L’azzardo atomico: la Wunderwaffe, l’ultima carta dell’Occidente collettivo

26 Febbraio 2026 12:00 Alex Marsaglia

di Alex Marsaglia

Dopo 8 anni di golpe e guerra civile indotta dall’Occidente in Ucraina e 4 anni di Operazione Militare Speciale, lo scorso martedì 24 Febbraio il Servizio di Intelligence Estera russo (SVR) ha diffuso un comunicato, poi ripreso da tutte le ambasciate russe nel mondo, che accusa apertamente Regno Unito e Francia di prepararsi a dotare l’Ucraina di una bomba atomica o di un’arma “sporca” nucleare, così da permettere a Kiev di negoziare da una posizione di forza con Mosca.

Il comunicato viene pubblicato dopo le ultime indiscrezioni dal fronte europeo orientale, in cui emergono tutte le difficoltà demografiche ucraine, da cui risulta evidente una profonda crisi dovuta alle ingenti perdite, ma non solo, sono difficoltà di reclutamento nonché di ricambio generazionale all’interno di un Paese che non ha più prospettive economiche e biologiche future: 10 milioni di cittadini persi in 4 anni su un bacino di persone che è in costante ed inesorabile calo dall’epoca post-sovietica. L’Ucraina ben rappresenta il nichilismo occidentale postmoderno, poiché è passata dalla condizione di inverno demografico che più o meno accomuna tutti i paesi a capitalismo avanzato dell’Occidente, ad una condizione in cui davvero la guerra ha continuato tali politiche di cancellazione del popolo con altri mezzi.

Oggi paradossalmente un Paese che è finito sotto la soglia dei 40 milioni di abitanti, con trand storico in calo da 35 anni (vedi immagine 1), viene spinto nell’impresa kamikaze di fronteggiare la Russia con i suoi 146 milioni di cittadini. Il tutto mentre le trombe della propaganda continuano a suonare l’adunata come se la vittoria fosse dietro l’angolo. La verità è che l’Ucraina è ridotta a Paese zombie: non avrebbe più futuro nemmeno in tempi di pace e viene mantenuta artificialmente in vita dall’Occidente, oggi prevalentemente grazie al capitale europeo, con iniezioni a dosi da cavallo di finanziamenti economici e rifornimenti militari, unicamente come bambola kamikaze nel tentativo di perorare l’impresa folle di conquista del Lebensraum russo.

Ebbene, il breve cappello introduttivo del SVR riassume l’andamento sfavorevole della guerra per l’Occidente proprio a partire da questa condizione di sfacelo dell’Ucraina. È proprio da tale presa di coscienza di una “difficoltà di vittoria con le sole forze armate ucraine” che, dopo tanti anni, si intercetta un punto di svolta tragico. L’esplicito riferimento del SVR al termine nazista tedesco di “Wunderwaffe” non è casuale, ma si inserisce nella medesima fallimentare dinamica già avvenuta durante il secondo conflitto mondiale. Quando ai nazisti tedeschi fu chiaro che non vi era alcuna possibilità di vittoria, la propaganda goebbelsiana iniziò a millantare la disponibilità di “super-armi” in grado di imprimere una svolta alla parabola discendente di una guerra persa. I nazisti quelle armi non le avevano, ma se Günther Anders ci ha insegnato qualcosa è che i loro eredi, i famosi “figli di Eichmann” quelle armi le hanno e sono altrettanto dissennati dalla brama di potere dall’utilizzarle.

Per questo l’allarme lanciato dall’SVR e ribattuto da tutte le ambasciate russe nel mondo non va assolutamente preso come una mera trovata propagandistica, un’arma psicologica di soft power o un tentativo di innesco di non si sa bene quale false flag. È cambiata la condizione ontologica dell’Uomo, abbiamo visto sino a che punto la sua sete di potere è in grado di spingersi nei vari gradi della malvagità e possiamo star certi che semplicemente, se necessario per mantenere i suoi piccoli spazi di influenza, si spingerà anche a compiere l’ultimo passo incurante del dato di fatto che oggi per la prima volta nella storia dell’uomo «l’umanità tutta, o in quanto tale, è mortale»[1].

La radicale svolta impressa al conflitto da un’indiscrezione del genere non è ancora stata messa a fuoco sufficientemente. Sinora, durante le cosiddette “trattative di pace” portate avanti da due signori, Witkoff e Kushner, che quando entrano in trattativa con uno Stato non esitano ad indossare l’elmetto sulle portaerei nucleari piazzate dinnanzi ai suoi confini, non si era mai fatto riferimento ad armi atomiche per trattare da posizioni di forza. Oggi tale pratica inizia ad insinuarsi prepotentemente nelle dinamiche diplomatiche, se così vogliamo ancora chiamarle. La strategia del Ministero della Guerra di Hegseth e i suoi oggi prevede esplicitamente di esercitare “la pace attraverso la forza” e dunque supera di gran lunga le follie degli alleati europei, che già sembravano dei falchi quando paventavano l’invio di truppe NATO nel teatro di guerra ucraino da pacificare. Oggi, con il golpe dei neocon all’interno dell’amministrazione Trump, sembra si sia decisamente oltre l’ipotesi di boots on the ground e alla luce delle indiscrezioni emerse dai servizi russi si può tranquillamente dire che anche l’ultima linea rossa dell’umanità stia cadendo: l’Occidente collettivo pur di salvarsi sta seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi nuke on the ground.

La Russia dal canto suo ha risposto per bocca di Medvedev, chiarendo che il trasferimento diretto di armi nucleari a un paese in guerra “cambia radicalmente la situazione”, riservandosi il “diritto di fornire una risposta simmetrica contro il Regno Unito e la Francia”(https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/russias-medvedev-warns-of-nuclear-response-if-west-gives-ukraine-nuclear-weapons/3838998#), ma questo già sappiamo dove porterebbe.

[1] G. Anders, Brevi scritti sulla fine dell’uomo, Asterios Editore, Trieste, 2023, p.87

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