di Agata Iacono
Il mondo è più vuoto. Più cupo e buio. E meno ironico e intelligente.
Guido Salerno Aletta ci ha lasciati all’improvviso, e io non riesco a scrivere di lui.
Guido Salerno Aletta era editorialista e saggista per Milano Finanza e Teleborsa, consulente strategico e Direttore Generale della Fondazione Ugo Bordoni.
È praticamente impossibile sintetizzare la sua vita e il suo curriculum, perché si sovrappongono alla Storia della Repubblica Italiana — e non solo.
Mi incantavo ad ascoltare i suoi aneddoti che, sempre con eleganza e ironia, dipingevano l’inimmaginabile dietro le quinte della narrativa ufficiale.
Guido, infatti, è stato Consigliere del Senato, poi Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, Segretario Generale del Ministero delle Comunicazioni e Capo di Gabinetto del Ministro delle Poste e Comunicazioni.
Conosceva anche molto bene l’America Latina: è stato Vice Presidente di Telecom Argentina, Chief of Operations di Telecom Italia in Argentina, General Manager di Mediterranean Nautilus e, ancora, Direttore Generale della Fondazione Ugo Bordoni. Amava Cuba, per la quale era stato consulente governativo.
La sua capacità di analisi e di sintesi, affinata negli anni, e la sua particolare abilità di restare nell’ombra per osservare, maturata attraverso la discrezione e la diplomazia che i suoi incarichi esigevano, fanno di Guido Salerno Aletta un outsider dei nostri tempi.
Competente, umile, ironico, sempre disponibile, sapeva utilizzare tutti i mezzi di comunicazione giornalistici e social con la delicatezza e la sapienza di un vero Signore.
Critico nei confronti dell’Unione Europea, dei vincoli esterni che diventano interni, del Trattato di Maastricht (celebre un suo articolo: Ritorno a Maastricht ma in manette), e dell’impossibilità di esercitare la sovranità, scriveva editoriali, partecipava a interviste e pubblicava libri di analisi geopolitica ed economica, sempre con un linguaggio accessibile e un’impronta critica sul sistema.
Il suo recente libro è Non ci fidiamo più – Un nuovo ineluttabile futuro, senza Democrazia, Libertà, Stati
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-un_nuovo_ineluttabile_futuro_senza_democrazia_libert_stati__guido_salerno_aletta/47311_50274/#google_vignette
Nella recensione, Leo Essen scrive: “Si tratta di un libro straordinario che attraversa oltre un secolo di storia mondiale, con dati e numeri dettagliati. L’ho letto tutto d’un fiato, sottolineato e commentato, e lo terrò sempre a portata di mano, per quando avrò bisogno di chiarirmi le idee e capire chi siamo e cosa siamo diventati.”
Ne riporto un estratto:
“Nessun dissenso è ammesso, nessuna alternativa è possibile.”
Invece di segnare la Fine della Storia per il prevalere irreversibile del liberismo, la Globalizzazione non è durata neppure un decennio: la crisi americana del 2008 e il collasso dell’Eurozona sono stati determinati da debiti insostenibili e da squilibri internazionali mai corretti. Ora, mentre i G7+ si accingono a diventare debitori netti nei confronti del resto del mondo, i BRICS+ crescono e costruiscono sistemi alternativi. La guerra in Ucraina e i nuovi equilibri geopolitici impongono una rilettura dei processi storici che travalicano il Novecento, delle Rivoluzioni politiche e industriali. Per mantenere il potere globale, la reazione dell’Occidente di fronte alle sue stesse crisi è sistemica: come si decise negli anni Ottanta, con il Mercatismo, “There is no Alternative”. Il Nuovo
Ineluttabile Futuro che si sta costruendo è un assetto di potere post-democratico, che si autolegittima in quanto persegue il nostro stesso bene: impone una moralità assoluta, umana e ambientale, con vincoli insuperabili alle libertà e ai diritti.
Ogni anno, in primavera, Guido tornava nella sua Sicilia da Nizza, dove “svernava”.
Aveva una bellissima campagna che curava personalmente, orgoglioso del suo grano, delle sue viti, dei suoi noci, della sua frutta, del suo sacro boschetto, dove diceva di ritirarsi a meditare — sempre con quel sorriso furbo e birbante che non sapevi mai se prenderlo sul serio.
Aveva imparato a fare conserve e persino liquori.
Amava il silenzio della campagna, il buio stellato della notte, cucinare e sperimentare piatti di alta cucina, trascorrere le serate chiacchierando con gli amici che avevano l’onore di essere invitati.
Da lì, guardavamo un tramonto meraviglioso.
Il nostro, da anni, era un appuntamento fisso.
Lui arrivava verso maggio, io scendevo in Sicilia più tardi, in estate (noi diciamo “scendere”).
E parlavamo in dialetto, complici della nostra sicilianità.
Ultimamente gli avevano chiuso, o forse hackerato, il profilo Facebook, ma lui se la rideva: poteva leggerci restando invisibile...
L’ultima volta ci siamo scambiati gli auguri di buon anno.
Gli ho mandato, come facevamo spesso, la foto di un piatto di busiate di grano antico siciliano di un mulino che mi aveva fatto conoscere lui, invitandoci a cena a casa sua con il molinaro, con ragù di pesce e bottarga di tonno grattugiata — il segreto dei suoi piatti speciali.
E queste sono state le sue parole: “Cara Ghita, augurarsi Buon Anno è il meno che si possa fare, in questo torbido periodo, il cui tanfo appesta animi e cuori. Un abbraccio forte forte, Guido e Nadia.”
Siamo più soli.
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