Gli Stati Uniti usano gli alleati per iniziare la guerra alla Cina?

di Vladimir Odintsov - New Eastern Outlook

La situazione nella regione indo-pacifica (IPR) si è notevolmente complicata negli ultimi anni, principalmente a causa delle azioni apertamente provocatorie degli Stati Uniti su Taiwan. La Cina è diffidente nei confronti di una serie di scambi militari tra Stati Uniti e Taiwan avviati dall’amministrazione Biden.

Uno di essi fu la visita a Washington del comandante dell’esercito taiwanese, generale Xu Yanpu. Pechino crede che gli Stati Uniti si allontanino deliberatamente e in modo provocatorio dalla politica di una sola Cina, suscitando discordia tra Pechino e Taipei.

Questa situazione si è notevolmente complicata a novembre, quando Taiwan annunciò l’arrivo dei militari nordamericani sull’isola per l’addestramento di marines e forze speciali taiwanesi per operazioni con imbarcazioni e sbarchi dal mare. Tuttavia, questo rapporto sul comando della Marina taiwanese fu successivamente smentito da funzionari nordamericani e taiwanesi, sottolineando che le parti si scambiano solo specialisti militari nella loro cooperazione sulla difesa. Il 27 maggio Christopher Mayer, nominato da Joe Biden assistente segretario alla Difesa per le operazioni speciali e i conflitti a bassa intensità, dichiarò all’audizione della Commissione per i servizi armati del Senato che gli Stati Uniti dovrebbero prendere seriamente in considerazione l’addestramento delle forze guerrigliere taiwanesi per resistere alla Cina continentale.

Allo stesso tempo, disse che i funzionari statunitensi dovrebbero anche pensare al dispiegamento di forze speciali nordamericane a Taiwan per addestrare il personale militare locale a contenere una potenziale invasione cinese. E così, all’inizio di ottobre, WION, secondo un funzionario del Pentagono, confermò che gli Stati Uniti già aiutano Taipei a rafforzare le proprie capacità militari.

Cioè, Taiwan è un alleato di Washington, nonostante il rischio di irritare Pechino. Inoltre, fu riferito che un contingente venti forze speciali dell’esercito nordamericano addestra segretamente soldati taiwanesi da diversi mesi.

Recentemente, nei media regionali comparivano pubblicazioni caute e cupe sull’escalation delle tensioni di Washington nella regione indo-pacifica (IPR). Il picco si ebbe sullo sfondo delle grandi manovre navali del Pacifico coinvolgendo quattro portaerei da Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone al solo scopo di dissuadere la Cina. Inoltre, la preoccupazione per lo sviluppo del personale tecnico ed ingegneristico fu espressa nei paesi tradizionalmente critici nei confronti degli Stati Uniti e dai loro alleati regionali, in particolare Corea del Sud e Giappone.

Il lettore ricorderà le manovre iniziate il 3 ottobre al largo delle Filippine, costituito da un imponente gruppo navale di 6 paesi guidati dalle superportaerei a propulsione nucleare USS Ronald Reagan e USS Carl Vinson, la portaerei Queen Elizabeth della British Royal Navy e il cacciatorpediniere portelicotteri JS Ise delle forze di autodifesa navali giapponesi. Diciassette navi e più di 15000 soldati partecipavano alle manovre, inclusi cacciatorpediniere e pattugliatori di Canada, Paesi Bassi e Nuova Zelanda. Questa scala era inedita nella regione. Molti esperti ritengono che le azioni statunitensi nel Mar Cinese Meridionale abbiano dimostrato l’intenzione di Washington ed alleati occidentali di contrastare la crescente pressione militare della Cina su Taiwan.

Il Dr. Park Won Gon, Professore della Ewha University disse che le forze d’attacco riunite dall’occidente in un teatro operativo così limitato, in linea di principio, potrebbe già indicare la disponibilità a una guerra a tutti gli effetti. Gli Stati Uniti aumenteranno la pressione su Seoul per costringere la Corea del Sud ad unirsi alla campagna militare occidentale anti-cinese. Più o meno nello stesso momento, nello stretto di Taiwan, gli aerei da guerra cinesi “invasero la zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan in numero senza precedenti, provocando tensioni pericolosamente alte nell’area. 149 caccia e bombardieri dell’esercito cinese furono schierati per questa operazione cinese”, affermava Chosun Shimpo.

Nella regione Indo-Asia-Pacifico si sviluppa oggi una situazione strategica-operativa imprevedibile e difficile da analizzare. Solo un passo lo separa dal conflitto tra Navy e Air Force di AUKUS, l’alleanza politico-militare recentemente creata da Washington per “contenere apertamente la Cina”, e Marina ed Aeronautica dell’Esercito di Liberazione del Popolo (PLA). È facile concludere che l’obiettivo chiave è stabilire il controllo completo sulle Isole Spratly e Paracel e impedire trasferimento e dispiegamento delle portaerei e gruppi di assalto anfibio della Marina dell’PLA nel Mar delle Filippine.

Pertanto, l’autore è dell’opinione che gli Stati Uniti facciano sempre più affidamento sugli alleati della regione molto importante, motivo per cui le manovre nel Mar Cinese Meridionale e la creazione dell’alleanza AUKUS sono segnali significativi. Gli esperti ritengono che le azioni dell’occidente, guidate dagli Stati Uniti, nel Mar Cinese Meridionale e nella regione Indo-Asia-Pacifico abbiano dimostrato l’intenzione di Washington di usare i suoi alleati per opporsi al crescente ruolo della Cina e alla sua pressione su Taiwan.

In Giappone, l’aumento della presenza statunitense nella regione del Pacifico è fonte di grande preoccupazione. Ad esempio, il professore della Tokai University Yoshihiko Yamada affermò che “il Mar del Giappone è attualmente in stato di guerra occulta”. In tale contesto, Huánqiú Shíbào , portavoce di Pechino, valuta la situazione nello stretto di Taiwan come “tensione senza precedenti”. Data l’acuta tensione tra le parti e l’assenza di un copione e mediatore rispettato, tutti anticipano un’imminente grave crisi.

Cioè, è molto probabile che un colpo accidentale scateni una guerra improvvisa nel momento più imprevedibile. Un altro articolo della stessa pubblicazione affermava esplicitamente che la Cina ha la forza sufficiente per sferrare un colpo decisivo agli USAmerica e distruggere la metà degli USA se propendono per una soluzione militare del problema. In tali condizioni, il principio “Un Paese, due sistemi” dovrebbe diventare la via d’uscita dalla situazione attuale e dare spazio di manovra e una soluzione pacifica al problema di Taiwan.

La situazione attuale si è resa una in cui un’eccessiva flessione muscolare può avere effetti indesiderato. Invece di intimidire la Cina, gli Stati Uniti possono facilmente provocare un nuovo conflitto. In ogni caso, gli Stati Uniti non vorranno prendersi la colpa, i suoi alleati nella zona del conflitto lo faranno, e dovranno rendersene conto, insieme ai pericoli dell’avventura in cui Washington li spinge.

(Traduzione di Alessandro Lattanzio - Aurora)

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