La dittatura dei B&B e la svendita della Puglia

28 Giugno 2026 16:00 Antonio Di Siena

di Antonio Di Siena

“Da sindaco ho guidato la città che è cresciuta di più per il turismo”.
Ogni volta che leggo dichiarazioni del genere mi cadono le braccia. Perché il problema è esattamente questo: l’idea che l’aumento dei flussi turistici coincida automaticamente con un aumento del benessere collettivo. La stessa idea che, negli ultimi anni, ha trasformato la rendita immobiliare in politica economica, la proliferazione incontrollata dei B&B in indice di sviluppo, il folklore in brand, il food in principale vettore culturale e la fiscalità di transito in leva economica e pilastro dei bilanci comunali.

Ma il presidente lo sa che inflazione, rincari, speculazioni, impossibilità di trovare una casa per i redditi medio bassi e conseguente spopolamento dei quartieri sono conseguenze dirette di quello stesso modello? E che la crescita purché sia che rivendica orgogliosamente alimenta contemporaneamente precarietà e sfruttamento generando un enorme costo sociale?
Mentre si parla di limitazioni agli affitti brevi e di “mare democratico” a Madonnella l’ennesimo fondo sta trasformando un’altra intera palazzina in b&b. E a Torre a Mare le spiagge libere - oltre a essere un immondezzaio - continuano a proliferare muri abusivi e accessi negati. È questa la Puglia del futuro che la politica immagina e insegue acriticamente?
La vera sfida non è prodigarsi per attirare ancora più visitatori, ma costruire una Puglia capace di produrre ricchezza senza diventare strutturalmente dipendente da rendita e flussi turistici. Una regione in cui il cittadino torni a essere centro e misura delle politiche pubbliche anziché un sorridente figurante in costume, un ingranaggio funzionale all’economia dell’accoglienza. Se si è capaci di farlo, bene. Diversamente non serve un assessorato al Turismo e non serve manco una giunta regionale. Basta una banalissima agenzia di marketing territoriale.

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