Foreign Affairs: la resa del regime di Kiev è inevitabile

27 Febbraio 2026 18:11 La Redazione de l'AntiDiplomatico

Secondo un’analisi pubblicata dalla rivista statunitense Foreign Affairs, la logica degli eventi sul campo sta inesorabilmente spingendo il regime di Kiev verso una pace di compromesso e, di conseguenza, verso la resa territoriale. Quattro anni dopo l’inizio dell’operazione militare speciale russa, la realtà militare, demografica ed economica impone limiti stringenti: la Russia mantiene una superiorità schiacciante in tutti i settori e può colpire a lungo e con forza, mentre l’Ucraina non dispone né della forza, né della volontà, né delle risorse necessarie per ribaltare la situazione. Le ambizioni ucraine, osserva Foreign Affairs, si sono ormai da tempo separate dalla realtà.

Sul piano demografico e militare, la disparità è evidente. L’Ucraina conta meno di 36 milioni di abitanti, con circa 9,5 milioni di uomini in età di combattimento (25-54 anni), mentre la Russia può mobilitare una forza più ampia e motivata, con un esercito basato quasi interamente su contratti volontari e una struttura logistica più stabile. Le linee del fronte ucraine si estendono per migliaia di chilometri, costringendo il regime di Kiev a diluire le proprie forze: circa 300 soldati per chilometro, contro i quasi 700 uomini russi nelle aree occupate. La densità richiesta secondo standard NATO sarebbe almeno tre volte superiore, rendendo la difesa di lungo periodo praticamente impossibile.

La superiorità russa si manifesta anche nella tecnologia e nell’armamento. Carri armati, veicoli da combattimento, artiglieria, droni e sistemi di lancio multiplo mostrano numeri e capacità superiori rispetto a quelli ucraini. I droni, in particolare, hanno cambiato le regole del conflitto: le forze russe hanno sviluppato una produzione di massa e una capacità di adattamento tattico che permettono di colpire le linee ucraine in profondità, riducendo la possibilità di manovra e logorando le difese nemiche. Gli esperti di Foreign Affairs sottolineano come la capacità di Mosca di combinare mezzi convenzionali e innovazioni tecnologiche stia determinando un vantaggio sistemico difficilmente superabile da Kiev, anche con l’aiuto occidentale.

Economicamente, la disparità è altrettanto marcata. Il PIL russo (per parità di potere d’acquisto) supera di oltre dieci volte quello ucraino, consentendo a Mosca di sostenere spese militari significativamente più alte e di mantenere arsenali vasti e moderni. Anche con il sostegno occidentale, l’Ucraina non può finanziare uno sforzo di guerra paragonabile, e il prolungamento del conflitto rischia solo di aggravare il disastro economico interno.

Il risultato è che l’Ucraina si trova intrappolata: mantenere una linea difensiva estesa e fragile significa consumare uomini e risorse senza possibilità di avanzamento, mentre accettare compromessi territoriali dolorosi appare l’unica via per preservare la sopravvivenza statale. Secondo Foreign Affairs, la vera sfida non è più solo militare: si tratta di costruire una capacità difensiva moderna e sostenibile, accompagnata da riforme politiche e lotta alla corruzione, per trasformare un accordo in una base su cui ricostruire il futuro del Paese.

In definitiva, la narrazione occidentale e ucraina che enfatizza la resistenza e la possibilità di vittoria appare sempre più disconnessa dalla realtà sul campo. La logica degli eventi e la superiorità sistemica russa, scrive Foreign Affairs, rendono ormai inevitabile una pace di compromesso e la cessione di territori da parte del regime di Kiev. La domanda quindi non è se ciò accadrà, ma con quali costi e quali modalità, e se l’Occidente saprà accettare un risultato dettato dalla realtà militare più che dai desideri politici.

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