Caso Macklemore-Ed Sheeran: il ruolo del miliardario pro-Israele

di Alan Macload - The MintPress

Il mondo della cultura pop è in fiamme. Il plutocrate e miliardario Robert Kraft ha esercitato con successo pressioni su Ed Sheeran affinché rimuovesse Macklemore dal suo tour nordamericano a causa delle dichiarazioni filo-palestinesi del rapper.

L’incidente ha scatenato un’indignazione generale e si è trasformato in un clamoroso boomerang per la lobby filo-israeliana: tutti gli artisti di supporto hanno abbandonato la tournée in segno di protesta, portando l’attenzione internazionale sia sui crimini di Israele, sia sui tentativi di mettere a tacere il dissenso nel mondo.

Ma chi è Robert Kraft? MintPress svela i finanziamenti dell’oligarca americano alla lobby israeliana, la rete di organizzazioni da lui create per stroncare l'attivismo filo-palestinese e il suo legame personale, politico ed economico estremamente stretto con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Il braccio destro di Netanyahu

«Israele non ha un amico più leale di Robert Kraft», ha dichiarato Benjamin Netanyahu durante la cerimonia dei Genesis Prizes del 2019, un evento sostenuto dal governo israeliano che premia personalità di spicco (come Kraft) che hanno promosso gli interessi ebraici o israeliani con un premio di un milione di dollari.

Netanyahu ha ragione. L'imprenditore americano di 85 anni, proprietario della franchigia NFL dei New England Patriots, ha dedicato l'intera vita alla causa sionista. Kraft ha sposato sua moglie in Israele nel 1962 e da allora ha compiuto più di 100 viaggi nel Paese, guidando dozzine di missioni di pubbliche relazioni e portando con sé una moltitudine di celebrità e star dello sport.

Kraft non solo vanta una stretta amicizia personale con Netanyahu, ma ha molto probabilmente finanziato la sua ascesa politica. Il suo nome compare nel documento “Netanyahu’s Millionaires”, una lista autografa trapelata firmata dallo stesso Primo Ministro, contenente i dettagli dei suoi mecenati più facoltosi e di coloro su cui poteva fare cieco affidamento per finanziare la propria carriera politica. Il 98% dei fondi di Netanyahu proveniva dall'estero.

Nella politica americana, Kraft non è da meno: usa il suo potere economico per spingere l'agenda israeliana a Washington. Oltre ad aver finanziato direttamente Donald Trump, ha versato enormi somme a quasi tutti i gruppi che costituiscono la lobby filo-israeliana negli Stati Uniti, tra cui:

  • The American Friends of the Israel Museum

  • The American Friends of the Yitzhak Rabin Center

  • American Israel Public Affairs Committee (AIPAC)

  • Anti-Defamation League (ADL)

  • Committee for Accuracy in Middle East Reporting and Analysis (CAMERA)

  • Friends of the Israeli Defense Forces

  • The Israel Project

  • The Jewish Agency for Israel

  • Jewish National Fund

  • StandWithUs

In altre parole, Robert Kraft è la lobby israeliana.

Il grande finanziatore di Israele

Kraft ha anche creato personalmente la Foundation to Combat Antisemitism (FCAS), un gruppo estremamente ben finanziato che si presenta come un'organizzazione no-profit antirazzista contro i pregiudizi. A un'analisi più attenta, tuttavia, appare chiaro come la FCAS sia semplicemente un altro gruppo filo-israeliano che usa il linguaggio dell'antirazzismo per schiacciare l'opposizione popolare verso le azioni di Israele all'estero.

In primo luogo, molte delle sue figure chiave sono ex funzionari o lobbyisti israeliani. Ad esempio, la direttrice delle partnership e della strategia dell'organizzazione, Clara Schwartz, ha precedentemente lavorato come segretaria di diversi ambasciatori israeliani negli Stati Uniti. Nel frattempo, Maya Buki Dabby, responsabile della filantropia della FCAS, è l'ex direttrice dell'AIPAC, il principale gruppo di pressione filo-israeliano negli Stati Uniti.

In secondo luogo, la FCAS equipara l'anti-sionismo al supporto o al negazionismo dell'Olocausto, una delle tante ragioni per cui il suo "osservatorio sull'antisemitismo" interno ha registrato un'impennata di episodi negli ultimi anni.

È difficile sovrastimare quanto sia ricca e perfezionata questa macchina. Solo in una donazione del dicembre 2023, Kraft ha versato 100 milioni di dollari all'organizzazione. Oggi il Gillette Stadium di Kraft — che avrebbe dovuto ospitare il concerto di Sheeran e Macklemore prima del suo intervento diretto — ospita un enorme centro di comando in cui un folto personale monitora il sentimento anti-Israele e filo-Palestina su scala globale e sui social media. I critici lo hanno ribattezzato "un imponente centro di sorveglianza e propaganda sionista dentro lo stadio Gillette".

La FCAS ha investito cifre enormi in campagne pubblicitarie ad alto profilo filo-israeliane, incluse numerose pubblicità trasmesse durante diversi Super Bowl consecutivi. Uno spot del 2024 vedeva protagonista Clarence B. Jones, ex consigliere di Martin Luther King Jr. che contribuì alla stesura del famoso discorso "I Have a Dream". Il messaggio di Jones denunciava una crescente marea di intolleranza razziale in America, indirizzata non verso figure come Trump (a cui Kraft ha donato 1 milione di dollari nel 2017), ma contro gli ebrei. Lo spot si concludeva invitando gli spettatori a respingere l'antisemitismo visitando il progetto della FCAS, StandUpToJewishHate.com.

L'anno successivo l'organizzazione è tornata con un altro spot al Super Bowl, questa volta con il rapper Snoop Dogg che si rammaricava per l'aumento dell'"odio" — riferimento, nel contesto, all'opposizione alle politiche dello Stato di Israele nel Medio Oriente. Numerosi utenti hanno commentato ironicamente che quello fosse l'atto più imbarazzante mai compiuto dal celebre rapper per denaro.

Come suggeriscono i contenuti, questi spot facevano parte di un piano più ampio della FCAS mirato alla comunità afroamericana, che secondo i sondaggi è molto meno incline a sostenere le azioni belliche israeliane e più vicina alla causa palestinese rispetto alla popolazione generale. La FCAS stessa definisce questi sforzi come parte del proprio piano per "sviluppare iniziative di cambiamento sociale e migliorare continuamente l'alleanza tra la comunità nera ed ebraica".

Silenziare i critici dell'Apartheid

Un altro modo in cui Kraft ha cercato di plasmare la politica americana è stato tentare di tenere le voci filo-palestinesi fuori dal Congresso, finanziando i democratici di destra contrapposti ai candidati progressisti.

Nel 2021, ad esempio, ha donato a Shontel Brown — una candidata poco conosciuta ma fortemente filo-israeliana — durante le primarie per l'11° distretto congressuale dell'Ohio contro Nina Turner, socialista democratica, co-presidente nazionale della campagna elettorale di Bernie Sanders nel 2020 e aperta critica delle politiche israeliane. Un'immensa mole di fondi filo-israeliani è confluita nella campagna della Brown, aiutandola a sconfiggere la Turner. Nel suo discorso di vittoria, la Brown ha elogiato Israele e ringraziato la comunità ebraica per averla "aiutata a tagliare il traguardo".

Kraft ha elargito finanziamenti anche ad altri democratici filo-israeliani, tra cui David Cicilline, Juan Vargas, Ted Deutch, Jake Auchincloss e Ritchie Torres.

Le sue azioni, le donazioni e le dichiarazioni pubbliche hanno attirato dure condanne da parte degli osservatori. Il giornalista sportivo Dave Zirin, ad esempio, ha scritto:

«Sembra ritenere che qualsiasi critica a Israele sia intrinsecamente antisemitismo. Per Kraft, ebrei come me, rabbini e sopravvissuti all'Olocausto che chiedono il cessate il fuoco e una Palestina libera sono parte del problema. Kraft sembra considerare l'opposizione a Israele, all'IDF e all'agenda dell'AIPAC come puro antisemitismo.»

Kraft si è dimostrato altrettanto spietato verso la protesta studentesca. Durante le manifestazioni universitarie a favore della Palestina tra il 2023 e il 2024 (a cui ha partecipato circa il 10% di tutti gli studenti USA), il miliardario ha lavorato sia in pubblico sia in privato per reprimerle.

L'epicentro del movimento è stata la Columbia University, dove gli studenti hanno occupato gli edifici e allestito tendopoli per chiedere la fine della complicità dell'ateneo con le azioni israeliane. Kraft è intervenuto annunciando pubblicamente che avrebbe tagliato i suoi cospicui finanziamenti all'università a causa dell'incapacità di sopprimere le proteste: «Sono profondamente rattristato dall'odio virulento che continua a crescere nel campus e in tutto il nostro Paese», ha affermato, sostenendo che la Columbia non stesse proteggendo gli studenti ebrei.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, a detta di Kraft, è stata la trovata pubblicitaria di Shai Davidai, un accademico israeliano-americano della Columbia, il quale ha sostenuto che gli fosse stato revocato l'accesso al campus. Davidai aveva precedentemente definito gli studenti in protesta "nazisti" e "terroristi", chiedendo l'intervento della Guardia Nazionale per sgomberare gli accampamenti ed evocando apertamente il massacro della Kent State University.

Kraft è uno dei più importanti mecenati della Columbia: ha donato milioni di dollari all'istituto, inclusa una singola donazione da 3 milioni di dollari per finanziare il Kraft Center for Jewish Student Life.

Ha inoltre sfogato la sua frustrazione su MSNBC, denunciando gli studenti partecipanti come sostenitori del terrorismo: «È orribile per me che un gruppo come Hamas possa essere rispettato e che persone negli Stati Uniti d'America sventolino bandiere o li sostengano... Hamas predica l'eradicazione di tutto il popolo ebraico dalla Terra», ha dichiarato.

Alla fine Kraft ha ottenuto ciò che voleva e le proteste sono state represse con la forza, facendo il giro del mondo: centinaia di studenti sono stati arrestati, decine espulsi e alcuni dei leader della protesta sono stati presi in custodia dall'ICE con il rischio di deportazione.

Un codardo incastrato tra due forme di viltà

Kraft e la lobby israeliana sono riusciti a tagliare i fiori, ma non a fermare la primavera. La delusione verso Israele e la solidarietà con la Palestina continuano a crescere e si manifestano anche nella cultura pop tramite artisti del calibro di Macklemore, che ha preso posizione contro le violenze in corso. Decine di migliaia di fan hanno ascoltato le parole del rapper serata dopo serata.

Tuttavia, proprio come accadde per le proteste alla Columbia, Kraft (il cui patrimonio netto stimato supera i 15 miliardi di dollari) ha trovato il modo di usare la propria influenza per bloccare l'attivismo filo-palestinese. Ha fatto fronte comune con gli altri proprietari degli stadi per intimidire Ed Sheeran, ponendolo davanti a un ultimatum: rimuovere Macklemore dal tour o subire il divieto di esibirsi nelle loro strutture.

In una nota, Kraft ha definito le azioni di Macklemore "profondamente offensive", insinuando — come già fatto con i manifestanti della Columbia — un suo presunto sostegno a organizzazioni terroristiche. L'ultimatum è stato presentato come una misura necessaria per fermare l'antisemitismo. Tuttavia, il fatto che molti di questi stessi stadi stiano attualmente ospitando e promuovendo il tour di Ye (Kanye West), che si è autodefinito nazista e ha recentemente pubblicato il brano "Heil Hitler", rende dubbia tale sincerità.

Kraft ha fa leva sulle relazioni personali con Sheeran, il quale si era persino esibito al suo matrimonio nel 2022. Il pop-star inglese ha immediatamente ceduto, accettando di sacrificare Macklemore. Ha poi pubblicato su Instagram una dichiarazione bizzarra, inesatta e ampiamente criticata, giudicata da molti come un maldestro tentativo di giustificare la propria capitolazione.

Il comunicato di Sheeran inizia mettendo sullo stesso piano le parti in causa: «Sono sconvolto dal conflitto tra Israele e Palestina. La sofferenza e il dolore causati da entrambe le parti sono una tragedia umana», ha scritto, suggerendo un'uguaglianza nei livelli di violenza e sofferenza.

Ha poi preso le distanze da Macklemore — suo caro amico da 13 anni — sostenendo che il rapper figurasse nello show solo perché «ha chiesto di unirsi al mio tour l'anno scorso e io ho acconsentito». Ha poi liquidato l'attivismo di Macklemore come un semplice "gridare", aggiungendo che «se ci concentriamo solo su chi grida più forte, non cambierà mai nulla».

La dichiarazione lasciava trasparire quasi un sollievo per l'uscita di scena di Macklemore, affermando che la propria musica ha lo scopo di «unire persone di ogni estrazione e cultura» e che «chi viene ai miei spettacoli non si aspetta un forum politico». «Non uso la mia piattaforma professionale per fare politica», ha concluso.

Questa affermazione è smentita dai fatti. Sheeran ha girato il video musicale del brano "2Step" in Ucraina e ha successivamente pubblicato un remix in collaborazione con la band locale Antytila, i cui membri sono arruolati nell'esercito ucraino. È apparso sul palco sventolando una gigantesca bandiera ucraina e ha raccolto fondi per diverse associazioni benefiche del Paese. La differenza tra l'Ucraina e la Palestina, naturalmente, sta nel fatto che per la prima vi è il pieno sostegno dell'establishment occidentale, rendendo la causa "sicura" e apparentemente non politica.

Sheeran ha inoltre appoggiato pubblicamente il Partito Laburista britannico in diverse occasioni, ha attaccato il governo conservatore per la gestione della Brexit e ha esortato il Congresso USA ad approvare leggi a tutela della comunità LGBT. Non è stato neppure del tutto estraneo alla questione israeliano-palestinese, lasciandosi coinvolgere nella propaganda ufficiale del governo israeliano: nel settembre 2024 ha incontrato Noa Argamani, un'israeliana catturata da Hamas il 7 ottobre. L'incontro, con Sheeran sorridente, è stato pubblicato sui canali social ufficiali dello Stato di Israele senza alcuna smentita o riserva da parte del cantante.

Nel suo messaggio, Sheeran ha tentato di smarcarsi da ogni responsabilità diretta, sostenendo che «l'uscita di Macklemore dal tour è stata una decisione del promoter, non mia. Il contratto di Macklemore era con il promoter, non con me». Si è descritto come uno spettatore inerme, come se, nella sua posizione di star globale e protagonista principale dello show, non potesse imporsi per difendere un amico e collega.

Prevedendo le contestazioni, Sheeran ha presentato l'atto come un dato di fatto, affermando di essere moralmente obbligato a proseguire lo show per rispetto verso gli altri artisti e lavoratori del tour il cui sostentamento dipendeva dal proseguimento delle date: «Non deluderei mai i fan che hanno fatto piani, né abbandonerei la crew del tour, gli altri artisti di supporto e i musicisti che contano su di me per lavorare e vivere», ha spiegato.

Tuttavia, questa presunta scelta coraggiosa è stata immediatamente smentita nei fatti: l'intero gruppo di artisti di supporto — quattro formazioni distinte, oltre alla live band di Sheeran — ha annunciato all'unisono il ritiro dal tour in segno di solidarietà con Macklemore e con il popolo palestinese, pur non possedendo neanche un frazione del patrimonio stimato di Sheeran (circa 400 milioni di dollari).

«Gli artisti non devono essere messi a tacere quando parlano per gli oppressi», ha dichiarato Finneas. Nel frattempo, i Beoga hanno condannato quello che hanno definito «il silenziamento di Macklemore da parte delle lobby sioniste».

Sheeran ha cercato di prevenire le accuse assolvendosi pubblicamente: «Non sono complice. Ho le mie opinioni personali su questo devastante conflitto. Solo perché scelgo di non parlare pubblicamente, non significa che non ne abbia o che non mi importi. Né significa che non sostenga le cause a mio modo, in privato».

Eppure, le dichiarazioni degli altri artisti hanno chiarito che era proprio la paura di diventare complici dei crimini di Israele a spingerli al ritiro immediato.

Difendere ciò che è giusto

La dichiarazione di Sheeran, ampiamente derisa online, contrasta fortemente con quella di Macklemore, elogiata per garbo e signorilità. Il rapper ha persino definito Sheeran un "amico" e un "fratello", nonostante il distacco dimostrato dal cantante britannico.

In primo luogo, Macklemore ha chiarito: «Io non sono una vittima. Ed Sheeran non è una vittima», aggiungendo:

«Le vittime sono il popolo palestinese. Gli uomini, le donne e i bambini che sono stati uccisi, ridotti alla fame, sfollati e costretti a subire una violenza inimmaginabile. Più di 20.000 bambini sono stati uccisi solo a Gaza. Ci sono persone che vengono uccise oggi e persone che verranno uccise domani. Voglio assicurarmi che, nel raccontare questa storia, non si perda di vista questo punto.»

Anche nello spiegare la scelta di Sheeran, Macklemore si è mostrato comprensivo: «Ed si trovava in una posizione tremenda», spiegando che Sheeran gli aveva confidato che le parole "Free Palestine" e l'immagine della bandiera palestinese risultavano ferite per molte delle persone con cui aveva parlato (ovvero Kraft). Di fatto, la figura di Sheeran emerge sotto una luce migliore nelle parole di Macklemore che non nel suo stesso comunicato.

Sheeran gli ha detto di "non voler prendere una posizione". Macklemore ha risposto spiegando che:

«...[N]on esiste una posizione neutrale tra l'oppressore e l'oppresso. Quando una parte possiede le bombe e un illimitato sostegno finanziario e militare dagli Stati Uniti, rifiutarsi di prendere una posizione non ti colloca nel mezzo.»

Il rapper ha spiegato i motivi per cui i miliardari pro-Israele come Kraft temono il suo impatto culturale:

«Se avessi continuato a fare gli spettacoli dicendo "Free Palestine", con Ed che implicitamente lo tollerava e il pubblico che rispondeva a gran voce mostrando un chiaro sostegno alla liberazione palestinese, quale altro artista avrebbe parlato dopo di me? Il palco diventa resistenza. Forse è per questo che questa volta è diventato così fondamentale mettermi a tacere.»

Il punto di svolta

Al momento, la decisione di Sheeran di assecondare Kraft e la lobby israeliana si è rivelata un fallimento su tutti i fronti. Sheeran è diventato virale per le ragioni sbagliate, sommerso da brani parodici che sbeffeggiano il suo comportamento. Avendo perso tutti gli artisti di supporto e la sua stessa band, il suo tour è compromesso e si trova nella condizione di doversi esibire per ore da solo sul palco con la sola chitarra.

In un solo colpo ha affondato la sua tournée, distrutto la propria credibilità e la reputazione da "ragazzo d'oro", e voltato le spalle a un amico di lunga data per compiacere un miliardario sionista ottantenne.

La vicenda ha travalicato l'àmbito politico per diventare la notizia più discussa a livello globale, con popstar di tutto il mondo che hanno commentato la sottomissione di Sheeran al potere. In Irlanda, Paese a cui Sheeran si sente legato per le proprie origini, l'espressione "He's English" ("È inglese") è diventata tendenza sui social, a testimonianza del netto rifiuto espresso dal pubblico locale. «Ed Sheeran non dovrebbe mai più sentirsi il benvenuto in Irlanda», ha intitolato l'Irish Mirror.

Gli artisti che si sono ritirati stanno invece guadagnando seguito online, mentre altri musicisti hanno trovato il coraggio di esporsi per la Palestina direttamente sul palco.

Kraft, dal canto suo, ha scoperto le proprie carte provando a imporre la propria autorità. Non c'è mai stato un esempio più evidente di come certi poteri economici provino a condizionare i media e la cultura per reprimere la libertà di parola.

Inoltre, il fatto che Kanye West continui ad esibirsi in molti degli stessi stadi preclusi a Macklemore rende palese come l'antisemitismo non c'entri nulla. Kraft ha finito per ottenere l'effetto contrario (Streisand effect): voleva bloccare i messaggi pro-Palestina e ha finito per attirare l'attenzione globale sul caso.

Nel tentativo di arginare il danno di immagine, Kraft ha annunciato che lui e Sheeran doneranno milioni di dollari in aiuti non meglio specificati per la "regione" mediorientale. Senza indicare un Paese destinatario o un'organizzazione benefica, l'annuncio è stato subito interpretato dall'opinione pubblica come un ennesimo trasferimento di denaro verso Israele sotto la copertura degli aiuti umanitari.

In ultima analisi, questa vicenda dimostra che il potere influenza al meglio quando agisce nell'ombra. Kraft ha involontariamente acceso i riflettori sulle proprie operazioni, sulle azioni di Israele e sulle modalità con cui certi patrimoni tentano di limitare la libertà d'espressione negli USA. Il suo errore di calcolo rischia di diventare un punto di svolta culturale in cui la causa palestinese entra definitivamente nel mainstream, rendendo sempre più insostenibile il sostegno incondizionato a Israele.

(Traduzione de l'AntiDiploamatico)

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