A nord di Gaza city, nel villaggio di Um al Naser ecco quel che resta della Terra dei bambini

Nella casa-baracca dell’ex-direttrice dell’asilo è giorno di panificazione

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A nord di Gaza city, nel villaggio di Um al Naser ecco quel che resta della Terra dei bambini

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Patrizia Cecconi,

Un al Nasser, Striscia di Gaza. 
 
A nord di Gaza city, nel villaggio di Um al Naser ecco quel che resta della Terra dei bambini: fango e qualche pezzo di ferro che le ruspe israeliane, dopo i meticolosi bombardamenti, hanno dimenticato di asportare. Tutto il resto è stato asportato e distrutto con un accanimento maniacale che fornirebbe motivo di analisi a qualunque studioso di fenomeni devianti.  L’asilo, costruito grazie a Vento di terra, ospitava 200 bambini. Le altre foto mostrano la vita nel villaggio, dove alle case distrutte si sono sostituite baracche di lamiera in cui spesso una sola stanza, più o meno grande, serve da tutto.

 
Nella casa-baracca dell’ex-direttrice dell’asilo è giorno di panificazione e sotto il quadro che ritrae il giovane martire Ibrahim si prepara il pane, si allattano i due gemellini, uno dei quali porta il nome dello zio ucciso, si apparecchia la tavola per offrirci il pranzo fatto di zuppa vegetale e ci viene raccontato come prosegue la lotta per la vita e per RIDARE vita a quanto distrutto.  
 
Altre foto rappresentano il laboratorio artigianale in cui una cooperativa di donne di Um al Naser produce oggetti di legno e di stoffa. Il laboratorio è stato reso possibile grazie a Vento di terra che non ha mai abbandonato questo villaggio e che intende essere risarcito per la distruzione dell’asilo e per poter ricostruire una nuova “terra dei bambini”.

 
A sud della striscia le cose vanno anche peggio. Sembra impossibile eh?! Ebbene qui l’acqua non ha raggiunto il metro come in altri villaggi in cui decine e decine di famiglie sono state evacuate in attesa che il tempo la smetta di allearsi con Israele per rendere impossibile la vita di questa gente. 
 
Tanto, passata l’emergenza, il popolo palestinese, sia a Gaza che altrove, ricostruisce quel che è stato distrutto. Su questo, per dirla alla romana….non ci piove!

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