/ Famiglia Cristiana. La lezione della strage di Deir Ezzor: senza ...

Famiglia Cristiana. La lezione della strage di Deir Ezzor: senza Assad la Siria è dell'Isis

Famiglia Cristiana. La lezione della strage di Deir Ezzor: senza Assad la Siria è dell'Isis
 
Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it

di Fulvio Scaglione*

La strage di Deir Ezzor, dove le milizie dell’Isis, secondo le diverse fonti, hanno ucciso tra 200 e 400 civili, molti dei quali donne e bambini, e hanno rapito altre centinaia di persone, si candida fin d’ora a diventare una delle pagine più orrende della già orrenda guerra civile che da cinque anni dilania la Siria. I seguaci del Califfato hanno voluto, con questo raid, rispondere ai colpi ricevuti di recente, sia per opera dell’esercito regolare siriano appoggiato dai russi, che lentamente ottiene risultati sul fronte Ovest del conflitto, sia per opera di quello iracheno, appoggiato a terra dagli iraniani e dall’aria dagli aerei americani e inglesi.

Su questo lato della battaglia contro l’Isis, l’episodio più eclatante degli ultimi tempi è stata la riconquista di Ramadi, uno dei centri più importanti del cosiddetto triangolo sunnita dell’Iraq, quello che ha ai vertici appunto Ramadi, Baghdad e Tikrit. Poco prima di Ramadi era stata riconquistata Baijii, a poca distanza da Tikrit, sede di una delle più importanti raffinerie irachene. Perché questa è una delle aree petrolifere dell’Iraq e il sanguinoso attacco contro Deir Ezzor porta il segno anche di questa matrice: oltre a servire da risposta alla perdita di Ramadi, per mostrare al mondo che l’Isis non è finito, serve anche a garantire al Califfato l’approvvigionamento di greggio che è una delle principali fonti di finanziamento delle milizie. Reazione militare, petrolio e anche la necessità di mantenere aperto il collegamento tra tra la parte occupata della Siria e la parte occupata dell’Iraq, ovvero mantenere in vita il cosiddetto Siraq: ecco le tre motivazioni di questa ennesima strage dell’Isis.

Ma nella vicenda di Dei Ezzor ci sono anche due lezioni: una militare e l’altra politica. Da quasi due anni, analisti, generali, esperti di questioni della difesa, oltre che personalità di vario genere del Medio oriente, sottolineano che senza l’impiego di un esercito di terra il cancro dell’Isis non può essere estirpato. E infatti a Deir Ezzor è arrivata la solita carovana di automezzi che nessun aereo o drone, a quanto pare, è riuscito a notare.

E’ una questione militare, ma non solo: un’altra delle fonti di finanziamento dei jihadisti sono gli espropri, le tasse e le vessazioni economiche imposte alle popolazioni delle zone occupate. Un meccanismo che si può interrompere solo se qualcuno esercita il controllo e l'amministrazione del territorio al posto dei jihadisti. Con i bombardamenti non si risolve nulla, ormai l’hanno capito tutti. Gli unici progressi si registrano laddove, in Iraq o in Siria, vengono impiegate truppe di terra, siano esse siriane, curde, iraniane o irachene. Tanto che per togliere Ramadi a un migliaio di jihadisti è stata mobilitata un’armata irachena di molte migliaia di soldati.
 
Da questo, e dalla vicenda di Deir Ezzor, ricade una lezione politica: quando si voleva la caduta di Assad prima di ogni altra cosa, quando si diceva che l’intervento russo a suo favore non avrebbe fatto che complicare le cose, si voleva togliere dal terreno uno degli eserciti di terra impegnati contro l’Isis. Anzi: quello più impegnato. In Siria, che lo si capisse o si facesse finta di non capirlo, avrebbe voluto dire consegnare il Paese all’Isis dei wahabiti sgozzatori, massacratori di civili e rapitori di innocenti, e ai loro simili di Al Nusra, visto il ruolo assolutamente secondario, per non dire quasi nullo, giocato dai ribelli cosiddetti democratici e progressisti (sempre ammesso che qualcuno sappia identificarli). Non si tratta, con questo, di riabilitare Bashar al-Assad e tanto meno di santificarlo. Ma si tratta di decidere se si vuol battere l’Isis o no, e se batterlo sia la priorità. Le stesse domande a cui da un anno e mezzo non si vuole rispondere, se non con dosi massicce di inutile propaganda.

* Vicedirettore di Famiglia Cristiana. Pubblichiamo su gentile concessione dell'autore.
Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it
Notizia del:
comments powered by Disqus
Le più recenti da World Affairs
Notizia del:     Fonte: Hispantv

Lavrov: Gli Stati Uniti hanno chiesto scusa ad Assad per l'attacco all'Esercito siriano

Gli Stati Unitisi sono scusati con il presidente siriano Bashar al-Assad, per il bombardamento aereo sulle postazioni dell'esercito siriano. Lo ha riferito il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

"Sì, il governo degli Stati Uniti si è scusato con il presidente siriano per l'attacco aereo,...
Notizia del:

L'attacco mediatico contro il Venezuela raggiunge il livello più basso di sempre con le 'culle di cartone'

Di nuovo all'attacco meschino, mediocre, basso e moralmente piccolo come solo le corporazioni neo-liberali da cui sono stipendiati sanno fare.  Protagonisti, come sempre, Omero Cia(i) su...
Notizia del:

Lavrov: "Nelle élite occidentali prevalgono le idee di supremazia e difesa degli interessi propri contro lo sviluppo di una cooperazione giusta ed equa"

La crisi siriana non può essere risolta fino a quando i terroristi saranno sconfitti, ha dichiarato, questa sera, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, intervenendo alla 71 sessione dell'Assemblea generale dell'ONU.

Parlando alla 71a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA), il ministro degli Esteri russo...
Notizia del:

PUTIN: "NON SI DOVEVA DISTRUGGERE L'URSS"

"Il Partito comunista dell'Unione Sovietica avrebbe dovuto trasformare il blocco in un'entità democratica piuttosto che vederlo crollare". Lo ha dichiarato il presidente russo...
Notizia del:

Fonte interna di Twitter: cosi' il social nasconde deliberatamente alcuni account

Le voci che Twitter abbia iniziato a censurare blandamente gli account “politicamente più scomodi” negli Stati Uniti è stata confermata da una fonte interna all'azienda...
Notizia del:

Esiste per l'Italia una via d'uscita dalle guerre della Nato? La risposta arriva da Margarita (Venezuela)

di Patrick Boylan* - Peacelink Se l'Italia si trova coinvolta in sempre più guerre, non è soltanto perché fa parte della NATO e quindi ha il "dovere" (se non legale,...
Notizia del:     Fonte: Hispantv

Erdogan: Stabiliremo una no-fly zone nel nord della Siria

Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che ha in programma di stabilire una no-fly zone nel nord della Siria.

"Questo è il nostro obiettivo: vogliamo stabilire una no-fly zone in una zona di 95 a 45 chilometri,...
 

Copyright L'Antiplomatico 2013 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa