Khamenei: l'Iran non tollererà le ingerenze straniere

Il leader della Repubblica islamica dell'Iran, Sayyed Ali Khamenei, ha condannato i recenti atti di violenza che hanno provocato la distruzione su larga scala di proprietà pubbliche, mettendo in guardia contro disordini alimentati da interessi stranieri e invitando gli iraniani a preservare l'unità nazionale.

Ribadendo la fermezza politica e ideologica dell'Iran, Sayyed Khamenei ha affermato: "Tutti sanno che l'Iran non arretrerà di un millimetro dai suoi principi", sottolineando che pressioni, minacce o disordini non costringeranno Teheran ad abbandonare le sue posizioni fondamentali.

Ha aggiunto che “il popolo iraniano rifiuta la sottomissione”, sottolineando che gli atti di violenza sono slegati dalla volontà della popolazione in generale.

Affrontando direttamente la violenza, il leader iraniano ha dichiarato che "alcuni rivoltosi stanno cercando di compiacere il presidente degli Stati Uniti distruggendo proprietà pubbliche", accusandoli di agire in linea con interessi esterni piuttosto che con preoccupazioni interne.

In un messaggio diretto a Washington, Sayyed Khamenei ha chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di concentrarsi sui problemi del suo Paese invece di interferire negli affari interni dell'Iran.

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA


L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità

Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.


LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

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