Il Manifesto di Ventotene e Giorgia Meloni


di Alessandro Volpi*

Non sono affatto stupito delle dichiarazioni di Giorgia Meloni sul Manifesto di Ventotene. E' evidente che i contenuti e i valori di tale documento non possono essere i suoi. Ma non sono stupito neppure della colossale opera di mistificazione storica che la presidente del Consiglio ha operato nel momento in cui ha tradotto il riferimento di Rossi, Spinelli e Colorni alla esigenza di una dittatura rivoluzionaria come se fosse un sinonimo, in termini concettuali, della dittatura del proletariato di leniniana memoria.

Meloni ha volutamente ignorato il momento in cui il Manifesto veniva redatto e l'esigenza di uno sforzo di organizzazione della lotta contro il nazifascismo che implicava, secondo gli estensori, condizioni eccezionali di fronte ad uno smarrimento popolare dettato da anni di regime. Per Giorgia Meloni il regime non era regime, ma soprattutto quel termine "dittatutura" le ha consentito, appunto, di evocare quanto fossero "antidemocratici" quei "socialisti", trasformati dalla ferocia della premier in veri e propri bolscevichi. In fondo, lo schema è sempre il solito: falsificare la realtà, sia che si tratti di questioni della più stretta attualità sia che si tratti di fenomeni storici. Il Manifesto di Ventotene per Meloni è un testo comunista, redatto da un gruppo di antidemocratici che erano finiti al confino per le loro strampalate idee. Solo così, solo con la mistificazione si può costruire una narrazione al contrario dove i fautori della dittatura erano i perseguitati dalla dittatura. Si tratta di un metodo che declina l'idea di democrazia solo nei termini del consenso e in base al consenso ritiene legittimo manipolare in profondità la verità. Questo mi sembra il vero pericolo, ben oltre le opinioni personali della premier nei confronti di Rossi, Colorni e Spinelli che certo non possono stare nella sua tradizione.

*Post Facebook del 19 marzo 2025

Le più recenti da OP-ED

On Fire

Merz (alla fine) dice la verità sui 90 miliardi di euro a Kiev

  di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico   28 aprile. Chi glielo dice ora al nazigolpista-capo? Cose dell'altro mondo! In effetti, sono cose del mondo reale e non dell'etere in cui si librano...

L'escalation ombra della NATO ed il (terribile) bivio di Mosca

  di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico   Da sempre chi scrive è considerato un filorusso. In realtà riconoscere da sempre le evidenti ragioni, politiche, strategiche, militari...

Scacco matto a Washington: perché la pressione Usa sulla Cina è fallita (di Pepe Escobar)

  di Pepe Escobar – Strategic Culture [Traduzione a cura di: Nora Hoppe]   SHANGHAI – La potenza cinese va avanti come un veicolo elettrico che rompe la velocità. L'atmosfera...

I guerrafondenti e la profezia di Jack London (di Alberto Bradanini)

di Alberto Bradanini 1. Israele è uno stato governato da criminali sociopatici, che guidano un esercito di assassini che uccidono e uccidono, poi si riposano qualche giorno, invadono i media con...

Copyright L'Antidiplomatico 2015 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa