In occasione del dodicesimo anniversario della Rivoluzione del 21 settembre, il leader del movimento yemenita Ansar Allah, Seyed Abdulmalik Badreddin al-Houthi, ha pronunciato un duro discorso contro l'Arabia Saudita e i suoi alleati occidentali. Al-Houthi ha accusato Washington e Riyadh di complicità in sistematici crimini di guerra e contro l'umanità perpetrati ai danni del popolo yemenita.
Secondo il leader Houthi, l'intervento saudita – sostenuto da Stati Uniti, Regno Unito e Israele – ha preso di mira «tutti i pilastri della vita» nello Yemen, colpendo oltre 2.000 moschee, scuole, mercati ed eventi pubblici, provocando la morte di migliaia di civili, tra cui donne e bambini. Al-Houthi ha denunciato la passività della comunità internazionale e l'inefficacia del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, accusando gli Stati Uniti di aver fornito copertura politica e massicce forniture di armi a Riyadh.
Il discorso ha evidenziato la grave crisi umanitaria esacerbata dal blocco economico e navale imposto dal 2015. Oltre il 90% del fabbisogno dello Yemen dipende infatti dalle importazioni: secondo i dati citati, nel 2026 oltre 22 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, più di 18 milioni soffrono di insicurezza alimentare e il sistema sanitario è collassato, provocando oltre 1,4 milioni di morti per la carenza di cure e farmaci essenziali.
Al-Houthi ha inoltre sostenuto che l'ostilità di Riyadh sia cresciuta a causa del sostegno dello Yemen alla causa palestinese e alla popolazione di Gaza. Il leader di Ansar Allah ha accusato il regime saudita di cooperazione d'intelligence con Israele – consentendo persino l'uso delle proprie basi per operazioni di ricognizione e intercettando droni diretti verso i territori occupati – e ha respinto categoricamente le accuse di attacchi contro i luoghi santi della Mecca.
Concludendo il suo intervento, Al-Houthi ha rivendicato il diritto dello Yemen alla resistenza e alla difesa della propria sovranità di fronte a quella che ha definito una vera e propria occupazione, promettendo di vanificare i tentativi stranieri di trasformare il Paese in un insieme di basi militari ed enclavi strategiche.
di Francesco Dall'Aglio E quindi che ci faceva nientemeno che il capo della CIA, John Ratcliffe, su un C-17A Globemaster III partito dalla base di Andrews vicino a Washington e atterrato,...
Un'insolita e intensa settimana di traffico diplomatico nella capitale russa. Da un lato, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario del Vaticano per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni...
«La situazione è estremamente grave». Con questo giudizio, Fiammetta Cucurnia - storica inviata di Repubblica a Mosca - commenta in "Storia in diretta" con Loretta Napoleoni...
«Queste dichiarazioni sono la prova diretta della politica statunitense di dispiegare armi nello spazio e di utilizzarle in operazioni di combattimento per assicurarne il dominio e la superiorità»....
Copyright L'Antidiplomatico 2015 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa