Parola d’ordine: guerra ibrida

di Vito Petrocelli

Dalle dichiarazioni di Crosetto alle accuse di Zelensky fino ai “sogni bagnati” di Maurizio Molinari, quando ogni dissenso diventa una minaccia russa si finisce col ridicolizzare la sicurezza nazionale e blindare la delegittimazione del dissenso. Il rischio è che una categoria geopolitica diventi uno strumento per restringere il dibattito democratico italiano e allontanare ancora una volta la prospettiva della pace.

Italia, autunno 2026. Se cresce la tensione internazionale, è guerra ibrida. Se si diffondono notizie sgradite, è guerra ibrida. Se giovani e giovanissimi protestano contro le politiche autodistruttive del governo, è guerra ibrida. Se una parte dell'opinione pubblica contesta l'invio di armi all'Ucraina, mette in discussione le sanzioni contro Mosca o chiede di riaprire un canale diplomatico con il Cremlino, il sospetto di un'ingerenza straniera è sempre pronto a fare la sua comparsa.

Da Milano al Cremlino solo andata

Intervenendo a Roma al Defense Procurement Forum, Crosetto ha ricondotto alcuni recenti fatti avvenuti a Milano e in altre località italiane a una forma di guerra ibrida, indicando nei social network, in TikTok e in YouTube strumenti attraverso i quali forze ostili potrebbero influenzare i giovani e mettere in discussione i valori della società occidentale.

Nella stessa giornata, Zelensky ha sostenuto che anche l'Italia sarebbe vittima della guerra ibrida condotta dalla Russia attraverso campagne di disinformazione e tentativi di condizionare il dibattito pubblico.

Ma quali sono le prove specifiche che collegano i singoli fenomeni denunciati a una regia del Cremlino? Per dimostrare un'ingerenza occorrono elementi verificabili: reti di finanziamento, comunicazioni, infrastrutture informatiche, collegamenti operativi e prove che possano essere sottoposte a controllo indipendente. In assenza di questi elementi, l'attribuzione di responsabilità resta solo una provocazione accompagnata da fake news.

Il concetto di guerra ibrida non è un'invenzione recente e non riguarda soltanto la Russia. Indica, in termini generali, l'impiego coordinato di strumenti militari e non militari, convenzionali e non convenzionali, per conseguire obiettivi strategici.

Se tutto però può essere guerra ibrida, quasi nulla rimane fuori dal suo perimetro: l’informazione diventa un'arma, la discussione politica un territorio di caccia, la protesta un possibile strumento di destabilizzazione. E chi si oppone alle scelte del governo viene rappresentato non più come un interlocutore politico e sociale, ma come una componente inconsapevole o consapevole della strategia di una potenza straniera. Una simile deriva sarebbe pericolosa per qualsiasi democrazia, figuriamoci per l’Italia a sovranità limitata guidata dai (post) fascisti.

L'Italia di Crosetto e Meloni

Le dichiarazioni di Crosetto si inseriscono in un dibattito che, nelle ultime settimane, ha assunto toni sempre più accesi e persino surreali.

A settembre, il ministro aveva sostenuto che la Russia stesse provocando e mettendo alla prova i Paesi europei attraverso attacchi ibridi e fisici. Nel frattempo, esponenti del governo e commentatori hanno richiamato l'attenzione sul rischio di interferenze russe nella vita politica italiana, anche in vista delle prossime scadenze elettorali.

Il 22 settembre, per esempio, il direttore dell'agenzia Dire, Mario Sechi, aveva descritto l'Italia come un bersaglio strategico della guerra ibrida russa, collegando il tema al sostegno italiano all'Ucraina.

Il 14 ottobre, intervenendo in Parlamento in vista del Consiglio europeo, Giorgia Meloni ha ribadito il sostegno a Kiev e la necessità di mantenere la pressione su Mosca. La presidente del Consiglio ha inoltre definito rischiosa l'intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump, sostenendo che potesse indebolire la pressione internazionale sul Cremlino.

L’apice è raggiunto poi proprio dal ministro Crosetto che, in una intervista alla BBS, dichiara senza pudore che “La nostra opinione pubblica è nella maggioranza contraria agli aiuti all’Ucraina… Non si può cedere all’opinione pubblica, quando tu pensi che l’opinione pubblica stia sbagliando”.

Che in parole semplici, vere e popolari si può tradurre con: “Noi siamo il potere e voi non siete un cazzo”.

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