di Pasquale Liguori
La serata romana in cui Leonardo Maria Del Vecchio ha presentato il nuovo Quotidiano Nazionale ha offerto una delle più ripugnanti rappresentazioni della politica italiana. Attorno all’erede di una fortuna immensa si è raccolta una corte di ministri e capi dell’opposizione, compiaciuti di figurare tra gli invitati del proprietario. La deferenza verso la sua ricchezza sancisce la compattezza di una classe i cui esponenti, davanti agli elettori, si fingono reciprocamente incompatibili.
Meloni, Schlein, Salvini, Renzi, La Russa, Bonelli, Gualtieri, Donzelli, Piantedosi, Boschi, Bocchino, Conte e chi più ne ha più ne metta hanno lietamente condiviso il rito mondano del potere, sotto lo sguardo del giovane miliardario e sedicente superdongiovanni al quale la meritata eredità ha consegnato, insieme alla ricchezza, unaltro pezzo dell'infrastruttura che orienta l'opinione pubblica. Un pittoresco assortimento di paggi della ricchezza, capannelli di notabili, sorrisi, baci,abbracci e strette di mano. La rappresentazione oscena di una classe politica che ritrova una straordinaria concordia quando si tratta di rendere omaggio al capitale.
Colpisce soprattutto l'indecenza di un ceto politico e mediatico che sa mostrare tutto il suo disprezzo classista e razzista quando si tratta dei cosiddetti "maranza" e delle vetrine infrante delle boutique di lusso, delle quali molti di questi signori sono probabilmente clienti abituali. Mentre lo scandalo del vetro rotto mobilita indignazioni furibonde, la violenza ben più profonda e pervasiva esercitata attraverso la concentrazione della ricchezza, della proprietà e del potere di condizionamento sociale viene celebrata con entusiasmo e, purtroppo, assimilata docilmente da una popolazione sottoposta a un incessante trattamento di manipolazione mediatica.
Il possesso dei mezzi di informazione allarga il potere di chi già dispone di immense risorse economiche, mentre gli elettii della "rappresentanza democratica" si affrettano a consacrare socialmente quella concentrazione, trattandola come una benemerita iniziativa imprenditoriale. Basta che un patrimonio cambi destinazione perché intorno al suo titolare si affolli chi dovrebbe almeno interrogarsi sulle conseguenze di quella trasformazione.
Negli stessi giorni, il cosiddetto campo largo discute ridicolmente di primarie, più seriamente di poltrone e molto meno di programma, nello stesso movimento in cui si appropria festosamente delle affermazioni elettorali altrui, dall’Ungheria al Brasile, passando per Serbia, Israele e Stati Uniti. Sarebbe chiedere troppo se qualcuno si prendesse la briga di esaminarne il contenuto sociale e la reale consistenza di "sinistra", anziché utilizzarle come materiale di conforto per un’opposizione totalmente incapace e, a quanto pare, disinteressata a produrre una propria idea di rottura con l’ordine esistente. Ma probabilmente sottrarrebbe tempo prezioso alla preparazione del prossimo lieto evento mondano.
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