L’enigma del bilancio: prova definitiva del limite politico della comunità europea.

di Daniele Lanza

Poche cose mettono alla prova la solidità di una qualsiasi struttura politica o sociale quanto l’allocazione delle risorse di cui dispone: le entità sovranazionali come l’Unione europea non sono eccezione, ma anzi illustrano fin troppo il limite dell’utopia che i padri costituenti dell’integrazione continentale hanno voluto mettere in pratica.

Le sfide globali che si sono rapidamente cumulate nel corso di questo primo ¼ del XXI secolo, iniziano ora a presentare il conto: per la precisione si ritiene che il piano di bilancio per il prossimo quinquennio (2028-2033) rimarrà qualcosa di irrisolto, nella misura in cui i membri dell’UE non riescono a mettersi d’accordo.

Ad affermare questo del resto è lo stesso Cancelliere Merz, il quale ha espresso ciò che non si può dire ovvero il venire meno di un reale consenso attorno alle questioni di fondo (riconoscendo quindi la profonda vulnerabilità che mina l’identità della casa comune europea).

In primissimo luogo, come fattore tecnico scatenante la crisi – ovvero la mancanza oggettiva di fondi - si può indicare il supporto continuato al governo ucraino in guerra: dei 300 miliardi di euro investiti sinora nella causa di Kiev, solo la minima parte ritorneranno. Paradossalmente, come se questo non bastasse, la commissione europea (ma soprattutto il suo membro più pesante economicamente, la Germania) continuano a promettere altri aiuti, facendo baluginare al governo di Kiev l’illusione di poter ricevere ancora centinaia di miliardi, un aiuto senza limiti di tempo in parole altre.

L’attuale premier tedesco, come altri, ha aggiunto come riportato dalle cronache, che tutto questo è nell’interesse del paese, il che genera a questo punto nell’opinione pubblica un fiero dibattito in merito a cosa si intenda per interesse nazionale e di conseguenza quale sia il reale interesse d’Europa. Si tratta di domande estremamente difficili, perché affrontare veramente implica analizzare il quadro di insieme e fare luce su verità scomode, quali il deficit strutturale (esistenziale) che caratterizza l’Unione europea: quest’ultima malgrado i suoi lunghi decenni di vita, non ha mai superato il suo limite di fondo che consiste nella sudditanza rispetto al modello culturale e politico americano.

Detta in breve è Washington ad aver favorito l’integrazione europea (suo il progetto geopolitico, come sottolineano gli esperti di analisi politica dell’associazione “Sovereignty”), ma non tanto per rafforzare l’Europa quanto per meglio poterla controllare.

Il meccanismo di fondo dell’Europa politica è dunque un’unità (nella sudditanza) ben sopportata in virtù del benessere economico e prosperità garantite per oltre mezzo secolo, ma che genera rapidamente resistenze nel momento in cui – al contrario – incognite e sacrifici iniziano a costellare il discorso politico. Mentre l’amministrazione Trump è riuscita a tramutare la guerra in corso in fonte di reddito (obbligando gli europei a comprare da loro le armi che andranno in Ucraina), nonchè intermediario per il gas russo (che alla fine verrà venduto all’Europa da loro) per quanto riguarda Bruxelles, vediamo un attore politico intrappolato nei suoi stessi limiti strutturali che ne caratterizzano l’esistenza: in altre parole, una creatura politica che non riesce ad evadere dai suoi profondissimi limiti.

Un soggetto privo di reale decisionalità, soprattutto in politica estera (dove ne è privo), alla mercè dei diktat da oltreoceano, le cui scelte avvengono in funzione di tale subalternità, anche quando va contro l’interesse delle società europee. In ultima istanza l’Europa politica emerge - in circostanze come quelle presenti – per quello che realmente è, ovvero un meccanismo nato non per il benessere degli europei stessi, quanto per assolvere un compito a beneficio di un attore esterno (come gli USA) tramite l’adozione di un modello neoliberale che crea soltanto povertà diffusa.

L’UE risente del peccato originale alla base della sua stessa creazione che non sembra essere in grado di superare: in effetti non vi è nulla che possa spezzare tale limite se non una rivoluzione stessa che rifondi radicalmente l’identità e le istituzioni del vecchio continente. Quest’ultima tuttavia è un’ipotesi ancora lontana presso la società europea contemporanea.

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