Argentina: il volto brutale del neoliberismo

20 Febbraio 2026 16:49 La Redazione de l'AntiDiplomatico

Buenos Aires si è svegliata con il volto letteralmente tumefatto. Non solo per gli scontri, ma per la violenza con cui il governo del fanatico neoliberista Javier Milei ha scelto di rispondere al dissenso sociale. Nella notte di giovedì 19 febbraio, mentre alla Camera dei Deputati si consumava il voto sulla controversa riforma del lavoro, fuori dal Congresso Nazionale la polizia federale e la gendarmeria caricavano senza pietà i manifestanti. Il bilancio è di decine di feriti, colpiti da proiettili di gomma e manganelli, e almeno sette attivisti fermati in modo arbitrario.

La giornata era iniziata all'insegna della mobilitazione. La Confederazione Generale del Lavoro (CGT) aveva indetto uno sciopero generale che ha paralizzato i principali centri urbani, compresa la capitale. Un'adesione massiccia, la quarta dall'insediamento di Milei, che ha bloccato servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti, i controlli sanitari e le operazioni doganali, con la sola presenza di personale ridotto al minimo. Piazza del Congresso, nel pomeriggio, si era riempita per metà della sua capienza, mentre all'interno i legislatori del partito di governo cercavano faticosamente il numero legale per portare a casa il risultato.

Il testo approvato, che ora torna al Senato per il via libera definitivo previsto per il 27 febbraio, è stato definito dalle opposizioni e dai sindacati come un "compendio di regressioni". Un attacco frontale ai diritti dei lavoratori che, di fatto, sposta l'equilibrio di potere nelle fabbriche e negli uffici, consegnando agli imprenditori un potere decisionale unilaterale su contratti, licenziamenti e retribuzioni.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da teleSUR English (@telesurenglish)

Tra i punti più contestati, spicca l'eliminazione del pagamento delle ore straordinarie, sostituite da un "banco delle ore" che compenserà il tempo extra con riposi, senza alcun plus salariale. Il lavoratore perde anche la possibilità di scegliere quando godersi le ferie: sarà il datore di lavoro a decidere il periodo, con l'unico vincolo che almeno una volta ogni tre anni possano cadere in estate. "Sole e spiaggia, solo quando il capo lo vorrà", sintetizzano i cronisti locali.

La riforma rende inoltre più economico licenziare. La base di calcolo per le indennità non potrà superare il 67% del valore del contratto collettivo, escludendo straordinari e bonus. Per i licenziamenti senza giusta causa, l'indennizzo sarà pari a un mese di stipendio per ogni anno di servizio. Un altro capitolo controverso è il ritorno al salario "in natura", una pratica che ricordava i "ticket" dell'era menemista: il datore di lavoro potrà pagare il dipendente con beni o servizi, come vitto e alloggio, invece che con denaro contante.

Non meno preoccupante è la stretta sui diritti sindacali. Le assemblee in orario di lavoro necessiteranno del permesso esplicito del datore di lavoro. Ai delegati sindacali vengono ridotte le tutele, con un massimo di 10 ore mensili retribuite per l'attività sindacale. Viene limitato il diritto di sciopero nei servizi essenziali, dove dovrà essere garantita una copertura minima del 75%, e in quelli "trascendentali", al 50%. Pratiche come i blocchi delle fabbriche verranno considerate infrazioni "gravissime".

Il progetto, già passato al Senato e ora modificato, dovrà fare ritorno a Palazzo legislativo per l'approvazione definitiva. L'obiettivo del governo è chiudere la partita venerdì 27, due giorni prima dell'apertura delle sessioni ordinarie del Congresso, dove Milei interverrà domenica 1° marzo.

Mentre la polizia caricava e i deputati votavano, il presidente argentino era però a migliaia di chilometri di distanza. Milei, assente dal fronte interno, partecipava a Washington a un incontro promosso da Donald Trump del cosiddetto Bord of Peace dove è stato immorlatalato mentre scherzava e cantava sulle note di Elvis Presley. Un'assenza che dice molto sulla strategia del leader sedicente libertario: proiettato all'estero alla ricerca di legittimazione, mentre in patria lascia che siano la polizia e la legge del più forte a fare piazza pulita del dissenso sociale.

Le più recenti da IN PRIMO PIANO

On Fire

Lavrov spiega perché gli USA attaccano l’Iran

La politica aggressiva degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran non ha una sola spiegazione, ma nasce dall’intreccio di fattori geopolitici, strategici ed economici. Lo ha affermato il ministro...

Frana di Niscemi: il prezzo della subalternità agli USA e del MUOS

di Clara Statello per l'AntiDiplomatico „Le antenne cadranno giù“. I NO MUOS cantavano questo slogan, negli anni delle lotte contro la militarizzazione dei territori, subendo feroci...

La "normalizzazione" di Epstein

di Sara Reginella  Dopo la normalizzazione della guerra e del genocidio, parte della stampa italiana è ora alle prese con la normalizzazione della pedofilia. E dunque, leggo che Jeffrey Epstein...

Il salto di qualità bellico di Cavo Dragone

  di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico È tornato a dar fiato alla bocca il capo del Comitato militare della NATO, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. O per meglio dire, le sue dichiarazioni,...

Copyright L'Antidiplomatico 2015 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa