Strategia USA sull'Iran: come evolverà la Terza guerra del Golfo?
di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico
Quando il 28 Febbraio, è iniziata la Terza Guerra del Golfo che vede contrapposti gli USA di Trump e il suo cane da guerra israeliano da una parte e dall'altra l'Iran degli ayatollah è stato immediatamente chiaro che si era di fronte ad uno snodo fondamentale che avrebbe deciso i futuri assetti mondiali. Tale valutazione è legata fondamentalmente a due aspetti relativi a quest'area di mondo: da un lato il Medio Oriente è un area chiave per la produzione di petrolio e gas in un mondo sempre più affamato di energia e, dall'altro lato. è anche l'area fondamentale per innescare il cosiddetto meccanismo del petrodollaro, ovvero quel meccanismo monetario incentrato sulla quotazione e vendita del greggio in dollari statunitensi che è alla base del dominio della finanza americana sul mondo.
A distanza di sei mesi da questo evento possiamo trarre alcune conclusioni fondamentali pur tenendo conto che siamo lontani da una risoluzione del conflitto:
- L'Iran è riuscito a resistere alla potenza militare americana sia essa navale, che aerea, che missilistica; ma anche - e sopratutto - a quel dispositivo olistico definito Full Spectrum Dominance grazie all'uso strategico di tutti gli strumenti militari, compresa la manipolazione psicologica di massa, attraverso la propaganda e la cyberwar, destabilizza i paesi attaccati dagli USA e ne fa crollare le istituzioni. Degna di nota è la scelta iraniana di trasferire tutte le infrastrutture strategiche nel sottosuolo, a partire dalle fondamentali fabbriche di armamenti. La costruzione di queste “città sotterranee” ha di fatto depotenziato, se non direttamente sterilizzato, il potere aereo statunitense: a cosa serve essere padroni dei cieli se ciò che deve essere colpito si trova a centinaia di metri sottoterra protetto da decine di metri di granito? Una mossa quella degli strateghi di Teheran che, come si può capire, rischia di cambiare la storia. Altro elemento fondamentale della strategia iraniana è quella di aver puntato tutto su armamenti low cost e facilmente scalabili (dunque con la produzione aumentabile quasi a piacimento); un vero e proprio cambio di paradigma che si sta rivelando vincente contro un occidente che ha investito tutto sulle costosissime armi ad alta tecnologia e anche a bassa scalabilità e, dunque, su una produzione rigida e difficilmente aumentabile se non a costi elevati e con tempi biblici non compatibili con una guerra già in corso;
- Le petromonarchie del Golfo sono le vere sconfitte della guerra (e rischiano di esserlo ancora di più in futuro se questa dovesse continuare o inasprirsi). Gli enormi investimenti fatti negli ultimi venti anni da Qatar, Baharein, Arabia Saudita ed Emirati Arabi sia nel settore immobiliare interno che in quello tecnologico con l'intento di affrancarsi - almeno in parte - dal settore petrolifero e soprattutto dagli investimenti in dollari attraverso il meccanismo del petrodollaro, sono, allo stato, da ritenersi miseramente falliti; qualunque investitore al mondo sa che ogni investimento - sia nel settore immobiliare che in un impianto tecnologico - che si trova in uno dei paesi del Golfo è sotto tiro della missilistica e dei droni dei Pasdaran iraniani; e sa che lo scudo statunitense non è in grado di bloccare – se non in minima parte – la minaccia. Va anche detto che questo stato di cose sta spingendo le petromonarchie verso soluzioni di difesa fino a qualche mese fa inimmaginabili: i sauditi infatti hanno firmato un patto di mutua difesa con la Turchia e con il Pakistan. Un fatto, questo, che potrebbe considerarsi di portata storica se, in prospettiva, dovesse comportare il ritiro dall'Arabia Saudita del dispositivo militare statunitense che si è dimostrato più politicamente dannoso che militarmente utile.
- La crescita mondiale è stata messa a repentaglio dall'alto costo dell'energia causato dal blocco dello stretto di Hormuz. Sebbene, fino ad ora, la potenza dello shock non si sia completamente trasferito sui prezzi al consumatore (ma basta ricordare, al riguardo, che in Italia Federpetroli annuncia un possibile aumento del diesel a 3 euro al litro), grazie al fatto che sono state attinte imponenti quantità di greggio proveniente dalle riserve immagazzinate un po' in tutto il mondo, in un prossimo futuro le cose potrebbero cambiare generando un aumento dell'inflazione a livello mondiale e, conseguentemente, un aumento dei tassi di interesse che potrebbe rompere gli equilibri esistenti nei mercati. Cosa quest'ultima estremamente pericolosa in considerazione del fatto che il più grande debitore del mondo, gli USA, non può permettersi né un aumento dei tassi né tantomeno un deflusso dei capitali dagli USA stessi.
Una situazione, come si può intuire, di estrema complessità che sta portando gli strateghi americani a dover fare delle scelte molto difficili. Non pare azzardato sostenere la tesi che ormai a Washington abbiano preso atto che lo strumento militare nel breve periodo non è in grado di ottenere risultati definitivi contro l'Iran e sembra sempre più probabile il passaggio da una fase di conflitto militare ad una di guerra economica a tutto campo contro l'Iran. Questo è stato annunciato, proprio questa notte, da Trump sul suo social network dove ha promesso contro Teheran una violentissima campagna di strangolamento economico “full spectrum”: essa, dunque, coinvolgerà tutti i settori dell'economia. Addirittura, dal tweet del Tycoon nerworkese sembrerebbe che gli USA stiano preparando sanzioni secondarie contro quei paesi che continueranno ad avere rapporti economici con l'Iran (leggi Cina Popolare, Russia e India). Una scelta di estrema pericolosità che se effettivamente attuata potrebbe sconquassare l'economia mondiale. A tale proposito bisognerà comunque attendere, considerato il fatto che Trump ci ha abituato a annunci clamorosi ai quali poi non ha fatto seguire mosse concrete (per fortuna).
In qualsiasi caso, se fino a dieci anni fa una mossa del genere poteva essere risolutiva, ormai gli USA non hanno più la forza di imporre a paesi terzi (esclusi naturalmente i vassalli europei) un boicottaggio completo dell'Iran sul piano economico. Senza contare che l'Iran risponderà a qualsiasi azione del genere con la chiusura dello Stretto di Hormuz a tempo indeterminato. E a quel punto nei mercati finanziari e monetari il diluvio sarà quasi inevitabile.


