Israele, il genocidio, e l'Occidente

di Giuseppe Giannini

Facciamo finta che l'occupazione dei territori palestinesi, con la cacciata dei residenti, e la Nakba, non siano mai avvenuti. Consideriamo, unicamente, gli eventi attuali, dimenticando 75 anni di abusi. Insieme ad essi, rimuoviamo gli eccidi (Sabra e Chatila), le provocazioni, gli arresti arbitrari. Le violenze, le torture, le discriminazioni. Le conquiste dei coloni. La collaborazione dell'Occidente. I silenzi colpevoli di parte della comunità internazionale legata da interessi affaristici con Israele. Sorvoliamo sulla mancata osservazione delle risoluzioni dell'ONU e le violazioni del diritto internazionale. Distinguiamo tra ebrei e sionisti. Consapevoli che, da sempre, qualsiasi critica al regime politico al governo in quello Stato, o al fanatismo religioso spalleggiato, possa ritorcersi contro chi sollevi le ingiustizie, fino alle assurde accuse di antisemitismo.

Ora, concentriamo la nostra attenzione dal 7 ottobre 2023 in poi. Ferma restando la condanna del brutale atto terroristico a danno dei civili, la reazione immediata di Israele era immaginabile. Doveva però essere una reazione proprozionata nel tempo, e circoscritta nello spazio. Invece, non è assolutamente giustificabile il bombardamento a tappeto, senza esclusioni, che continua a martoriare vite, e distruggere territori. Anche dal punto di vista strategico-militare siamo di fronte ad uno degli eserciti più potenti al mondo in guerra non con un altro esercito nemico,ma con un gruppo terroristico. Con la scusa di stare alle calcagna dei suoi componenti, e di voler liberare i prigionieri, si cerca di distruggere la civiltà palestinese. Gli scontri armati avvengono di solito tra pari contingenti in lotta. Tutte le volte che coalizioni armate sono scese in guerra contro organizzazioni terroristiche, asserragliate nei loro covi, l'effetto finale è stata solo la morte di migliaia di innocenti civili, mentre il gruppo del terrore è rimasto in vita. Vent'anni di guerra ai Talebani sono lì a dimostrarlo. L'aggravante riguardo ciò che sta facendo Israele è nei fatti. Dal premier ai ministri, dai coloni a tanti esaltati religiosi e laici (ambasciatori, giornalisti), le dichiarazioni di voler eliminare la popolazione palestinese, deportarla, occupare il resto dei territori, per ricostruirli sotto il segno di uno Stato canaglia rappresentano la prova evidente, esplicita, palese, di chi commette, volutamente ed impunemente, crimini contro l'umanità. Portati avanti attraverso procedure di segregazione, apartheid.

E che hanno dato luogo ad un nuovo genocidio, perchè, purtroppo, ne ricorrono tutti gli elementi tipici. Voler distruggere l'identità di un popolo, costringendolo a condizioni disumane di sopravvivenza, impedendo o rendendo difficile l'accesso al suolo, all'alimentazione, alle cure, di fatto mira a sterminare tutti gli appartenenti a quella popolazione. Civili incolpevoli, donne e bambini, trucidati dall'odio cieco dei suprematisti integralisti. L'uccisione dei giornalisti, di medici e membri delle organizzazioni non governative. La distruzione di case, ospedali, scuole. L'aver raso al suolo le infrastrutture, la sospensione dei rifornimenti di acqua. Il blocco degli aiuti umanitari per milioni di sfollati. Tutti elementi che attualizzano l'idea di massacro.

Crimini che vedono complici gli USA, la UE, ed i singoli Stati, come l'Italia o la Germania.

Von der Leyen, Kallas, Meloni, Tajani & Co. verranno un giorno ricordati sui libri di Storia, come i leader silenti di fronte ad una delle più tristi pagine dell'umanità.

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