Gli esiti del conflitto in Ucraina delineati dalla Intelligenza artificiale

06 Settembre 2026 11:00 Fabrizio Poggi

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

5 settembre. L'ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) assicura che «Con l'accusa formale di Berlino a Mosca per i droni di Lipsia, l'Europa dichiara che la guerra ibrida è già in corso» e ciò vuol dire, proclama la perfida Ursula-Brunilde, «essere pronti a rispondere al comportamento sconsiderato della Russia in modo più rapido ed efficace», aggiungendo, in coppia con il “Mago Zurlì” Mark Rutte, che UE e NATO non rinunceranno «a sostenere l’Ucraina nonostante i tentativi di intimidazione russi». Uomini e donne tutti d'un pezzo, quelli di Bruxelles, decisi a controbattere le “minacce russe al nostro continente”, portate, giurano i santoni del ISPI, con una scelta di mezzi «più ampia di quanto l’episodio di Lipsia lasci intendere. Droni, attacchi informatici e incendi in fabbriche e depositi di armi, ma anche interferenze nel dibattito pubblico, spionaggio, corruzione e finanziamenti occulti ai partiti populisti e antieuropei». Dopo lo “scoop” di Antonio Tajani sulle elezioni, manca che il ministro dello sport Andrea Abodi annunci interferenze russe sul Giro d'Italia. Il tutto, anche per «alimentare un clima di allarme diffuso, capace, nel tempo, di erodere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e la coesione politica interna». Come che sia, raccontano quegli “studiosi internazionali”, «questa improvvisa impennata di tensioni [é] chiaramente legata all’intensificazione della campagna militare in Ucraina, in cui Mosca sta approfittando della carenza di missili delle difese aeree ucraine». Come se davvero “gli europei” siano preoccupati delle condizioni delle masse ucraine e si interessino dell'Ucraina al di là della funzione affidatagli di essere la punta avanzata dello scontro con la Russia, ma eucaristicamente definita “avamposto nella difesa dei valori occidentali”. Basti pensare al rilievo, praticamente nullo, che i media di regime hanno dato alle dichiarazioni di Vladimir Putin sulla fine della guerra in Ucraina, pur se qua e là diversamente interpretate. No: l'obiettivo di Bruxelles è quello dello scontro diretto con Moskva e se, per avvicinarlo, la junta nazigolpista manda al macello mille ucraini al giorno, quello non è che il prezzo per santificare i “valori liberali europei”.

In effetti, conversando col Primo ministro indiano Narendra Modi al vertice della SCO a Biškek, Putin ha sostanzialmente detto che la Russia lavora sulla strada della conclusione del conflitto in Ucraina e, d'altra parte, la domanda su “come e quando finirà l'Operazione militare speciale” continua a essere uno degli interrogativi più frequenti. Esistono migliaia di risposte, nota Andrej Zobov su Komsomol'skaja Pravda, formulate nel corso di dibattiti tra politologi e giornalisti, generali a riposo e politici in carica. Così, la redazione di KP si è rivolta all'Intelligenza artificiale, scegliendo per l'esperimento non un modello russo, sospettabile di parzialità, bensì la versione a pagamento di “Gemini 3.1 Pro” di Google.

E così, si comincia col chiedere a che punto sia il conflitto, sostanzialmente entrato nella fase della classica guerra di posizione e logoramento ad alta tecnologia, in cui il fattore decisivo è dato dallo squilibrio cumulativo delle risorse, dettato da potenziale industriale, risorse mobilitabili e stabilità demografica e anche dall'efficacia dei sistemi di gestione, intelligence e logistica. In questo senso, le forze russe mantengono un vantaggio strategico e tattico-operativo, grazie al fatto che Moskva è riuscita a convertire completamente l'industria della difesa verso una produzione nazionale, mentre Kiev dipende per l'80-85% da forniture esterne. Il vantaggio russo è dato anche dal sistema di reclutamento militare a contratto, che garantisce un flusso costante di riservisti senza la necessità di misure coercitive; in Ucraina, invece, il potenziale di mobilitazione è quasi esaurito. L'età media dei soldati ucraini al fronte ha superato i 43-45 anni e una mobilitazione rigida porta a un calo della motivazione e a un peggioramento della qualità delle nuove reclute. Pesa anche la superiorità di fuoco: la Russia domina lo spazio aereo grazie all'impiego massiccio di munizioni a lungo raggio a guida di precisione e bombe plananti, contro le quali le forze armate ucraine non dispongono di contromisure efficaci.

Sulla questione di come potrebbero evolversi gli eventi nei prossimi 6-9 mesi, si configurano tre scenari principali. Il primo, con probabilità al 55-60%, prevede una guerra di logoramento, con le forze russe che continuano ad avanzare ricorrendo ad attacchi aerei e di artiglieria, droni e piccoli gruppi d'assalto e bonifica. Tale tattica minimizza le perdite russe e costringe Kiev a consumare le ultime riserve nel tentativo di mantenere le aree fortificate, col risultato di un graduale spostamento del fronte verso ovest. Con una probabilità del 25-30%, il secondo scenario vedrebbe una progressiva carenza ucraina di uomini e mezzi, con una seria perdita di coesione in uno dei settori chiave, come Orekhovo o Slavjansk-Kramatorsk, così che le unità ucraine ridotte al 30-40% delle forze potrebbero esser costrette a ritirarsi per decine di km verso il Dnepr e si avrebbe una rapida avanzata russa, che costringe Kiev a richiedere il congelamento del conflitto. Il terzo scenario, con probabilità del 10-15%, vede una escalation asimmetrica col coinvolgimento dell'Occidente: constatato il deterioramento della situazione a Kiev, singoli paesi NATO, nel quadro della "coalizione dei volenterosi", tentano di alzare asimmetricamente la posta, intensificando gli attacchi a lungo raggio contro infrastrutture critiche in profondità sul territorio russo o dispiegando forze ausiliarie nell'Ucraina occidentale. Sarebbe questo uno scenario ad altissimo rischio, di cui sono consapevoli i leader militari e politici occidentali ed è per questo che la probabilità di questo scenario è relativamente bassa.

Per quanto riguarda i negoziati sull'Ucraina, questi sono di fatto congelati dopo Anchorage, poiché entrambe le parti si aspettano di ottenere di più attraverso mezzi militari. In generale, si dice nel prospetto AI, i negoziati vengono sospesi quando le parti (in questo caso, principalmente Europa e Ucraina) ritengono che la continua pressione militare migliorerà la loro posizione al tavolo negoziale. Kiev e i suoi alleati più radicali (Londra, Varsavia) ritengono che le sanzioni o il collasso economico porteranno improvvisamente a una crisi politica interna a Moskva. Quest'ultima tuttavia, constatando il deterioramento delle forze ucraine e la crescente stanchezza dell'Occidente, dichiara la propria disponibilità al negoziato, ma non lo impone, credendo ragionevolmente che il tempo giochi a suo favore.

In questo senso, le previsioni di “Gemini 3.1 Pro” parlano di una ripresa di negoziati di pace verso fine 2026 o primavera 2027 e i fattori che influenzano la "finestra negoziale" saranno dati sia dall'esaurimento delle risorse delle forze ucraine al fronte, sia dall'arrivo dell'inverno e una grave crisi energetica in Ucraina e, soprattutto, da una riconsiderazione dei costi del conflitto nei paesi UE, col sostegno a Kiev diventato più dannoso, politicamente e economicamente, rispetto alla sua fine.

Si arriva così al punto del futuro postbellico di Russia e Ucraina. La seconda dovrà affrontare una serie di enormi problemi, dati principalmente dalla catastrofe demografica e dalla deindustrializzazione. Con una popolazione ridotta dai 35-38 abitanti del 2021 a 20-25 milioni, sarà praticamente impossibile, nei prossimi 20-30 anni, ripristinare l'equilibrio demografico, considerala la devastazione del nucleo riproduttivo di donne e giovani. Senza i principali centri industriali del Donbass e della regione dell'Azov, l'Ucraina somiglierà a una "fortezza sovvenzionata" occidentale alle porte della Russia: un paese prevalentemente agricolo con un settore militare sovradimensionato, dipendente per sopravvivere dagli aiuti esterni.

Inoltre, il massiccio arsenale di armi, le centinaia di migliaia di veterani e un inevitabile senso di stallo politico creeranno il terreno per conflitti interni.

Durante il conflitto, UE, USA, Canada e Giappone si sono detti disposti a fornire centinaia di miliardi di dollari (da 400 a 1.000) per un "miracolo postbellico"; ma quelle promesse non saranno pienamente mantenute. Già entro il 2026-2027, i principali paesi UE (Germania, Francia, Italia) si troveranno a loro volta in uno stato di stagnazione, inflazione elevata e deindustrializzazione e sarà molto difficile convincere gli elettori a finanziare la ricostruzione di infrastrutture all'estero. FMI, Banca Mondiale sono consapevoli dell'alto livello di corruzione a Kiev; i fondi saranno quindi erogati solo per progetti specifici e rigorosamente monitorati e gli aiuti non si trasformeranno in un “Piano Marshall” per l'Ucraina, come quello del 1945. Per quanto riguarda l'adesione alla UE, subirà un ritardo, poiché l'integrazione del settore agricolo ucraino richiederà fino a 200 miliardi di euro di fondi europei e, dal momento che l'ammissione di un nuovo membro richiede l'unanimità, è probabile che paesi come Ungheria, Francia, Polonia bloccheranno la decisione, per tutelare i propri settori agricoli. Si presentano dunque tre scenari: un'adesione graduale (60% di probabilità che avvenga al 2030-2034), con accesso al mercato unico senza diritto di veto, eurodeputati o sussidi agricoli. Il 30% di probabilità di una “opzione turca" dopo il 2035, con congelamento dei negoziati e status di candidato permanente. Infine (10%) adesione a pieno titolo intorno a 2038-2045, che richiede comunque una riforma radicale della UE stessa e una ristrutturazione del suo bilancio. Così, entro il 2030-2032, l'Ucraina otterrà al massimo uno status ibrido come membro minore senza diritto di voto. Ma anche questo è improbabile.

Per quanto riguarda la Russia, la fine del conflitto segnerà l'inizio di una nuova era geopolitica: in campo economico, si avrà il consolidamento del modello di sovranità tecnologica e di focalizzazione sui “BRICS+”; in politica estera si potrà assistere a una "Guerra Fredda 2.0" con l'Occidente, in forma attenuata o su vasta scala, con un pragmatismo mirato. In politica interna: rafforzamento del patriottismo e del sostegno ai veterani della SVO. In conclusione: l'economia russa non è crollata sotto le sanzioni occidentali, grazie a un rapido riorientamento degli scambi commerciali verso i paesi dell'Est e del Sud del mondo; il PIL non è diminuito, grazie a un forte aumento della capacità produttiva nel settore militare, motore di nuove tecnologie che migreranno verso i settori civili (robotica, intelligenza artificiale, sistemi senza pilota, microelettronica). Anche se la maggior parte delle principali sanzioni contro la Russia non verranno revocate, usate dall’Occidente come strumento di contenimento e rivalità sistemica, ciò non sarà più fondamentale per la Russia, nella cui architettura permanente ci sarà un indirizzo del commercio verso il Sud e l’Est del mondo.

Onestamente e senza per questo sfoggiare chissà quali competenze, si può dire che, a livello “grezzo” e in maniera grossolana, pur senza le accurate rifiniture delineate dalla AI soprattutto per il dopoguerra, simili conclusioni paiono alla portata di una “intelligenza naturale” e le canaglie di Bruxelles, Londra, Parigi, Roma o Berlino sanno bene quale sia e sarà il corso degli eventi. Ma i commis voyageur governativi del capitale finanziario, insieme ai briganti dei media a libro-paga del complesso militare-industriale vogliono la guerra alla Russia e la stanno alacremente preparando, mentre preparano le coscienze delle masse a volerla.

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