"La mia proposta diventa realtà negli Usa. Anche l'Europa proceda con un reddito diretto ai cittadini o tutto il sistema euro imploderà"


Professore, oggi sul Fatto Quotidiano ha proposto che la BCE, per affrontare la tempesta perfetta economica in corso, dovrebbe dare un assegno diretto a ogni cittadino della zona euro per un periodo limitato. Ha praticamente anticipato la decisione di Trump di 24 ore...

La mia proposta era nell'aria da quasi 10 anni e non ho fatto altri che tirarla fuori al momento giusto. Si tratta della misura più radicale mai presa dall'amministrazione Usa nei confronti dei cittadini. Prevede pagamenti diretti di oltre 1.000 dollari a ciascun cittadino della classe media e di quella lavoratrice, oltre ad aiuti alle imprese.
Si tratta di una misura che utilizza un'arma di potenza immensa, quale la sovranità monetaria di un paese, a beneficio diretto dei cittadini e non delle banche e delle grandi imprese come avvenuto fino ad ora. Questa misura contrasta in modo eclatante con l'inerzia della BCE e dei suoi padroni tedeschi che finora non hanno saputo fare altro che esprimere le sciagurate dichiarazioni della Lagarde, drammaticamente al di sotto della situazione di catastrofe imminente dell'economia globale.



Le scelte di Germania e Francia, oltre alle generiche dichiarazioni di BCE e Eurogruppo di ieri sembrano mostrare una debolezza di fondo del sistema vista la portata dell'emergenza. Senza l'applicazione di quello che possiamo definire il Quantitiative Easing per il popolo proposto da lei, prevede l'implosione della zona euro?


Esattamente così. Non si rendono conto la Bce, i tedeschi ed i loro schiavetti nord-europei che stanno ponendo le basi per distruggere l'euro e l'Unione Europea. La decisione degli Stati Uniti potrà servire da stimolo, ma solo se l'opinione pubblica e i governi dell'Unione decideranno – Lagarde, Bundesbank o no - di salvare quel che resta della moneta comune, usando tutto la forza dell'euro attraverso la produzione di liquidità da parte della Banca centrale verso i cittadini e piccole imprese, non solo verso i potentati finanziari e le grandi società.



Ha quantificato il costo del programma in Europa?


Secondo l’economista di Oxford John Muellbauer, la Bce potrebbe trasferire 500 euro al mese a larga parte dei 275 milioni di adulti dell’eurozona tramite un assegno individuale agli iscritti alle liste elettorali. La cifra totale si aggirerebbe intorno ai 1.500 miliardi di euro all’anno: un colpo di bazooka pari all’11% del Pil dei 19 Paesi interessati. Io propenderei per alzare un po’ l'assegno ma considerare solo le fasce di reddito medie e basse. Diciamo al di sotto degli 80-100 mila euro dichiarati.


Quali sono i principali economisti che sostengono l'iniziativa e ci sono esempi pratici di applicazione in qualche paese?

Diversi importanti economisti di stampo liberista e keynesiano. La celebre idea del denaro gettato dall'elicottero è stata formulata da Milton Friedman, il guru della destra liberale. Ma oggi, da Krugman a Roubini e molti altri tra i principali economisti del mondo l'hanno approvata o fatta propria.


Olivier Blanchard, ex capo economista dell'FMI ha dichiarato questa settimana: "se siamo in guerra allora bisogna fare deficit pubblici da guerra, ossia da doppia cifra". E' d'accordo?

Se la Bce interviene con un programma da 3-4 mila miliardi destinato ai cittadini, non è necessario aumentare a dismisura l’ attuale deficit degli stati della zona euro. L’ effetto di stimolo della domanda e dell'offerta avrebbe proporzioni tali da fermare il precipitare della crisi senza pesare sui bilanci delle famiglie e degli stati.


Ma su questa misura è da prevedere l’ opposizione tedesca e olandese. Come affrontiamo il sicuro niet del Nord Europa?


Spero che si rendano conto che stanno mettendo a rischio l'esistenza stessa della zona euro e dell'Unione Europea. In mancanza di un intervento molto forte della Bce di fronte all’uragano che si avvicina, l'assenza o la debolezza di intervento da parte delle istituzioni europee può determinare un'ondata di nazionalismo anti-europeista in grado di travolgere l’ intero sistema, spingendo non solo le minoranze cosiddette sovraniste, ma la stragrande maggioranza degli europei – come rischia di succedere in Italia secondo gli ultimi sondaggi di popolarità dell'Unione Europea - a chiedersi che senso abbia mantenere un’ Unione che non è capace di garantirgli un diritto fondamentale come quello della sicurezza economica.
Resto un europeista convinto, e sostengo che l’ Unione europea vada mantenuta comunque. Ma senza una radicale riforma della gestione della moneta comune, tutto il dopo Maastricht rischia di cadere come un castello di carte. I cittadini non sanno che farsene di istituzioni europee che fanno gli interessi della Germania (sbagliando pure nei suoi stessi confronti), e delle oligarchie finanziarie euro-americane, invece di difendere diritti e interessi dei propri cittadini.

E proprio perché vedo i pericoli credo che non occorra sottovalutarli. Un intervento degli stati dell’ eurozona a favore di misure non-convenzionali anti crisi come quella dell'assegno europeo possono salvare la situazione. Mentre 10 anni fa si trattava di salvare l'euro perché la crisi si concentrava sostanzialmente nella finanza privata, questa volta la crisi è di tutta l'economia reale, domanda e offerta, con le banche che si trovano in una posizione un po' più solida. Ma anche queste cominceranno a fallire se i settori più colpiti - una buona metà del sistema economico – non verranno aiutati dall’ autorità pubblica. Con denaro che può essere creato a volontà dalla sovranità monetaria.


Come interpreta questa voglia di Stato anche tra chi – giornali, economisti e commentatori - per anni ha magnificato i "miracoli" del mercato?


Il grande John K. Galbraith diceva che tutti questi grandi tycoon, i capi della finanza e dell'elites della finanza statunitense, rigorosi liberisti in tempi di vacche grasse, si convertono in ferventi statalisti e corrono a Washington a rifugiarsi nelle mani dello stato quando i mercati li puniscono. Nella fase più acuta della crisi del 2008-2010, non dimentichiamo che il governo Usa nazionalizzò per un certo periodo molte grandi imprese e banche che si trovavano con l’ acqua alla gola. Nella bufera che si avvicina si dimostrerà ancora una volta la verità del detto di Karl Polanyi, mio maestro assieme a Giovanni Arrighi, che il mercato è una forza eversiva, in grado distruggere - se non messo sotto tutela - la società, l’ ambiente e la stessa economia.




La Redazione


*Pino Arlacchi è un sociologo, docente universitario e politico italino. Senatore, Europarlamentare ha ricoperto la carica di vice Segretario delle Nazioni Unite.

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