/ Gli oscuri messaggi delle bombe d’Egitto

Gli oscuri messaggi delle bombe d’Egitto

Gli oscuri messaggi delle bombe d’Egitto
 

Ottanta morti e messaggi indirizzati ad Al Sisi e Papa Francesco

Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it

PICCOLE NOTE


La Bestia è assetata di sangue e ieri, in Egitto ha fatto strage in due chiese durante la celebrazione liturgica delle Palme. Un duplice attentato di chiara matrice satanica, rivendicato dal movimento dell’Isis che a tale religione è consegnato. Già, perché anche quella satanica è una religione, con i suoi riti, le sue celebrazioni e le sue simbologie.

 

Una religione che ha più adepti di quanti si pensi, e in circoli importanti e influenti nel mondo, altrimenti Daesh non avrebbe attecchito in maniera così ampia e radicale. Per fare attentati come quelli che ieri hanno preso una ottantina di vite ci vuole una sofisticata preparazione, non è certo opera di quattro beduini infatuati dall’idea del Califfato.

 

Oltre a rilanciare la sfida satanica al mondo, le bombe di ieri, secondo una sofisticata strategia, hanno obiettivi diversificati. Anzitutto rinverdire i fasti dello scontro di civiltà, ovvero accreditare la narrazione che ha caratterizzato questi anni secondo la quale l’islam sarebbe lanciato a bomba contro il cristianesimo.

 

Una narrazione che attecchisce nonostante l’evidenza, nonostante il Terrore globale abbia fatto infinitamente più morti ammazzati islamici che cristiani, abbia preso di mira molte più moschee che chiese cristiane. Ma tant’è.

 

Proprio la Chiesa copta è simbolo e testimonianza di convivenza tra islam e cristianesimo, che nei secoli ha visto episodici attriti e conflittualità ma anche virtuose convergenze. Una convivenza che gli attivisti dell’Isis vogliono far saltare in aria a suon di bombe.

 

Altro obiettivo era il papa. Una delle bombe ha infatti fatto strage di fedeli che partecipavano alla messa tenuta dal papa copto Teodoro IITawadros in arabo. Il militante kamikaze ha compiuto il suo macabro lavoro nella chiesa di San Marco ad Alessandria, la chiesa più importante della Chiesa copta. Come se fosse esplosa una bomba in San Pietro.

 

Che il messaggio di morte sia rivolto anche alla Chiesa cattolica è alquanto esplicito, dal momento che tra venti giorni papa Francesco si recherà in Egitto per rinsaldare i vincoli che legano le due Chiese, in linea con quanto avvenuto durante il suo pontificato (basta ricordare lo storica visita a Roma di papa Tawadros II).

 

Una visita, quella prossima ventura, che il movimento satanico ha particolarmente in odio, anche perché in tale viaggio Francesco incontrerà il grande imam Ahmad al-Tayyib, guida dell’Università Al-Azhar, la più importante istituzione islamica dei sunniti. Tale istituzione era entrata in rotta con la Chiesa cattolica durante il Pontificato di Benedetto XVI, una rottura che era rientrata e che la visita di Francesco dovrebbe chiudere definitivamente.

 

Altro obiettivo esplicito dell’attentato è il presidente Al Sisi, che sta attraversando un momento delicatissimo. Egli ha riposizionato l’Egitto, che da quinta colonna degli Stati Uniti in terra d’arabia, ha trovato in Mosca un interlocutore interessato a rilanciare la sua influenza nell’aerea.

 

Da poco tornato da una visita negli Stati Uniti, dove ha incontrato Trump nella speranza di poter ritrovare il filo di un dialogo con la nuova amministrazione Usa, il presidente egiziano deve far fronte all’instabilità permanente del Sinai, terra di movimenti radicali, ma soprattutto a quella molto più pericolosa di cui è preda la vicina Libia, che rischia di tracimare e travolgere il suo Paese.

 

Da qui, e dalla speranza di guadagnarsi qualche pozzo petrolifero, le ingerenze egiziane in terra libica a sostegno del generale Khal?fa ?aftar, uno dei protagonisti del complicato caos in cui è caduto il Paese dopo la guerra scatenata dalla Nato contro il Colonnello Gheddafi.

 

Al Sisi non deve far fronte solo al caos esterno. All’interno è chiamato a contenere l’attivismo endemico dei Fratelli musulmani, suoi nemici giurati, che hanno affiliati dappertutto, sia nella società che negli apparati dello Stato.

 

Un’instabilità alla quale si è aggiunto il vulnus della morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo. Il suo sangue è ricaduto sul presidente, indebolendolo ancora di più, come da intenzioni degli ambiti, interni e internazionali, che hanno decretato la morte di Giulio e/o l’hanno strumentalizzata in seguito.

 

L’attentato nella chiesa d’Alessandria deve essere riecheggiato come un sinistro segnale nella residenza presidenziale: il 1 gennaio del 2011 una bomba esplodeva al termine della celebrazione liturgica presso la chiesa dei Santi ad Alessandria, causando 21 morti. Da lì a poco sarebbe iniziata la primavera araba che avrebbe posto fine alla presidenza di Hosni Mubarak.



 

A fine marzo, Mubarak è tornato in libertà, riabilitato nell’era al Sisi dopo la lunga carcerazione subita durante il governo dei Fratelli musulmani. Una liberazione altamente simbolica, come a segnare la fine di un’epoca, quella sanguinaria seguita all’involuzione delle cosiddette primavere arabe. La bomba di ieri urla al mondo che quella stagione non è affatto finita, anzi.

Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it
Notizia del:
comments powered by Disqus
Le più recenti da Piccole Note
Notizia del:

Nord Stream, la Guerra Fredda passa anche attraverso l’energia

PICCOLE NOTE La Guerra Fredda passa anche attraverso l’energia. In Europa si traduce nella guerra per impedire il raddoppio del gasdotto Nord Stream (che passa sotto il Baltico),...
Notizia del:

Rex Tillerson dichiara guerra all'Iran

"Prima dell’Impero americano un altro impero, nel passato, ebbe la Persia (attuale Iran) come nemico irriducibile e anche quello cercò più volte di conquistarla. Era l’impero romano. Non riuscì mai nell’intento, nonostante gli sforzi profusi."

PICCOLE NOTE Rex Tillerson «ha denunciato l’obiettivo di Teheran di “creare un arco...
Notizia del:

Siria, la battaglia per la liberazione di Idlib e gli ascari degli Usa

PICCOLE NOTE Mentre infuria il conflitto per la sorte di Idlib, che vede opposti l’esercito siriano e i suoi alleati alle milizie di al Qaeda che la controllano e ai turchi che li sostengono,...
Notizia del:

Di Siria e censura: ancora sull'articolo di Repubblica prima pubblicato e poi eliminato

PICCOLE NOTE  Il 5 gennaio scorso avevamo ripreso un articolo pubblicato sulla Repubblica in relazione alla guerra siriana. Uno scritto che finalmente usciva dai binari usuali sui quali è...
Notizia del:

Nuove incredibili rivelazioni sul terrorista Isis che uccise Padre Hamel a Rouen. L'intelligence francese ignorò l'allerta di un agente

Stefano Montefiori, sul Corriere della Sera del 5 gennaio, rivela nei dettagli quel che l’agente aveva trovato sul conto dell’assassino: «118 fotografie, 3 video, 29 documenti, 89 messaggi vocali e 89 link postati da @Jayyed, che racconta dei suoi tentativi di andare a fare la jihad in Siria, invita gli amici della zona di Rouen ad assistere ai corsi che tiene “in una moschea di Saint-Etienne-du-Rouvray” e esorta a usare il coltello per decapitare: “Si va in una chiesa dove si pratica il politeismo e si ammazzano tutti”».

PICCOLE NOTE Un agente della DRPP (Direzione dell’intelligence della prefettura di Parigi) aveva intercettato...
Notizia del:

Kim Jong-un ordina di normalizzare le relazioni con la Corea del Sud

PICCOLE NOTE Fiorisce la Pax Olimpica: dopo le aperture del presidente nordcoreano Kim jong-un nel discorso di fine anno e la pronta risposta della Corea del Sud, che ha subito accolto la mano...
Notizia del:

Rapimento di Hariri da parte di Riad. Il NYT svela il retroscena

Anche questa volta i media mainstream per settimane vi avevano raccontato "fake news"

PICCOLE NOTE Il rapimento del primo ministro Saad Hariri da parte dell’Arabia Saudita, uno dei capitoli...
 
Copyright L'Antiplomatico 2013 all rights reserved - Privacy Policy
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa