Dottrina Monroe 2.0: così gli Usa riconquistano l'America Latina

07 Ottobre 2026 19:01 Fabrizio Verde


di Fabrizio Verde

L'America Latina è tornata a essere il cortile di casa, e Washington non si preoccupa più di tanto di nascondere la mano. Che si tratti di pressioni diplomatiche o di veri e propri ribaltamenti dei poteri giudiziari, l'obiettivo è uno solo: blindare governi di estrema destra e modelli neoliberisti, piegando la sovranità dei Paesi latinoamericani alle esigenze geopolitiche ed economiche degli Stati Uniti.

A Città del Messico, la presidente Claudia Sheinbaum cerca di camminare sul filo del rasoio. Sa bene come stanno le cose, lo dicono i documenti storici, dalla strage di Tlatelolco fino alle recenti e opache vicende legate al cartello di Sinaloa. L'ingerenza delle agenzie a stelle e strisce è un fatto acclarato, tanto che l'ex presidente Andrés Manuel López Obrador non aveva usato mezzi termini contro l'ambasciatore statunitense Ronald Johnson. Sheinbaum, però, indossa i panni del pragmatismo diplomatico, costretta a bilanciare la consapevolezza storica con la realtà dei rapporti di forza. "Quando so che c'è ingerenza lo dico senza problemi, ma devo anche cercare di mantenere una relazione diplomatica", ha spiegato la presidente, ricordando che la linea rossa resta "il rispetto per la nostra sovranità". Una sovranità, va da sé, che gli USA tollerano solo fino a un certo punto. Anzi, con il rilancio della nuova Dottrina Monroe targata Trump non tollerano affatto: a tal proposito si veda l’attacco contro Caracas il sequestro del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, attualmente ostaggi degli USA a New York.

Altro esempio di ingerenze clamorose arriva dalla Bolivia, dove il governo di Rodrigo Paz ha appena offerto uno spettacolo desolante di sottomissione agli ordini piovuti da nord. Il bersaglio era il procuratore generale Roger Mariaca, reo di aver indagato troppo da vicino su figure vicine alla cerchia di Donald Trump.

Mariaca è finito in un carcere di Potosí, lo stesso in cui aveva fatto rinchiudere decine di criminali quando era in servizio. "Ho condotto le indagini insieme al mio team; abbiamo assicurato alla giustizia assassini che attualmente si trovano in custodia cautelare proprio nelle carceri in cui ci state mandando", ha avvertito il magistrato durante l'udienza, denunciando la violazione del suo diritto alla difesa e l'allontanamento forzato dai suoi figli minori.

Il suo peccato originale? Aver indagato su Fernando Cerimedo. Cerimedo non è un personaggio qualsiasi. È il consulente di estrema destra che il Washington Post ha ribattezzato l'uomo del movimento MAGA nel continente, oggi stretto collaboratore del presidente boliviano Paz. L'uomo è gravemente indiziato per tentato omicidio ai danni dell'avvocato Nadia Beller, arricchimento illecito e persino per aver protetto voli di narcotrafficanti, come dimostrerebbero le intercettazioni in cui tratta il pagamento di tangenti per i cosiddetti "narco-voli". Ma a Washington, e di riflesso a La Paz, queste inezie passano in secondo piano se l'uomo è funzionale all'agenda USA.

Per salvare il loro uomo, gli Stati Uniti hanno usato l'arma del ricatto: l'inserimento di Mariaca in una lista nera che ha portato alla revoca dei visti per 29 funzionari tra Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù. Di conseguenza, la polizia boliviana ha fatto irruzione nel Ministero Pubblico. Uomini incappucciati, nessun ordine giudiziario locale, un'azione da polizia politica. Il risultato? Mariaca è in cella, sulla base delle presunte confessioni di un narcos uruguaiano detenuto negli USA, e al suo posto è stato messo un procuratore fantoccio, José Urioste. Durante l'incostituzionale sessione del Congresso che ha ratificato questo golpe bianco, i funzionari delle ambasciate di Stati Uniti, Argentina e Perù assistevano dalle tribune, come a voler ricordare a chi spetta davvero il comando.

L'effetto collaterale di questa manovra è l'azzeramento delle indagini contro Cerimedo e la campagna di fango contro chi ha osato denunciarlo. Nadia Beller, vittima di violenza, si ritrova ora accusata di essere collusa con la Procura boliviana, usando vecchie foto di un suo impegno come attivista per i diritti degli animali per cercare di incastrarla. "Non mi metteranno a tacere. Non mi intimidiranno. Non permetterò che, dopo essere stata vittima, pretendano di trasformarmi in perseguitata politica", ha scritto l'avvocato, smascherando la macchina del fango orchestrata dalla difesa del suo aguzzino.

Il ministro della Difesa boliviano ha dovuto ammettere l'evidenza: l'offensiva contro Mariaca nasce da informazioni fornite direttamente dagli Stati Uniti, e si parla già apertamente di una possibile estradizione del magistrato a nord. Ma questo non è un episodio isolato. È la fotografia nitida di un nuovo corso latinoamericano disegnato a tavolino da Washington, dove la sovranità popolare viene sistematicamente sacrificata sugli altari degli interessi geopolitici ed economici statunitensi.

I risultati delle ultime tornate elettorali nella regione confermano questo disegno strategico. In Colombia, l'ascesa al potere di Abelardo de la Espriella ha segnato una brusca sterzata verso un esecutivo di estrema destra e "mano dura", smantellando in tempi record le aperture progressiste del passato per riallineare Bogotà alle direttive della Casa Bianca.

Ancora più significativo è quanto sta accadendo in Brasile, dove la vittoria di Flavio Bolsonaro al primo turno delle presidenziali contro Lula ha dato una scossa agli equilibri del continente. Il ritorno in forza della destra radicale e neoliberista, con un consenso che ha ribaltato le stesse proiezioni dei sondaggi, non è un semplice fenomeno interno. È il frutto di un ecosistema mediatico e politico che ha vede in Washington un attore disposto a fare di tutto per vedere naufragare ogni esperienza socialista o progressista nel continente americano.

Dal Venezuela alla Bolivia al Brasile, passando per la Colombia, il messaggio è chiaro e non ammette repliche. Dove la diplomazia non basta, si corrompe o si distrugge l'indipendenza della magistratura. Dove le urne potrebbero dare un risultato sgradito, si mobilitano apparati occulti e pressioni economiche senza precedenti. L'obiettivo finale resta immutato: garantire che i governi della regione siano semplici amministratori di condominio, fedeli esecutori di un modello che arricchisce pochi e asservisce intere nazioni alle esigenze del padrone di casa in quel di Washington.

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