di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico
Come avevo ipotizzato, nell'attuale situazione di stallo del conflitto con l'Iran, l'amministrazione di Washington ha puntato sulla guerra economica contro Teheran al fine di riuscire a piegare la volontà del regime degli Ayatollah. Va immediatamente chiarito che gli Stati Uniti non hanno – almeno per il momento – imposto sanzioni secondarie contro i paesi che intendono continuare ad intrattenere rapporti commerciali con l'Iran e dunque, di fatto, violando il sostanziale boicottaggio imposto da Washington.
Prima di spiegare i possibili effetti di questa “stretta” statunitense, però, spieghiamo 'operazione congegnata dal Dipartimento del Tesoro statunitense e illustrata dal suo Segretario Scott Bessent ai mass media di tutto il mondo, proprio ieri. Innanzitutto il nome che è stato scelto è “Operazione Economic Outcast” (Operazione Economia Emarginata) a significare che con questa operazione si vuole emarginare l'economia iraniana da quella del resto del mondo inaridendo la linfa vitale che la tiene in vita.
In particolare i settori dell'economia iraniana colpiti dagli USA sono le risorse digitali, le tecnologia, l'oro, l'aviazione e i trasporti marittimi inoltre, Scott Bessent ha ben sottolineato che Washington sta sanzionando più di 60 entità, individui e navi in tutto il mondo che permettono all'Iran di ottenere tecnologia nucleare e missilistiche oltre che di condurre operazioni informatiche di cyberwar e di generare entrate derivanti dal settore petrolifero.
Come si intuisce, si tratta di sanzioni molto profonde che potrebbero effettivamente danneggiare l'economia iraniana, ma, allo stesso tempo, sono misure di difficile applicazione che presuppongono la collaborazione leale di tutti i paesi del mondo. Circostanza questa, più facile a dirsi che a farsi, soprattutto in un mondo affamato di energia che ha bisogno di tutto il petrolio e il gas messo a disposizione sul mercato, compreso quello iraniano.
Magari, certamente, queste sanzioni sarebbero state di facile applicazione per gli Stati Uniti degli anni d'oro a cavallo tra gli anni 90 e la prima decade del nuovo millennio; all'epoca bastava una alzata di sopracciglio da parte di un componente dell'amministrazione di Washington per vedere gli esponenti di qualunque governo del resto del mondo scattare sull'attenti. Ma ora le cose sono ampiamente cambiante, innanzitutto perché il mondo ha estremo bisogno di qualunque fornitore di energia, e tagliare fuori l'Iran significa automaticamente aumentare i prezzi del petrolio e del gas già esorbitanti. Inoltre in questi ultimi anni sono emerse altre potenze economiche e militari che non sembrano avere alcun timore reverenziale nei confronti degli USA.
Una situazione questa che si è verificata perché gli Stati Uniti sono fiaccati da decenni di guerre scriteriate che sono servite solo allo scopo di riempire le tasche del cartello dell'industria degli armamenti devastando il bilancio pubblico. Inoltre decenni di delocalizzazioni favorite dalla folle posizione ideologica sulla globalizzazione hanno ottenuto il solo risultato di demolire i conti con l'estero statunitensi trasformando il paese in una landa desolata sul piano produttivo dove gli ingegneri sono costretti a riciclarsi come esperti di borsa avendo ormai il paese delocalizzato buona parte dei suoi siti produttivi alla ricerca di vantaggi competitivi sul piano del costo del lavoro.
E proprio ieri, nel giorno in cui Scott Bessent presentava al mondo il suo piano “spacca Iran”, gli USA prendevano una decisione che dimostra plasticamente al resto del mondo di essere un paese in grave declino economico.
Premesso che i tassi di interesse sui bond statunitensi a 10 anni stanno sempre più avvicinandosi alla soglia psicologica del 5% (peraltro già abbondantemente superata dai bond trentennali); si tratta di un livello di tasso di interesse che rende pesantissimo il servizio sul debito pubblico alle finanze di Washington; amaramente possiamo sottolineare che si tratta di un fenomeno economico che in Italia ben si conosce e che ci ha vessato per almeno due decenni.
Va detto che un così pesante aumento dei tassi di interesse di ciò che un tempo era considerato come il safe heven della finanza mondiale (ovvero l'asset che garantiva sicurezza agli investitori più di qualunque altro al mondo) dimostra che ormai gli assets in dollari non sono più considerati sicuri dagli investitori internazionali e, conseguentemente, il Tesoro USA deve garantire un interesse più alto per pagare il rischio...quasi fino a svenarsi.
E proprio in relazione a questa situazione ormai insostenibile, l'Amministrazione USA ha fatto un annuncio che, a mia memoria, non ha precedenti. Il Tesoro USA può (ri)acquistare US bond prendendo i dollari dal fondo TGA aperto dal Tesoro presso la Federal Reserve. Si tratta in sostanza del conto di tesoreria del governo americano. Prendere i soldi dal conto di tesoreria per il riacquisto di Bond con la finalità di calmierare l'aumento dei tassi di intesse suona come una misura tampone ai limiti della disperazione ed attesta inesorabilmente l'enorme difficoltà del governo americano a gestire le finanze pubbliche. Una misura tampone, che ha il solo fine di dare un calcio al barattolo del prossimo futuro (e direi inevitabile) Quantitative Easing della Federal Reserve.
E' chiaro che in un panorama così allarmante il presunto piano che vorrebbe demolire l'economia iraniana appare più come l'urlo impotente di un pugile suonato che un qualcosa che ha la possibilità di raggiungere il proprio obbiettivo.
A rincarare la dose anche un'altra notizia che attesta la difficoltà dell'ex Iperpotenza e che anzi, quasi suona come una umiliazione.
La Germania, paese vassallo degli USA sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, stringe sempre di più i rapporti con la Cina, non solo sul piano industriale come è ampiamente dimostrato dalle innumerevoli notizie che attestano come i cinesi si stiano comprando grosse fette dell'industria tedesca a partire dall'automotive, ma ora anche dal punto di vista finanziario e monetario: Deutsche Bank è stata autorizzata dalla banca centrale cinese ad aprire la prima camera di compensazione per gli Yuan sul territorio europeo. Una camera di compensazione – lo ricordo – è una sorta di “ conto corrente multilaterale” nel quale le posizioni in attivo e in passivo in una determinata divisa vengono compensate da tutti coloro che accedono a questo strumento, evitando quindi costose transazioni in contanti. Ovviamente questo genere di attività ha un senso qualora si ritenga che l'uso di una determinata divisa sarà implementato in maniera massiccia. Altrimenti sarebbe un inutile spreco di denaro.
Facile dunque intuire che il sistema finanziario tedesco abbia intenzione di utilizzare in maniera massiccia lo Yuan nelle transazioni con la Cina, evidentemente abbandonando il Dollaro statunitense. Una notizia di enorme portata sulla quale sarà necessario trattare più diffusamente in futuro ma che nell'economia del discorso che stiamo facendo la posizione del dollaro e degli USA è sempre più precaria e conseguentemente la sfiducia nell'economia e nel governo del paese nordamericano è sempre più bassa agli occhi degli altri paesi, anche di quelli, da sempre ridotti al rango di vassallo.
E' chiaro come in un contesto del genere gli Ayatollah avranno gioco facile ad aggirare quanto organizzato da Bessent. Il problema è che gli USA non sono nella condizione di poter perdere.
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