L’Europa si avvicina alla stagione del riscaldamento con una finestra sempre più stretta per ricostituire le proprie riserve di gas. A lanciare l’allarme è Gazprom, secondo cui i prezzi hanno già raggiunto livelli paragonabili a quelli della crisi energetica del dicembre 2022. All’8 settembre, gli impianti di stoccaggio sotterraneo europei risultavano pieni al 67,3%, mentre il volume di gas disponibile era inferiore di 12,8 miliardi di metri cubi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
La situazione è resa più delicata dal ritmo insufficiente delle iniezioni estive. A luglio, il tasso medio di riempimento degli stoccaggi dell’Unione Europea è stato tra i più bassi dal 2011, con un’accelerazione soltanto marginale ad agosto. Secondo le proiezioni riportate da TASS, l’Europa potrebbe arrivare all’inizio della stagione autunno-inverno con gli impianti riempiti soltanto al 70-75%, un livello che sarebbe il più basso mai registrato all’avvio della stagione del riscaldamento. Nel frattempo, a inizio settembre, il ritmo delle iniezioni è tornato tra i più elevati degli ultimi anni.
Ma il recupero arriva dopo aver perso proprio i mesi estivi, tradizionalmente più favorevoli per accumulare gas. Ai principali hub europei, i prezzi per le consegne il giorno successivo hanno superato i 1.000 dollari per mille metri cubi, mentre il mercato si avvicina nuovamente ai picchi della crisi del 2022. È una corsa contro il tempo che espone l’Europa a una vulnerabilità crescente: un aumento improvviso della domanda, interruzioni nelle importazioni o una maggiore concorrenza asiatica per il GNL potrebbero mettere ulteriormente sotto pressione il sistema.
La combinazione tra scorte ancora insufficienti e prezzi elevati mostra così quanto fragile resti la sicurezza energetica europea alla vigilia dell’inverno.
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