di Fabrizio Poggi
E così, il 6 gennaio, con la fine di tutte le feste, pare se ne sia andata, secondo l'americana Politico, anche la firma yankee in calce alla dichiarazione sulle garanzie di sicurezza per Kiev, adottata al termine dell'incontro di Parigi della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, o meglio, dei “bramosi” di entrare in guerra con la Russia. Una guerra che diventerebbe davvero più vicina se dovesse concretizzarsi lo schieramento di truppe di paesi NATO in Ucraina dopo la conclusione della pace, come pronosticato dal Primo ministro britannico Keir Starmer, con la precisazione che, in caso di cessate il fuoco, britannici e francesi allestirebbero basi militari in tutto il paese e costruirebbero depositi di equipaggiamento per le forze ucraine. Così, i rappresentanti USA, Steven Witkoff e Jared Kushner non hanno firmato il documento, sottoscritto solo dai rappresentanti della "coalizione dei volenterosi", che non include gli Stati Uniti.
In altre parole, nota Dmitrij Ševcenko su Fond Strateghiceskoj Kul'tury, da Parigi non è uscito praticamente nulla di nuovo, dato che i paesi occidentali già ora sono impegnati proprio nelle attività enumerate nel documento del 6 gennaio. Stando alla Reuters, infatti, gli "impegni vincolanti" stabiliti dal vertice nel caso di un nuovo attacco russo dopo un accordo di pace, includono l'impiego di capacità militari, assistenza logistica e intelligence e ulteriori sanzioni contro la Russia.
Nulla di nuovo nemmeno nella retorica, ormai nauseante, sull'impegno «per una pace giusta e duratura in Ucraina», sul diritto alla difesa di Kiev che «è di fondamentale importanza per garantire il futuro della sicurezza collettiva ucraina ed euro-atlantica» e che «qualsiasi accordo dovrà essere supportato da solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina».
Come ormai consuetudine, nessuna garanzia di sicurezza per la Russia, in caso di attacchi di nazigolpisti. Per quanto riguarda le «garanzie politicamente e giuridicamente vincolanti che saranno attivate una volta entrato in vigore il cessate il fuoco», si ripete lo slogan della partecipazione dei “vogliosi” a un «meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco». Si conferma quanto attuato da anni sulla «assistenza militare e armamenti a lungo termine alle Forze armate ucraine», che in ogni caso rimangono «la prima linea di difesa e deterrenza», intendendo con ciò, evidentemente, il fronte avanzato della contrapposizione euro-atlantica e dello scontro europeista con la Russia.
Ma, soprattutto, si prevede una “Forza Multinazionale” composta di contingenti militari da paesi della Coalizione: una “forza” che eucaristicamente viene presentata come sostegno alla «ricostruzione delle forze armate ucraine e la deterrenza». Ma si esplicita anche una «pianificazione militare coordinata per preparare misure di rassicurazione in aria, in mare e a terra», da attuare, dio ce ne guardi, solo «su richiesta dell'Ucraina».
Da copione, le omelie su «sostegno dell'Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia», con impegni che, come detto sopra, «possono includere l'impiego di capacità militari, supporto logistico e di intelligence, iniziative diplomatiche e l'adozione di sanzioni aggiuntive».
In sostanza, come ha dichiarato il premier britannico Keir Starmer, la dichiarazione di Parigi prevede il dislocamento di truppe in Ucraina, una volta raggiunta la pace: come dire che quella “pace” andrà in direzione opposta a quanto richiesto da Moskva per garantire la propria, di sicurezza, e non solo quella di Kiev. Britannici e francesi, ha detto Starmer, allestiranno basi militari in tutta l'Ucraina e depositi di materiale bellico per Kiev.
Oltre al cosiddetto monitoraggio sul cessate il fuoco – verranno monitorati anche gli eventuali attacchi ucraini, vien da chiedersi? - Starmer ha assicurato che i “bramosi” sosterranno anche «la fornitura a lungo termine di armi per la difesa dell'Ucraina».
Ancora più esplicito, se mai ce ne fosse stato bisogno, il cancelliere tedesco Friedrich Merz che, esigendo dal Bundestag l'autorizzazione al dispiegamento di truppe tedesche, ha blaterato che, per scoraggiare la Russia, truppe NATO devono essere dispiegate sia sul territorio ucraino, sia lungo i suoi confini occidentali. «Forse sarebbe giusto fare entrambe le cose» ha cianciato Merz. «Stiamo parlando di sostenere e rafforzare le truppe ucraine. Ma anche di dispiegare truppe aggiuntive negli stati confinanti con l'Ucraina, che potrebbero essere schierate in caso di una nuova aggressione russa. Questo non è solo un sostegno militare all'Ucraina, è un sostegno militare alla pace e alla libertà in tutta Europa». La nenia trita e ritrita secondo cui la Russia, una volta cessato il conflitto, si darà da fare per attaccare l'Ucraina ogni qualvolta passi per la testa di qualcuno al Cremlino – "ot necego delat”, per non aver nient'altro da fare, avrebbe detto Anton Cekhov – e, in più, le ciance liberal-europeiste sul “vallo” a difesa della “libertà”: sottinteso, del capitale euro-atlantico.
In gara a chi la sparava più grossa, «vogliamo contribuire a creare un'esercito ucraino forte che possa scoraggiare efficacemente la Russia», ha tuonato Merz.
«In tutta l'Ucraina si stanno costruendo strutture sicure per lo stoccaggio di armi ed equipaggiamento militare. Abbiamo concordato con i nostri partner della coalizione di partecipare a questo progetto» ha detto ancora Starmer; questo «apre la strada alla creazione di un quadro giuridico all'interno del quale le forze armate di Gran Bretagna, Francia e partner possano operare sul suolo ucraino, garantendo la sicurezza dei cieli e dei mari dell'Ucraina».
E il nazigolpista capo, presente, come non c'era da dubitare, a Parigi: «Continueremo a lavorare con i parlamenti dei nostri partner su questi documenti, in modo che, quando la diplomazia riuscirà a porre fine alla guerra, saremo pienamente pronti a schierare le forze della “Coalizione dei Volenterosi”», ha blaterato Zelenskij.
Fuori delle “bramosie parigine”, il colonnello americano a riposo Daniel Davis ha commentato che ogni accordo sull'Ucraina è impossibile se muove da negoziati con una sola parte. Non ci sarà una soluzione pacifica, ha detto Davies; «è semplicemente impossibile, finché entrambe le parti non raggiungeranno un accordo su una serie di punti. Non importa quanti, l'importante è che siano accettabili per entrambe le parti».
Ma, a Parigi, nei patemi sulle cosiddette “garanzie di sicurezza per Kiev”, c'era ovviamente posto solo per una delle parti. Così che, come ha detto il colonnello yankee, nessun piano elaborato ha senso, senza consultazioni con la parte russa e dunque l'incontro dei “vogliosi”, ha detto ironicamente Davies, può paragonarsi a una corsa sul tapis roulant in palestra.
Da parte russa, il senatore Dmitrij Rogozin si è detto sorpreso delle “deliberazioni” parigine: «Anche dopo la sconfitta della Russia nella guerra di Crimea del 1853-1856, né l'Inghilterra, né la Francia, né i turchi e i sardi hanno mai nemmeno pensato a simili cose. Starmer, ovviamente, è un analfabeta e un idiota, in generale, ma dovrebbe comunque capire cosa faremo al loro dannato regno se cercheranno davvero di attuare questa assurdità».
In fin dei conti, dice il corrispondente di guerra Aleksandr Kharcenko «Non c'è mai stata pace e non ci sarà. La Russia non accetterà il dispiegamento di basi NATO in Ucraina». E l'ex volontario dal fronte Serghej Grigorov, più diretto e perentorio «In pratica, arriveremo fino a Užgorod e Izmail – cioè fino ai confini dell'Ucraina con Slovacchia e Romania e «poi vedremo se toccherà prendere anche Berlino e Parigi».
https://news-front.su/2026/01/07/rezultaty-vstrechi-v-parizhe-koaliczii-zhelayushhih-i-glupyh/
https://ria.ru/20260106/starmer-2066666358.html?in=t
https://politnavigator.news/merc-nuzhny-natovskie-vojjska-vnutri-ukrainy-i-vdol-ejo-granicy.html
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