Non c’è futuro per la Grecia fino a che resterà nell’Eurozona. Jacques Sapir

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Non c’è futuro per la Grecia fino a che resterà nell’Eurozona. Jacques Sapir

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Commentando i risultati de voto del 20 settembre in Grecia, Jacques Sapir li definisce "problematici per più di un motivo. L’astensione è cresciuta del 7 percento rispetto alle elezioni di gennaio. La fuga degli elettori da tutti i partiti che hanno accettato le inique condizioni dettate da Bruxelles è impressionante. Syriza ha perso [in termini di numeri assoluti, NdT], il 14 percento del suo elettorato. Nuova Democrazia ha perso l’11 percento. To Potami ha perso quasi il 50 percento [1]. Solo il partito di estrema destra, Alba Dorata, mantiene il numero dei voti avuti precedentemente (e pertanto risulta in progresso, in termini percentuali, rispetto alle elezioni di gennaio).

 
Anche le schede nulle e non valide sono considerevolmente aumentate. Tutto indica che la generale sfiducia dell’elettorato verso le istituzioni ha fatto un notevole balzo in avanti tra gennaio e settembre.
 
 L’analisi che si può fare di questo voto dimostra che gli elettori di sinistra hanno ritenuto meglio dare il proprio voto (per quelli che lo hanno fatto) a Syriza in modo da evitare un ritorno al potere del partito oligarchico di destra chiamato “Nuova Democrazia”. Il nepotismo che regna sovrano in questo partito (così come nel Pasok) ha lasciato dei brutti ricordi.
 
Ma questo è solo un male minore. È ovvio che il terzo memorandum sarà messo in atto in tutta la sua durezza e che Tsipras, dopo aver accettato le condizioni che gli sono state imposte, non avrà alcun margine di manovra. L’idea di una resistenza passiva, se mai ha avuto un qualche credito, non tiene di fronte alla forza dei fatti  La sinistra del “rifiuto” non è stata capace di concretizzare l’evidente disaffezione verso Syriza, a causa delle proprie divisioni (c’erano ben tre partiti a contendersi i voti dei disillusi di Syriza), e a causa del proprio settarismo (come nel caso del KKE).
 
Nel corso delle prossime settimane, è sul versante della situazione economica che gli eventi sono destinati a precipitare. La situazione in Grecia non migliorerà con l’applicazione del terzo memorandum, che comunque non è stato concepito a questo scopo, ed è già considerato destinato al fallimento. Le prime indicazioni che abbiamo sull’andamento del terzo trimestre ci fanno pensare che la contrazione dell’attività economica avvenuta tra luglio e agosto 2015 sia stata brutale. La produzione industriale potrebbe essere scesa tra l’8 e il 10 percento, e il PIL tra il 3 e il 5 percento. Ovviamente queste cadute della produzione porteranno con sé una caduta degli introiti fiscali, e già alla fine di ottobre il governo greco dovrà chiedere nuovi finanziamenti ai creditori.
 
È chiaro che non c’è futuro per la Grecia fino a che resterà nell’Eurozona, e fino a che non sarà dichiarato il default su una parte consistente del suo debito. Questo è quanto si inizia a dire presso il FMI, ma anche nelle anticamere dell’Unione Europea. La pratica greca è ancora lì ferma sul tavolo. Anche se oggi ci sono altri problemi che attirano l’attenzione, come la crisi dei rifugiati, la vicenda greca tornerà alla ribalta come problema politico entro la fine di ottobre.
  

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