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Corea, chi è che vuole veramente la guerra?

Corea, chi è che vuole veramente la guerra?
 
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di Fabrizio Poggi



Due giorni fa le agenzie internazionali, su fonte Daily Star, hanno comunicato che il Ministro della “difesa” USA, James Mattis, nel corso dell'annuale incontro con l'Associazione delle Forze armate USA, ha dichiarato che i militari yankee devono tenersi “pronti alla variante militare, che il nostro presidente potrebbe utilizzare, se ciò sarà necessario”, nel confronto con la RPDC.




 

Secondo Krasnaja Zvezda, i vertici USA starebbero davvero preparando psicologicamente il paese a una guerra nucleare contro la Corea del Nord. I canali televisivi americani, scrive l'agenzia del Ministero della difesa russo, mandano in onda centinaia di soggetti su come potrebbe iniziare la guerra e, al pari dei puerili documentari degli anni '50, cosa fare se si scorge all'orizzonte il fungo nucleare. I media yankee sostengono che, nonostante ciò appaia tanto terribile, un conflitto con la Corea del Nord gioverebbe a Donald Trump.
 

Ieri, anche il Ministro della difesa giapponese, Itsunori Onodera, ha annunciato che le forze armate di Tokyo si trovavano in stato di allerta, per far fronte a eventuali “azioni improvvise” da parte di Pyongyang, in coincidenza con l'anniversario della fondazione del Partito del Lavoro. “In passato” ha dichiarato Onodera, “la Corea del Nord, in coincidenza con simili anniversari, ha condotto test nucleari e missilistici. Noi siamo in stato di accresciuta vigilanza”. Lo stesso Onodera aveva ricevuto ordine dal premier Abe di non lasciare Tokyo e mantenere lo stato di allerta permanente; questo, nonostante alla vigilia i vertici militari sudcoreani avessero parlato dell'assenza di segnali di “provocazioni” da parte di Pyongyang. D'altra parte, Seoul ha dichiarato che i militari USA e sudcoreani fanno costantemente uso di ogni sistema di controllo sulle mosse della RPDC: velivoli spia di diverso tipo, mezzi di sorveglianza a bordo di vascelli militari, radar a terra in grado di registrare nel giro di due minuti eventuali lanci di missili balistici. Ovviamente, accanto a tali procedure “asettiche”, non da ora la CIA ha in cantiere anche la prassi tante volte messa in atto – per citare un solo esempio: le decine di tentativi, mai andati in porto, di eliminare Fidel Castro – contro esponenti “scomodi” a Washington.
 

L'agenzia nordcoreana KCNA, già alcuni mesi fa, aveva scritto di un tentativo, sventato, di assassinare Kim Jong Un da parte di agenti USA e sudcoreani, in occasione del 105° anniversario della nascita di Kim Il Sung, lo scorso 15 aprile. L'azione avrebbe dovuto esser condotta da un cittadino nordcoreano, addestrato all'uso di sostanze biochimiche e radioattive. In seguito, la sudcoreana Yonhapnews aveva scritto della formazione di una brigata mista yankee-sudcoreana, di mille-duemila uomini, per l'eliminazione di Kim Jong Un e della leadership nordcoreana e anche di piani per “attacchi preventivi” agli impianti nucleari nordcoreani. Alcuni giorni fa, ancora la KCNA, scriveva di uno sventato tentativo, messo in atto il maggio scorso, per attentare alla vita di Kim Jong Un, ricorrendo ancora una volta a mezzi chimici e biologici. Secondo l'agenzia nordcoreana, il “gruppo di terroristi penetrati nel nostro paese su ordine della CIA e dell'intelligence sudcoreana” sarebbe stato “scoperto e catturato”.
 

D'altra parte, se Donald Trump continua a riferirsi a Kim in termini di “pazzo” e “squilibrato”, la CNN riferisce che proprio alti funzionari della CIA avrebbero sconsigliato al presidente USA di “non offendere” il leader nordcoreano, le cui azioni sono giudicate a Langley “di carattere razionale” e “motivate ??da precisi obiettivi a lungo termine”, tali da garantire la “sopravvivenza del regime politico”. Il vice collaboratore del direttore della CIA per la Corea, Yong Suk Lee, ha dichiarato che Kim non ha alcuna intenzione di “svegliarsi una mattina e far saltare Los Angeles”. Secondo Yong, la cognizione della razionalità delle azioni della RPDC può aiutare i vertici USA a proteggere sia gli Stati Uniti che i loro alleati e ad evitare un conflitto devastante.
 

Da parte sua, Kim Jong Un, intervenendo lo scorso 7 ottobre al plenum del CC del PLK aveva ribadito la giustezza della scelta di uno sviluppo parallelo in campo economico e militare, sottolineando come i traguardi nei due settori siano stati raggiunti nonostante le sanzioni internazionali. "E' necessario contare sempre più sulle nostre forze” ha detto Kim, “vanificare i tentativi di scatenare la guerra nucleare e gli intrighi sulle sanzioni ONU che Washington, mentre si agita nell'agonia della morte, tesse per distruggere la sovranità della RPDC". Il potenziale nucleare, ha detto ancora Kim, è il “frutto prezioso donatoci dalla sanguinosa lotta del nostro popolo per la protezione del destino e della sovranità dalla minaccia nucleare”; esso rappresenta una sorta di Excalibur, che consente “ai popoli di godere una vita felice sotto il blu del cielo, disperdendo le nubi nucleari della violenza" dell'imperialismo americano ed è anche un "deterrente, che protegge la pace e la sicurezza nella penisola coreana e nei paesi del nord-est asiatico".
 

Lo scorso 4 ottobre, Vladimir Putin aveva raccontato di come nel 2001 il padre di Kim Jong Un, Kim Jong Il, gli avesse rivelato che la RPDC già allora disponeva della bomba atomica e come questa venisse lanciata con la normale artiglieria. Nel 2017, ha detto Putin, “il paese è stretto da sanzioni costanti, ma invece della bomba atomica, hanno quella all'idrogeno. Invece della semplice artiglieria, hanno missili a medio raggio di 2.700 km, forse più, già di 5.000". Con ciò, Putin ha inteso evidenziare che, con le sanzioni contro la RPDC, è impossibile risolvere i problemi e ha ricordato come in passato ci fosse stato un tentativo di accordo e Pyongyang si fosse impegnata a interrompere il proprio programma nucleare.
 

Ma gli obiettivi yankee erano tutt'altri: continue “esercitazioni” militari, voli di bombardieri, schieramento di sistemi missilistici in Corea del Sud e Giappone, rafforzamento dei contingenti USA nelle basi del Pacifico, ecc. Nel marzo 2012, in piena era “democratica” Obama, la situazione nella penisola coreana era arrivata al limite della guerra, a causa delle ennesime manovre USA-Corea del Sud. A dicembre 2012, ricorda proprio oggi l'Ambasciata della RPDC a Mosca, al momento del lancio del satellite Kvanmyonson-3, gli Stati Uniti e i loro seguaci parlarono scientemente di “lancio di un missile” e minacciarono immediatamente sanzioni e abbattimenti, fecero introdurre nuove "risoluzioni sulle sanzioni" ONU e “mostrarono i loro artigli nucleari”. In risposta, a febbraio 2013, Pyongyang condusse un terzo test nucleare sotterraneo e in marzo, nel corso di una riunione d'emergenza, furono messi a punto piani di attacco contro le basi USA nel Pacifico, tra cui Guam, le Hawaii, fino alla costa statunitense. Nel marzo 2016, è detto ancora nella nota della RPDC, Kim Jong-un dichiarò che il diritto a un attacco nucleare preventivo cessava di essere monopolio USA: “se oseranno attentare con armi nucleari sulla sovranità della nostra Repubblica e al suo diritto all'esistenza, allora non esiteremo a portare per primi un attacco nucleare”.
 

Di chi la responsabilità dunque se, per garantire la propria sovranità, la RPDC si è vista costretta a riprendere il proprio programma nucleare?

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