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In Francia il primo movimento sociale contro l'Unione Europea. Jacques Sapir

In Francia il primo movimento sociale contro l'Unione Europea. Jacques Sapir
 

Bruxelles e Francoforte cercano d'imporre in Francia quello che hanno già imposto alla Grecia

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La Francia sta attraversando la più grave crisi sociale dal 1995, quando un movimento sociale si formò contro le riforme di Alain Juppé, il primo ministro dell'epoca, scrive Jacques Sapir sul suo blog RussEurope. Tuttavia, non si tratta di una riedizione di quel movimento. Si tratta, infatti, del primo movimento sociale contro l'Unione Europea e le sue regole, benché nemmeno i suoi fautori ed autori ne hanno ancora preso chiaramente coscienza. Che la cosa si sarebbe verificata e sarebbe esplosa un giorno o l'altro era nell'aria. Yannis Varoufakis ne aveva dato anticipazione nel luglio scorso 
 
Parlando delle condizioni imposte dal ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, Varoufakis diceva questo: “Mi spiegò (Schäuble) esplicitamente che la Grexit, l'uscita della Grecia, gli conferiva un enorme potere di negoziazione, specie nei confronti della Francia, con lo scopo di imporre a Parigi ciò a cui essa si opponeva. Qual era la questione? Spostare il potere di bilancio da Parigi a Bruxelles (2)”. In altri termini, il piano di Schäuble dell'inizio dell'estate del 2015 non aveva come scopo prioritario la Grecia, bensì di far capitolare la Francia, attraverso la Grecia, affinché accettasse di trasferire la totalità del suo potere di bilancio e di smantellare le sue regole sociali per compiacere una potenza straniera. Schäuble, infine, voleva porre sotto tutela la Francia, approfittando della crisi greca. Bisogna prenderne coscienza. Di fatto, questo movimento sociale ha posto direttamente la questione della sovranità nazionale. Il sostegno, certamente moderato, datogli da Marine Le Pen è un segno assai significativo.
 
Valls, l'ostinato
 
Il primo ministro, tuttavia, non vuole cedere. Anzi, si scatena, così come la stampa ai suoi ordini, contro la CGT. La CGT non è l'unica forza sociale del movimento. La presenza di FO, SUD e di altri sindacati di categoria è notevole. Ne è testimonianza la foto che ritrae Martinez (CGT) e Mailly (FO) spalla a spalla nella manifestazione di giovedì 26. Si stanno dicendo, quindi, tante bugie con lo scopo di far rinascere un sentimento anticomunista. Ma il tempo per queste cose è passato. Il primo ministro e la stampa ai suoi ordini definiscono gli scioperi che toccano le raffinerie forme di “terrorismo sociale”. Questo è un insulto alle vittime del terrorismo nel mondo, ma di ciò il primo ministro non ha cura. Inoltre, il discorso tenuto oggi da Manuel Valls è in piena contraddizione con quello tenuto nel 2010, quando le manifestazioni e i blocchi delle raffinerie erano state scatenate dalle leggi del governo Fillon. É il gioco delle parti, ma c'è una specie di schizofrenia nel discorso del primo ministro.
 
Ciò che è grave è che oggi questo governo, con la sua azione – come la gestione esclusivamente poliziesca del movimento o l'uso abusivo dell'articolo 49.3 per consentire il passaggio della legge “El Khomri” – e con il suo linguaggio, sta creando un clima da guerra civile in Francia. Le ferite inferte ai manifestanti, con due liceali che hanno perduto un occhio a causa dei colpi di flashball, o l'inqualificabile attacco ad un veicolo della polizia, che avrebbe potuto fare due vittime, ne sono la testimonianza. Erano circa trentanni che non avevamo visione di un tale livello di violenza. L'aggravante sta nel fatto che è il governo a farlo o ad autorizzarlo, perché si capisce che i poliziotti non agiscono senza ordini, visto che viviamo nello stato d'urgenza. Questo comportamento è assolutamente irresponsabile e costituisce una minaccia concreta alla pace civile. Bisogna, dunque, capire le ragioni di questa ostinazione. Questa ragione è l'euro, dapprima per scelta di Hollande, adesso per convincimento di Manuel Valls. La scelta per l'euro si è materializzata all'inizio del quinquennato con la ratifica del TSCG negoziato da Nicolas Sarkozy. Fu chiaro, in quel momento, che questo governo e questo presidente avrebbero affondato un giorno il paese. Perché Hollande non è semplicemente e spesso inadeguato e ridicolo al contempo. Egli rappresenta oggigiorno gli interessi della UE contro i lavoratori francesi. Da questo punto di vista Jean-Luc Mélenchon ha avuto ragione quando ha ricordato, giovedì sera alla trasmissione Des paroles et des actes che gli stati sono gli unici a poterci difendere dall'UE.
 
Il ruolo dell'UE e dell'euro
 
Si tratta di una verità largamente rivelata da numerose dichiarazioni dei dirigenti dell'UE, malgrado questo governo lo neghi categoricamente. La legge El Khomri ci è imposta da Bruxelles (4). In effetti questa legge è l'applicazione fedele della “strategia di Lisbona” e dei “Grandi Orientamenti di Politica Economica” che sono elaborati dalla direzione generale degli affari economici della Commissione Europea (5). Coralie Delaume, in un eccellente articolo apparso su Le Figaro, lo dice chiaramente (6). Di fatto, i GOPE, la cui esistenza è stabilita nei trattati, e il “programma nazionale di riforme” prescrivono a numerosi stati – e da molto tempo – l&# 39;adozione di politiche di bilancio maltusiane e moderazione salariale. Questo ci da la misura del punto al quale giungono l'UE e l'Eurogruppo nell'imporre il loro stile di governance in un quadro di disciplina ferrea (7). É per questo che il governo non vuole e non può ritornare sulle sue decisioni. É per questo che tanto Manuel Valls che François Hollande danno prova di fermezza. Questa fermezza, che sarebbe ammirevole in altre circostanze, diventa odiosa quando si tratta di imporre ad un popolo delle misure decise oltre la sovranità nazionale. In tal modo, Valls e Hollande sono alla stregua di agenti dello straniero.
 
In qualche modo siamo “riscattati” o sottomessi ad un tributo da parte dell'Unione europea, cosa del tutto evidente visto che non siamo più sovrani. Sappiamo bene, a tal proposito, quale sia la prima conseguenza della perdita della sovranità: sacrificare delle vittime. Lo stiamo costatando in modo chiaro in Grecia. D'altronde, il commissario europeo, Pierre Moscovici, insiste sulla necessità di adottare un punto di vista europeo nel valutare questa legge (8). É d'altra parte inevitabile che, non potendo svalutare la moneta, la Francia possa recuperare competitività solo con una corsa alla riduzione dei salari. Riduzione dei salari e delle prestazioni sociali. Ci chiedono di ristabilire la draconiana “disciplina di fabbrica”. Questo significa ricondurre tutti i negoziati nel quadro degli “accordi d'impresa” a detrimento degli accordi di settore e nazionali. Il risultato di questa riforma è il drammatico indebolimento dei salariati nei confronti dei datori di lavoro. Questa è la filosofia profonda della legge, espressa all'articolo 2, la quale conduce al totale ribaltamento delle norme del Codice del Lavoro (...)
 
La violenza nei rapporti sociali
 
Torniamo ai metodi impiegati dagli oppositori. Sappiamo che questo argomento entusiasma alquanto i giornalisti (…) Giammai, però, abbiamo sentito una parola sui metodi e le pratiche dei datori di lavoro e dei sostenitori di questa legge. Perché ci sarebbe molto da dire a proposito del ricorso all'articolo 49-3 e del licenziamento della giornalista Aude Lancelin, che ha pubblicamente sostenuto il movimento sociale (10). Torniamo, d'accordo, alla questione degli scioperi e dei blocchi. C'è un conflitto. Ciò è del tutto evidente. Questo conflitto contrappone il governo, sostenuto da gran parte della classe politica di sinistra e di destra e la quasi totalità degli editori, alla maggioranza della popolazione, dato che i sondaggi danno gli elettori contrari alla legge in una percentuale tra il 70 ed il 74 per cento (11). Ciò non fa che richiamare alla nostra memoria il referendum sulla costituzione europea del 2005. Poiché il governo sapeva di non avere la maggioranza (ndt. nel paese) ha deciso di prendersi la responsabilità di attivare la procedura dell'articolo 49,3 della Costituzione, che è un sistema per aggirare il parlamento (ndt. La procedura in questione corrisponde alla nostra “questione di fiducia” con la non indifferente differenza che l'Assemblea Nazionale non è chiamata a votare la fiducia ma a non votare la sfiducia. In tal modo, se non ci sono le condizioni per sfiduciare il governo, il disegno di legge non è nemmeno discusso in aula) (12). Date le condizioni, è inevitabile e legittimo adottare forme estreme di lotta contro misure contenute in una legge imposta da stranieri a dispetto delle regole della democrazia. Questa legittima difesa sociale è dunque giusta. Questa lotta serve a creare una posizione di forza, un'espressione che spaventa, ma che si impone perché il nostro non è un mondo di “orsetti del cuore” come pensa Emmanuelle Cosse. Non può farsi una buona trattativa se non si ha una posizione di forza.
 
Ci vuole coerenza
 
C'è dunque molta ipocrisia nelle condanne ai blocchi espresse dai deputati dell'opposizione sovranista, tra i primi ad indignarsi contro le misure europee e la perdita della sovranità nazionale, ma che sono dispiaciuti quando i lavoratori passano concretamente all'azione contro tali misure. Sbagliano le loro battaglie. Il movimento contro la legge El Khomri è un movimento per la sovranità, contro l'UE e l'euro. La coerenza che dobbiamo esigere da tutti i sovranisti è che lo sostengano, benché possano avere riserve circa alcuni dei suoi metodi. La Francia è oggi minacciata dalla testardaggine di un governo diretto da una potenza straniera e che, per non dispiacere a suoi veri mentori, è pronto ad annegare il paese in una guerra civile e dall'incoerenza di certi sovranisti. Perché, bisogna ripeterlo ancora, i nostri avversari, quelli di Bruxelles e di Francoforte, quelli che cercano d'imporre in Francia quello che hanno già imposto alla Grecia, alla Spagna e all'Italia, loro sì che sono coerenti.


Tradotto per www.comedonchisciotte.org da Nicola Palilla
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