolare), la questione arriva ai limiti del paradosso. 
 
Due ottimi articoli a firma Fulvio Scaglione, vice direttore di Famiglia cristiana, e Vincenzo Brandi fanno chiarezza su quanto stia avvenendo in queste ore ad Aleppo, da sempre capitale economica del paese, oggi ridotta ad un cumulo di macerie per la guerra per procura in Siria e che potrebbe segnare per sempre le sorti della guerra, liberando il paese dai terroristi dell'Isis. 
 
Scrive Scaglione: “L’assedio di Aleppo. Forse non lo sapevate ma in questi ultimi giorni, e solo in questi ultimi giorni, il mondo delle persone perbene, di coloro che hanno a cuore la libertà, è angosciato dall’assedio di Aleppo. Il che è un po’ curioso, perché Aleppo è sotto assedio da tre anni e mezzo. Guardate la cartina qui pubblicata: raffigura la situazione di Aleppo dal 2012 fino a un mese fa. Com’è facile notare, il verde circonda su tre lati il rosso. E il verde erano le forze dei ribelli. Che quindi per tre anni e mezzo hanno stretto la città in una morsa aperto solo verso Sud. Un assedio quasi perfetto”.

 
E poi sul dramma umanitario dal 2012 ad oggi avvenuto nel totale silenzio e menefreghismo dei nostri media conniventi con il progetto di destabilizzazione e distruzione di uno stato sovrano, scrive correttamente Brandi: “Poiché però la città continuava a resistere, grazie anche ad un’incerta via di rifornimento posta a Sud-Est del centro e tenuta aperta dall’esercito, i jihadisti, cui nel frattempo si erano aggiunti anche i miliziani dello Stato Islamico (o Daesh) provenienti dall’Est, da Raqqa, tagliarono l’acqua e l’energia elettrica agli assediati, bombardando nel contempo i quartieri centrali con razzi e mortai e tormentando gli assediati con sanguinosi attentati condotti con autobombe ed altri mezzi (il più grave e micidiale fu condotto contro l’Università con la morte di decine di studenti). Su tutto questo vi sono, tra le altre, le continue testimonianze dei vescovi delle comunità cristiane cittadine, che riferiscono anche di aver fatto scavare pozzi nei recinti delle chiese per alleviare le sofferenze della popolazione assetata, testimonianze che i giornalisti non potevano ignorare, anche se non avessero voluto prestare fede alle dettagliate notizie fornite dall’agenzia siriana SANA, o dalle fonti russe (Sputnik-edizione italiana) e libanesi (Al Manar)”.
 
E Scaglione rincara la dose: “Come hanno vissuto i siriani di Aleppo, quelli rimasti nei quartieri controllati dal Governo e dalle truppe di Assad? Le testimonianze non mancano. Bombe sulle scuole e sugli ospedali. Missili sui palazzi. Niente acqua. Niente elettricità. Pochissimo carburante, e a carissimo prezzo, per riscaldare le case d’inverno. Un sacco di morti civili, perché i missili cadevano dove cadevano. Insomma, le cose che succedono durante un assedio.Quando, nel 2014, lanciò l’appello “Salviamo Aleppo”, la Comunità di Sant’Egidio scrisse cose come questa: “La gente non può uscire dalla città accerchiata dall’opposizione, tra cui fondamentalisti intransigenti e sanguinari”. Oppure: “C’è l’orribile ricatto dell’acqua che i gruppi jihadisti tolgono alla città. È una guerra terribile e la morte viene da ogni parte. Passando per tunnel sotterranei, si fanno esplodere  palazzi “nemici” “. E lo diceva Sant’Egidio, che non aveva mai lesinato le critiche anche verso Assad. Insomma, pochi dubbi: era un assedio”.
 
 
Di fronte a questa svolta nella guerra in corso in Siria, i nostri giornalisti ora si stracciano le vesti parlando dei civili che fuggono dalle zone dei combattimenti.  La controffensiva dell’esercito siriano grazie al supporto dell'aviazione russa, scattata negli ultimi mesi del 2015, ha l'obiettivo di liberare la città dall'assedio dei terroristi. Folli festanti accolgono i “liberatori” in ogni villaggio durante l'avanzata. Carla del Ponte, uno dei giuristi internazionali più noti, ha dichiarato in settimana di plaudire l'intervento russo: "finalmente qualcuno prova a cacciare questi terroristi": E per i media nostrani? Secondo il nostro regime l’esercito di Assad che “avanza verso Aleppo” per “riconquistarla”, come se la città fosse in mano ai rivoltosi e ai mercenari stranieri, e non invece assediata da oltre tre anni dall'Isis. Da Aleppo gli abitanti fuggirebbero verso la Turchia, terrorizzati dai bombardamenti russi”.
 
Ma qual è quindi il vero problema che bisogna nascondere in tutti i modi? Semplice. L'avanzata dell'esercito siriano scoperchia la madre di tutte le questioni: l'approviggionamento, il supporto e i legami con il nostro “alleato” NATO, la Turchia, dei terroristi. Liberata Aleppo finisce il gioco per i terroristi e per Ankara. “I profughi di adesso scappano verso un confine, quello con la Turchia, che è improvvisamente diventato impenetrabile, a meno che l’Europa non molli altri miliardi a Erdogan e soci. Ma è impenetrabile solo per i profughi. Perché gli islamisti in fuga davanti a siriani, Hezbollah, iraniani e curdi, possono attraversarlo senza problemi. Così come per anni l’hanno attraversato in senso inverso i foreign fighters e i rifornimenti per i jihadisti che stringevano in una morsa Aleppo. Ma già, quello non era un assedio”, conclude Scaglione.
 
Proviamo ribrezzo nel leggere menzogne e falsificazioni quotidiane su giornali di un mondo che si crede ancora libero su quanto stia avvenendo in Siria, un paese lacerato da chi si auto-definisce ancora civilizzatore con milioni di morti sulla coscienza negli ultimi decenni. Dopo cinque anni di destabilizzazioni della Siria attraverso una guerra per procura fomentata dagli Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita principalmente, il popolo siriano ha eroicamente resistito e non ha ceduto a quel destino che il mondo libero aveva scelto per loro sul modello iracheno e libico. Quando la vittoria sembra prossima ad Aleppo e quindi , il regime mediatico alza la voce. Questo inutile brusio serve a mascherare i crimini commessi in precedenza e a distogliere l'attenzione sulle azioni criimali di un paese nostro "alleato" NATO che tiene l'Europa in pugno.
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