JP Morgan e Bill Gates indicano l'anno in cui la pandemia finirà

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Dopo tante brutte notizie, uno spiraglio: nell’arco di una settimana sia la JPMorgan che Bill Gates hanno previsto che la pandemia finirà nel 2022. Tale previsione non viene da certi virologi da strapazzo che pontificano da anni sui media italiani, ma da una delle più importanti realtà finanziarie globali e dal paraguru dei virus, che peraltro è tra i gestori dell’attuale crisi pandemica.

Secondo la JPMorgan tale ripresa sarà data dal “raggiungimento di una larga immunità della popolazione e grazie dall’ingegno umano, che sta sviluppando nuove terapie che dovrebbero essere ampiamente disponibili in 2022”.

Un cenno alle terapie ripreso anche da Gates: “Nelle singole comunità ci saranno ancora focolai occasionali, ma saranno disponibili nuovi farmaci che dovrebbero riuscire a prendersi cura della maggior parte dei casi, mentre gli ospedali saranno in grado di gestire il resto”.

Il paraguru virale ha anche toccato il tema delicato delle nuove varianti, sollecitato anche dall’allarme generato dalla recente omicron, ma a tale riguardo ha detto che “il mondo adesso è preparato ad affrontare varianti potenzialmente negative più che in qualsiasi altro momento della pandemia”.

Insomma, sembra doversi vedere la luce in fondo al tunnel. Tale prospettiva è in apparente contrasto con quella indicata da altri importanti influencer pandemici, i quali invece prospettano che l’emergenza pandemica è destinata a durare nel tempo, essendo ormai entrati in un’era pandemica.

Prospettiva che, invero, non ha molto fondamento storico-scientifico, dal momento che il mondo ha conosciuto l’ultima pandemia similare un secolo fa, con la cosiddetta Spagnola, venendo risparmiata da tale flagello per il resto del tempo (le recenti crisi pandemiche, Sars – 1, peste suina etc non sono assimilabili alla tragedia presente).

Ma evidentemente ciò non li scoraggia dal perseverare nei loro lugubri annunci. Il punto è che certi ambiti stanno acquisendo profitti enormi in questo momento pandemico, sia in termini finanziari che geopolitici, e vorrebbero non avesse fine.

Il meccanismo è simile a quello innescato dalle guerre infinite, che hanno prodotto un mostro che si autoalimenta, dal momento che la guerra genera analoghi guadagni a centri di potere peraltro assimilabili a quelli che lucrano sulla crisi pandemica.

Così alle guerre infinite potrebbe seguire la pandemia infinita, con flagelli che si intrecciano in maniera perversa (come accade ad esempio con le sanzioni, che hanno continuato a martellare alcuni Paesi anche in tempo pandemico).

Non tutti sono concordi con tale prospettiva, come dimostra appunto l’endorsement parallelo di Bill Gates e JPMorgan, che però potrebbe anche non escludere la prospettiva nefasta di cui sopra.

Come le guerre infinite, anche la pandemia infinita potrebbe, infatti, procedere per stop and go, con pandemia nuove e successive, con annesse varianti. Due direttrici per il mondo, vedremo quale ci toccherà in sorte.

Al di là dell’incerto futuro resta l’incerto presente, che vede una bizzarra contraddizione. Mentre le autorità sanitarie e politiche nazionali spingono perché tutti siano vaccinati ( anche se più il Nord del mondo che il Sud), l’Oms continua a ripetere che non si deve fare così, che la terza dose deve essere data solo alle categorie a rischio (New York Times).

Ciò perché i vaccini dovrebbero essere distribuiti ai Paesi poveri, dice l’Oms. E, però, al di là del motivo, resta la contraddizione: l’autorità sanitaria alla quale il mondo ha affidato il compito di contrastare le pandemie dichiara che le terze dosi alle persone sane non dovrebbero essere date, in contrasto con i virologi delle varie nazioni e le Case farmaceutiche.

Non crediamo che all’Oms ci vogliano tutti morti… Semplicemente reputano che vaccinare le persone che non ne hanno necessità per preservare i Paesi dalle varianti, perché questo è il motivo di tale politica sanitaria, non è una buona cosa, perché le varianti continueranno a nascere altrove e arriveranno ugualmente.

In tal modo si eviterebbero anche quei problemi sociali che tanto affaticano le comunità dei Paesi cosiddetti ricchi (che poi i ricchi son pochi anche qui). Tant’è.

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