Kiev: anziani antifascisti mettono in fuga i neonazisti della Azov

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Kiev: anziani antifascisti mettono in fuga i neonazisti della Azov

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di Fabrizio Poggi per Contropiano

Come recita quel bizzarro adagio britannico: “le cronache riferite dai giornali sono tutte veritiere, tranne quelle che raccontano dei fatti cui hai assistito direttamente”. Quantomeno, le cronache non sono sempre complete.

Orbene, lo scorso 17 marzo, a Kiev, nel 25° anniversario del referendum che in Urss aveva visto la schiacciante vittoria del Sì al mantenimento dell’Unione Sovietica, un meeting della coalizione “Opposizione di sinistra” (cui partecipavano in maggioranza persone anziane) a favore di quei risultati poi disattesi dalla dirigenza eltsiniano-gorbacioviana, era stato attaccato alla maniera fascista da “attivisti civili” del battaglione neonazista Azov. Nel corso dell’assalto, che la polizia si era ben guardata dall’ostacolare, un anziano era stato colpito alla testa; ma l’autoambulanza, avvertita dai manifestanti, aveva preso tutto il tempo possibile prima di arrivare sul posto. E lo stesso 17 marzo, gli “azovisti” si erano affrettati a tessere le lodi di se stessi, per aver “disperso un meeting dei separatisti”, come vengono definiti in Ucraina non solo milizie e civili del Donbass, ma tutti coloro che manifestano la pur minima resistenza e opposizione al potere golpista.

Sin qui la cronaca. Oggi l’agenzia Novorosinform pubblica alcuni video dell’accaduto, che testimoniano come, ancora una volta, i fascisti si siano comportati da par loro: vero che i neonazisti di Azov hanno attaccato il meeting; vero che hanno pestato diversi anziani. Ma i baldi giovani di Azov, che nell’occasione non avevano rispettato la regola fascista del 10 contro 1, sono stati respinti a suon di legnate e messi in fuga da anziani pensionati per nulla intimoriti dalla provocazione.

In questo i neonazisti ucraini non si differenziano dallo “stile” fascista classico: “prodi” e baldanzosi quando hanno le spalle protette dalla forza dello stato; pavidi e pronti alla fuga quando gli assaliti non si lasciano intimorire. Come a Scandicci nel marzo o a Sarzana nel luglio 1921, oppure a Parma nell’agosto 1922; così oggi in Ucraina, quando le armi (o i bastoni) sono pari, i fascisti se la danno a gambe.

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