"Non irragionevole". Se a cancellare i diritti costituzionali... è la Corte costituzionale!

Così le pensioni diventano il bancomat cui ogni governo può rivolgersi per far quadrare i suoi conti. E i diritti costituzionali vengono cancellati dalla stessa Corte che dovrebbe difenderli. Nel nome della Unione Europea e del suo Fiscal Compact. Anche su  questo L'11 novembre a Roma  dovremo portare  in piazza la verità.

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"Non irragionevole". Se a cancellare i diritti costituzionali... è la Corte costituzionale!

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di Giorgio Cremaschi


Chi non ricorda  il pianto della ministra Fornero, quando nel 2011 il suo governo guidato da Monti tagliò le pensioni? Ora sorriderà, visto che la Corte Costituzionale, smentendo sé stessa, ha dato ragione a lei e ai suoi successori.

Nel 2011 il governo aveva bloccato la rivalutazione, già di per sé minima, di gran parte delle pensioni rispetto all'inflazione. Nel 2015,  con la sentenza numero 70, la Corte Costituzionale aveva bocciato il blocco delle pensioni, tranne che per quelle realmente d'oro. Il governo Renzi rispose con un decreto che dava una piccola mancia ad un parte dei pensionati più poveri, non dando nulla o quasi a tutti gli altri. Gli operai e gli impiegati andati un pensione dopo 40 e più anni di lavoro ricevevano un rimborso  molto parziale, di fronte a perdite medie di oltre 3000 euro, per pensioni non certo da nababbi. Nella sostanza il governo rimborsava ai pensionati circa un decimo di quanto aveva tagliato. Nello stesso tempo il governo confermava la malafede di tutta l'operazione, concordando con le solite  CgilCislUil che a partire dal 2019 si dovrebbe ricominciare a rivalutare le pensioni contro l'inflazione. Se il  governo stesso ha riconosciuto che nel futuro quei soldi in più dovrebbero essere garantiti ai pensionati, ha anche ammesso che nel passato è  stato leso un diritto.

Nonostante la passività e la complicità dei sindacati confederali, migliaia di pensionati, da soli o con i sindacati di base, fecero causa a governo ed INPS, chiedendo il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale. Molti giudici trovarono ragionevoli quelle richieste e rinviarono le cause alla stessa Corte, presumendo evidentemente che se un governo non ne rispetta le sentenze, tocchi ad essa intervenire.





Invece la Corte Costituzionale ha detto che va bene così e che Renzi e Poletti hanno trovato "un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica". Non irragionevole è un giudizio falsamente cauto e totalmente ipocrita, che afferma un principio catastrofico per tutti i diritti, non solo per quelli dei pensionati, affermati nella prima parte della Costituzione. Quei diritti infatti ora dovranno essere "bilanciati" con le esigenze della finanza pubblica. È l'inversione del senso stesso della nostra Carta, che, in particolare nell'articolo 3, afferma che é compito della Repubblica, e delle sue finanze, realizzare l'eguaglianza e i diritti sociali. Ora sono quei diritti che devono concorrere a far quadrare i conti della finanza pubblica. Cioè quei diritti non esistono più, sono diventati donazioni concesse  quando avanzano soldi.

Per arrivare a questo stravolgimento si è dovuta modificare la stessa Costituzione, con un voto quasi unanime del parlamento del 2012, che ha riscritto l'articolo 81 secondo i dettami dell'austerità della Unione Europea e del suo Fiscal Compact. Trattato che dovrebbe essere definitivamente approvato con i suoi folli vincoli entro la fine dell'anno, ma che intanto ha visto i suoi principi  inseriti nella nostra Carta. Come una nido di tarme in un armadio.

La Corte Costituzionale ha deciso che il nuovo articolo 81 venga  prima di qualsiasi diritto, ma per giungere a questa  conclusione ha avuto bisogno di un aiutino e di una campagna ideologica. Con le sue tre nuove nomine il governo Renzi ha cambiato la maggioranza della suprema istituzione. Due nuovi giudici su tre infatti sono ultrà liberisti. Un gruppo di parlamentari di PD e affini ha presentato un progetto di revisione dell'articolo 38 della Costituzione, quello che parla di diritto al reddito, pensioni comprese. Si dovrebbe armonizzare questo articolo con il nuovo articolo 81. Non c'è alcuna possibilità che il parlamento approvi tale modifica prima delle elezioni, ma intanto è stata presentata e i giudici costituzionali l'hanno sicuramente letta.

Infine c'è il terrorismo contabile sui costi di ogni intervento che modifichi la Fornero, sui tagli alle pensioni come sull'età pensionabile. Il capo dell'INPS è  il più sfacciato nello sparare numeri. 20, 30, 100 miliardi lanciati dai mass media come costo di un diritto. Questi costi sono calcolati al massimo e su decine e decine di anni. È questa una vera mascalzonata, una sostanziale fakenews, come se un imprenditore  sommasse il costo  del salario di un dipendente per venti anni e dicesse che è una cifra esorbitante.

I pensionati italiani negli ultimi dieci anni hanno versato 500 miliardi di tasse allo stato italiano, con la logica di Boeri dovrebbero pretenderne indietro almeno la metà.

Purtroppo però l'arroganza della propaganda di regime riesce a imporsi, facendo credere all'opinione pubblica che i diritti costituzionali costino troppo e che tutte le altre spese siano invece giuste. Così le pensioni diventano il bancomat cui ogni governo può rivolgersi per far quadrare i suoi conti. E i diritti costituzionali vengono cancellati dalla stessa Corte che dovrebbe difenderli. Nel nome della Unione Europea e del suo Fiscal Compact.
Anche su  questo L'11 novembre a Roma  dovremo portare  in piazza la verità.

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