Le sanzioni alla Russia ci sono costate 7,5 miliardi in due anni

di Eugenio Cipolla

La buona notizia per il mondo, e anche per il nostro paese, è che dopo gli attestati di stima reciproci tra Vladimir Putin e Donald Trump, seguiti dopo il risultato delle elezioni americane, presto potrebbe esserci un incontro. A rivelare l’indiscrezione stamani è stato il quotidiano russo Izvestia, citando una fonte di “alto livello” del partito repubblicano statunitense. «Dopo alcuni incontri all'interno della sua squadra, è stata presa la decisione di rinviare la visita che sarà preparata dopo l'insediamento di Trump», ha spiegato la fonte al giornale. In realtà già in campagna elettorale, il presidente eletto Trump si era detto disponibile a incontrare Putin anche prima dell’insediamento, ma questa mossa è stata fortemente sconsigliata dallo staff del tycoon perché vista come un tentativo di condurre accordi e negoziati internazionale alle spalle di un’amministrazione, quella Obama, ancora in carica fino a gennaio.

L’indiscrezione al momento è stata bollata come non veritiera dal servizio stampa del Cremlino, dove l’ordine generale è quello della massima discrezione, per evitare di acuire ancora di più le tensioni negli ultimi mesi dell’amministrazione Obama. «Finora non se ne parla», ha detto il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov. «Si tratta di speculazioni infondante – ha aggiunto – Non sappiamo in concreto cosa succederà dopo l’insediamento, ma è troppo presto per parlarne». Parole che allo stato attuale sembrano poco convincenti, perché in realtà, secondo fonti molto vicine al presidente russo, i contatti per un incontro Putin-Trump sono già stati avviati da tempo e potrebbe segnare l’inizio pacificazione tra i due paesi e l’avvio di una nuova stagione con minori tensioni, che interesserà sicuramente anche l’Italia. Perché una fine delle tensioni Mosca-Washington segnerebbe la fine delle sanzioni Russia-Occidente, che hanno danneggiato fortemente anche il nostro paese.

I dati, impietosi, li ha forniti la Coldiretti, che in uno studio diffuso oggi ha fatto notare come lo scontro Russia-Usa e la guerra commerciale scatenata dalle sanzioni hanno fatto scendere le esportazioni del made in Italy in Russia al minimo da dieci anni a questa parte, stimando una perdita di 7,5 miliardi in 2 anni. Tantissimi soldi, ma soprattutto posti di lavoro, andati in fumo a causa dell’accettazione passiva delle politiche americane da parte dei vari governi italiani che si sono succeduti negli ultimi tre anni. «L'agroalimentare – ha sottolineato la Coldiretti - è l'unico settore ad essere colpito direttamente da un embargo totale sancito, come ritorsione alle sanzioni europee, dalla Russia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 che ha chiuso completamente le frontiere del paese di Putin ad una lista di prodotti, frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con successiva proroga».

Al divieto per questi prodottisi si sono aggiunte le tensioni e le ritorsioni commerciali che hanno ostacolato l’export di tutti gli altri prodotti del settore agroalimentare, ma anche del tessile, dell’abbigliamento, della moda e delle auto. Solo nel tessile, secondo le stime Coldiretti, abbiamo perso 2 miliardi nell’ultimo biennio, mentre per i mezzi di trasporto si parla di una cifra attorno a 1,2 miliardi. Dati che parlano chiaro e che suscitano ancora più sdegno se pensiamo che nei cinque anni precedenti alle sanzioni le esportazioni del solo settore agroalimentare avevano raggiunto un aumento del 112%. E siccome non c’è danno senza beffa, la chiusura del mercato russo per le aziende italiane ha provocato un vero e proprio exploit dei falsi made in Italy, con gli scaffali dei supermercati russi piena di “mortadella di Milano”, “Parmesan” e mozzarella “Casa Italia”, tutti fabbricati in Russia e Bielorussia, ma spacciati per prodotti italiani.

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