La Colombia sposta l'ambasciata a Gerusalemme: protestano 19 Paesi

16 Ottobre 2026 17:17 La Redazione de l'AntiDiplomatico

Non è solo un cambio di indirizzo, ma un vero e proprio terremoto diplomatico che conferma la sottomissione di Aberlado de la Espriella al sionismo e ai voleri di Trump. La decisione della Colombia di trasferire la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme dopo 46 anni, ha fatto scattare l'allarme presso la comunità internazionale. Come riporta il quotidiano Daily Sabah, ben 19 Paesi, tra cui Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Egitto e Giordania, hanno condannato fermamente la mossa di Bogotà, definendola una violazione del diritto internazionale e un duro colpo agli sforzi per la soluzione dei due Stati.

In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri delle 19 nazioni hanno espresso una forte opposizione all'apertura della nuova sede. Il documento cita le risoluzioni 476 e 478 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, adottate nel 1980, che respingono i tentativi di alterare lo status di Gerusalemme e invitano i Paesi a ritirare le proprie missioni diplomatiche dalla città.
Israele occupò Gerusalemme Est durante la guerra del 1967, dichiarando unilateralmente l'intera città come sua capitale nel 1980, una mossa mai riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale. I ministri firmatari hanno ribadito che qualsiasi decisione volta a modificare lo status legale o storico di Gerusalemme è "nulla e priva di effetti legali", esortando la Colombia a fare marcia indietro per non minare i diritti legittimi del popolo palestinese.

Il cambio di rotta della diplomazia colombiana ha radici profondamente politiche. Il nuovo presidente Abelardo de la Espriella, in carica dallo scorso agosto dopo aver vinto un'elezione molto dubbia e controversa, ha ripristinato le relazioni con Israele e un accordo di libero scambio, ribaltando la linea del suo predecessore Gustavo Petro.

Nel maggio 2024, infatti, Petro aveva troncato i rapporti diplomatici in segno di protesta per l'offensiva militare israeliana a Gaza.

Il ministro degli Esteri colombiano, Omar Bula Escobar, ha partecipato all'inaugurazione della nuova ambasciata insieme al collega israeliano Gideon Saar. Quest'ultimo ha accolto con favore il cambiamento, lodando la nuova amministrazione colombiana per aver riparato i danni alle relazioni bilaterali in soli due mesi.

La tensione diplomatica si inserisce nel contesto di una crisi umanitaria devastante. Il trasferimento dell'ambasciata avviene mentre la situazione sul campo resta critica: dall'ottobre 2023, l'offensiva israeliana ha causato a Gaza la morte di oltre 74.000 palestinesi e il ferimento di più di 175.000, con il 90% delle infrastrutture dell'enclave distrutte o danneggiate. Parallelamente, le incursioni dell'esercito israeliano e gli attacchi contro i palestinesi e le loro proprietà si sono intensificati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

Nonostante la mossa di Bogotà, la posizione internazionale rimane maggioritariamente contraria al trasferimento delle ambasciate. La stragrande maggioranza dei Paesi mantiene le proprie sedi a Tel Aviv, in attesa che lo status finale di Gerusalemme sia definito attraverso negoziati. Attualmente, solo una manciata di nazioni - tra cui Stati Uniti, Guatemala, Honduras, Kosovo, Paraguay, Papua Nuova Guinea e Figi - tiene le proprie ambasciate a Gerusalemme.

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