di Alessandro Volpi*
La segretaria del Partito democratico ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al direttore del "Corriere della sera" in cui ha esortato il governo Meloni ad adottare, subito, un'imposta sugli extraprofitti energetici.
Si tratta di una proposta molto interessante che, però, a mio parere, dovrebbe essere integrata da due ulteriori considerazioni.
La prima riguarda la necessità, per avere un gettito davvero in grado di fare la differenza, di non limitare l'imposizione al settore energetico.
L'adozione di una sovrimposta temporanea calcolata sull'utile netto eccedente la media pluriennale rappresenta oggi la soluzione tecnica più solida e meno vulnerabile a ricorsi legali per colpire i profitti eccezionali maturati in settori strategici.
A differenza di modelli basati sul fatturato o sui saldi IVA, che rischiano di colpire la liquidità aziendale senza considerare l'effettiva marginalità e i costi di produzione, questo meccanismo si focalizza esclusivamente sul profitto ante imposte, garantendo il rispetto del principio della capacità contributiva poiché interviene solo laddove si è effettivamente generata una nuova ricchezza reale.
Il sistema prevede il calcolo della media degli utili dichiarati nei tre o quattro esercizi precedenti, definendo come extraprofitto solo la quota che supera tale valore storico di una soglia cuscinetto prestabilita, generalmente fissata al venti per cento, seguendo lo schema già tracciato dai regolamenti dell'Unione Europea per il settore energetico.
Tale approccio non solo assicura una maggiore trasparenza contabile, attingendo a dati di bilancio già consolidati e certificati, ma limita drasticamente il rischio di incostituzionalità per discriminazione, essendo ancorato a parametri oggettivi di crescita anomala rispetto allo storico aziendale.
Per quanto concerne l'aspetto puramente economico e le stime di incasso per lo Stato, la determinazione del gettito potenziale dipende strettamente dall'ampiezza della platea dei contribuenti e dall'aliquota scelta, ma analizzando l'attuale congiuntura italiana caratterizzata dai risultati record del comparto bancario e dalla tenuta dei margini nel settore assicurativo e energetico, si può ipotizzare una raccolta fiscale di grande rilievo.
Considerando che i principali istituti di credito italiani hanno registrato nell'ultimo anno utili aggregati che superano i venticinque miliardi di euro grazie al divario tra tassi attivi e passivi, l'applicazione di una addizionale del venticinque per cento calcolata unicamente sulla parte di profitto che eccede la media del quadriennio precedente potrebbe generare un gettito stimato tra i tre e i quattro miliardi di euro.
Se il perimetro dell'imposta venisse esteso in modo trasversale anche ai colossi della produzione energetica e della distribuzione farmaceutica, che continuano a beneficiare di dinamiche di prezzo favorevoli, la cifra complessiva potrebbe realisticamente oscillare tra i cinque e i sette miliardi di euro.
Quindi un'imposta sugli extraprofitti dei comparti che hanno generato extraprofitti negli ultimi quattro anni, costituiti da energia, banche, farmaceutica e, aggiungerei, armi, potrebbe ragionevolmente determinare un maggior gettito di oltre 10 miliardi di euro, assorbiti davvero senza tragedia dai settori in questione. Nel caso delle armi questa imposta dovrebbe essere anche un disincentivo chiaro alla trasformazione della nostra economia verso un'economia di guerra.
C'è però una seconda considerazione. L'imposta sull'extragettito dovrebbe trasformarsi in una riforma strutturale dell'Ires.
La sostituzione di una tassazione straordinaria e una tantum con un’aliquota IRES maggiorata in modo strutturale per i comparti bancario ed energetico rappresenta una strategia di politica fiscale capace di coniugare le esigenze di cassa dello Stato con la necessaria stabilità del sistema economico.
Mentre le imposte sugli extraprofitti sono spesso accompagnate da incertezze definitorie e rischi di incostituzionalità l’introduzione di un’addizionale sull'utile netto si inserisce in un alveo giuridico già consolidato e difficilmente contestabile.
Un’aliquota complessiva che si attesti intorno al trenta per cento, derivante dall'attuale base del ventiquattro per cento a cui sommare una maggiorazione specifica del sei per cento, appare come la soglia di massimo equilibrio e sostenibilità, poiché allinea la pressione fiscale italiana sulle grandi imprese di capitali alla media dei principali partner europei senza compromettere la competitività internazionale o disincentivare gli investimenti esteri.
Questo modello garantisce il pieno rispetto del principio della capacità contributiva, intervenendo esclusivamente sulla ricchezza effettivamente prodotta e non su grandezze volatili, offrendo al contempo alle aziende quella prevedibilità fiscale indispensabile per la pianificazione industriale di lungo periodo che le tasse emergenziali tendono a minare.
Dal punto di vista del gettito, sebbene una maggiorazione dell’IRES possa apparire meno redditizia nell'immediato rispetto a un prelievo massiccio e isolato, la sua natura strutturale assicura entrate costanti e prevedibili nel tempo che, basandosi sugli attuali utili di sistema del settore creditizio e delle utility energetiche, potrebbero generare un afflusso per l’erario stimabile tra l’un miliardo e mezzo e i due miliardi di euro annui.
Tale soluzione permetterebbe inoltre di superare le criticità sollevate in passato dalla Corte Costituzionale in merito alla Robin Hood Tax, a patto che il legislatore sappia motivare adeguatamente la permanenza del prelievo con la natura di pubblica utilità dei servizi offerti o con le rendite di posizione derivanti da particolari congiunture di mercato o politiche monetarie.
In definitiva, trasformare l'eccezionalità in norma, da adottare nell'immediato, attraverso una sovrimposta ordinaria sull'utile netto stabilizzerebbe il gettito tributario e fornirebbe allo Stato risorse certe per il finanziamento dei servizi pubblici e del welfare, superando il feticcio del mercato che si regola da solo.
*Commento Facebook del 26 agosto 2026